Stipendi bassi, a km da casa, incertezza sul futuro: è la dura vita di docenti e ATA. Sindacati: “Stabilizzazione certa per i precari e indennità di trasferta”

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Balzano agli onori delle cronache storie di lavoratori della scuola che vivono di sacrifici, che a stento riescono a pagarsi l’affitto lontano dai propri cari o che sono costretti a farsi centinaia di chilometri ogni giorno pur di mantenere il posto a scuola.

A Orizzonte Scuola ieri la vicenda di Rocco, un collaboratore scolastico calabrese che vive e lavora a Modena, che non può permettersi nemmeno il “lusso” di avere un’auto, ma soprattutto di andare regolarmente a trovare la sua famiglia a Bovalino.

Ci sono docenti immobilizzati che spesso si ritrovano a pagare le spese di casa nella città dove lavorano al Nord e mandare i soldi nella casa dove stanno la famiglia, i figli, che vedono poche volte l’anno con i biglietti aerei alle stelle.

Precari supplenti docenti e ATA per lunghi anni. Sono le storie di tanti che scrivono alla nostra redazione e che vivono la scuola ogni giorno. Il problema, a ben guardare, non è solo il presente, e anche se lo fosse non sarebbe comunque normale. Si può essere disposti a fare qualche sacrificio per arrivare poi a una situazione migliore. Il vero problema è l’assenza della prospettiva futura.

Le vicende a cui fa riferimento non ci lasciano certo stupiti. Quando si parla di scuola, ci si indigna solo in occasione di casi eclatanti, ma purtroppo stiamo parlando di casi all’ordine del giorno. Sono anni che lo rivendichiamo durante tutte le riunioni e gli incontri che facciamo col ministero” commenta Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola Rua.

L’andamento degli stipendi – prosegue –non ha coperto l’aumento del costo della vita. Il trend degli ultimi anni (dati Istat) mostra che il personale della scuola non ha beneficiato, in termini di crescita delle retribuzioni, dei momenti di sviluppo, con un Paese a PIL crescente. Con il rallentamento del PIL, e attualmente, in assenza di rinnovo contrattuale, la situazione è diventata ancor più critica. Il rischio è che i nuclei familiari che finora erano poco sopra alla soglia di povertà vadano ad allargare la platea di coloro che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Il progresso delle retribuzioni e il passaggio a una ripresa sostenibile richiedono uno Stato centrale determinato“.

Tornando alle recenti vicende, ripeto, siamo di fronte ad un problema atavico. Ogni mattina – sottolinea D’Aprile –sono migliaia i lavoratori della scuola che percorrono centinaia di chilometri per svolgere il loro lavoro, la loro professione, la loro missione. Il precariato della scuola vanta dei numeri senza precedenti, va eliminato a tutti i costi, non solo per stabilizzare i colleghi interessati ma per garantire la continuità didattica agli alunni, cavallo di battaglia di tutte le forze politiche “in campagna elettorale”.

La risoluzione della piaga del precariato è una delle nostre rivendicazioni emersa in maniera decisa nel nostro ultimo congresso durante il quale abbiamo presentato uno studio sui costi da affrontare per stabilizzare 250 mila precari. La spesa totale ammonterebbe, circa, a 715 euro cadauno per stabilizzare ogni precario. Sono numerosi i precari oggi presenti nelle graduatorie esistenti che vantano, in alcuni casi, un’esperienza anche decennale la quale non dovrà essere dispersa. Per loro in recenti riunioni sull’argomento abbiamo suggerito al Ministero un percorso ad hoc per la stabilizzazione.
Per fare tutto ciò è necessaria una politica determinata che investa sulla scuola, sulla conoscenza, da sempre motori trainanti del nostro Paese” conclude il segretario generale della Uil Scuola.

Occorre un cambio di passo in termini di modelli di reclutamento del personale della scuola – afferma a Orizzonte Scuola Ivana Barbacci segretaria generale della Cisl Scuola. La comunità scolastica oggi risente di più schemi che sottopongono il personale a una serie di fragilità e incertezze e che non producono beneficio nemmeno al sistema scolastico. E’ necessario ricercare una stabilizzazione continua e permanente dei posti vacanti, liberi e disponibili, attraverso concorsi e selezioni, che sia costante nel tempo e con regole che non cambino ogni anno e che soprattutto siano aderenti al fabbisogno del territorio.
Per i docenti abbiamo quasi 100mila posti vacanti, mentre vengono messi in cattedra in maniera stabile massimo 25 mila persone l’anno” fa i conti.

“Se si rincorrono condizioni incerte, regole che cambiano ogni anno perché cambia il governo, si entra in un vortice per cui l’obiettivo si allontana sempre di più e contemporaneamente si produce disagio sociale. Bisogna pensare che siamo circa 1,2 milioni di lavoratori che intercettano 8 milioni di studenti e avere un insegnante precario su quattro crea incertezza a tutto il sistema. Serve una risposta immediata, non c’è più tempo. Bisogna trovare la soluzione che coniughi la qualità dei professionisti con la garanzia della stabilità del progetto professionale, che poi corrisponde al progetto di vita” conclude Barbacci.

Anief pensa a un’indennità di trasferta per i lavoratori che stanno lontano dalla propria regione. “In un comparto dove un posto su cinque è precario, i posti di lavoro si concentrano nel nord del Paese a forte flusso migratorio, diventa sempre più fondamentale garantire nei contratti una indennità di trasferta legata alla trasferta e all’erogazione dei buoni pasti come avvieni per i metalmeccanici, ad esempio” dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Ma per farlo, allo stato attuale, se il Governo non finanzia specifiche risorse e le assegna in uno specifico atto di indirizzo, qualsiasi modifica del contratto sarebbe bloccato dagli organi di vigilanza per mancata copertura finanziaria. Recentemente il legislatore ha disposto un assegno di mille euro per i docenti che insegnano nelle piccole isole e ha destinato 30 milioni di euro per favorire la continuità didattica, ma è sbagliato il fine e comunque insufficiente la copertura. Le richieste di mobilità del personale sono la conseguenza di uno stato di povertà salariare dovuto ai costi per vivere anni ed anni in trasferta. Basterebbe ristorare i lavoratori per il servizio prestato fuori la propria residenza come è giusto che sia” sottolinea Pacifico.

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