Stato di gravidanza: la comunicazione al datore di lavoro non è obbligatoria

di Lucrezia Di Dio

La Corte di Cassazione con la sentenza 13692 del 3 luglio 2015 ha deciso che è illegittimo licenziare una dipendente perché al momento dell’assunzione non ha informato il datore di lavoro di essere in gravidanza.

La Corte di Cassazione con la sentenza 13692 del 3 luglio 2015 ha deciso che è illegittimo licenziare una dipendente perché al momento dell’assunzione non ha informato il datore di lavoro di essere in gravidanza.

Secondo la legge 1204 del 1971 è nullo il licenziamento ai danni di una lavoratrice in stato di gravidanza ad iniziare dal periodo di gestazione e fino al compimento di un anno di vita del bambino. Anche se il datore di lavoro intima, quindi, il licenziamento il rapporto di lavoro deve considerarsi pendente lo stesso e qualora il datore di lavoro sia inadempiente è condannato a reintegrare la lavoratrice in servizio pagando i danni per il mancato guadagno.




Il divieto di licenziamento, riportato dall’articolo 2 della legge 1204/1971 comporta la nullità del licenziamento intimato a donne incinte dall’inizio della gestazione e fino all’anno di vita del bambino.

Per quanto riguarda il non aver comunicato, al momento dell’assunzione, lo stato di gravidanza, secondo la Corte di Cassazione non può essere considerata una giusta causa per il licenziamento poiché non costituisce una colpa grave della lavoratrice. Inoltre non sussiste nessun obbligo per la lavoratrice in stato di gravidanza di comunicarlo al datore di lavoro che sta per assumerla, è un obbligo che non può essere desunto dai canoni generali di buona fede (articoli 1175 e 1375 del codice civile) e praticare un simile obbligo vanificherebbe la tutela posta nei confronti delle lavoratrici madri e ostacolerebbe sempre secondo la Corto, l’attuazione della parità di trattamento sancito costituzionalmente.

 

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