STEM, chi era costui? Riflessioni sulla scuola odierna

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Inviato da Pasquale Giannino – La domanda cruciale è questa: qual è la missione della scuola? Nonostante sia un nemico di Hegel, devo ammettere che soltanto la dialettica hegeliana potrebbe risolvere la contraddizione clamorosa che blocca oggi la scuola: inclusione e competizione.

Ovvero, tra le mete dell’inclusione – che rasentano talvolta i limiti del fanatismo (si veda il dibattito sulla gonna indossata in alcune scuole da alunni e professori maschi, contro gli stereotipi di genere) – e la vera sfida del secolo: quella tecnologica.

Attenzione, non parlo delle competenze che servono per usare i tablet, gli smartphone e le ormai diffusissime eBoard. Parlo della sfida che tutte le economie avanzate del pianeta devono affrontare, se vogliono sopravvivere nel mercato globale. Tale sfida include non solo i fronti tecnologici in senso stretto: intelligenza artificiale, internet of things, smart factory etc. Ma comprende anche il fronte energetico: l’esaurimento dei combustibili fossili e la cosiddetta transizione ecologica verso le energie alternative. In una sola parola: STEM.

I nostalgici di Gentile e gli amanti della cultura classica arricceranno il naso. Ma è questa la strada che anche la nostra vecchia scuola gentiliana ha ormai da tempo imboccato: rendere centrale l’insegnamento delle discipline STEM. Dall’inglese: Science, Technology, Engineering and Mathematics. Sono di parte? Ebbene sì, lo sono. Ma per un discorso che soltanto marginalmente riguarda la mia formazione matematica e ingegneristica. Lo sono perché le discipline STEM sono quelle che possono riempire di contenuto un concetto di cui, da anni, si parla invano nel mondo della scuola: lo sviluppo delle famose competenze.

Noi docenti ne abbiamo discusso per anni. Abbiamo riempito quintali di moduli, con l’ossessione delle competenze. Non ci dormivamo la notte. Parlare di conoscenza, a scuola, era peggio di una bestemmia. Quali conoscenze! Gli alunni devono sviluppare le competenze! Era diventato il mantra, l’ossessione di ogni consiglio di classe. Conosco insegnanti che sono finiti sul lettino dello psicoanalista per colpa delle competenze.

Ora forse, finalmente, dovrebbe essere un po’ più chiaro quali sono le competenze di cui avranno bisogno i nostri ragazzi: quelle necessarie al paese per affrontare la sfida tecnologica. E si spera che, da adulti, possano contribuire a vincerla. Ma non solo. Sono quelle necessarie a chiunque voglia tentare di comprendere la complessità del nostro tempo.

Per chiarezza, io sono molto attento alle critiche di quanti denunciano il pericolo di un asservimento della scuola al mondo della produzione capitalistica. Ma piaccia o no, con tutto il rispetto per la cultura classica, non sviluppare tali competenze vuol dire non avere strumenti culturali adeguati. Avere una cultura parziale, monca. Essere intellettualmente più poveri.

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