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Stato disoccupazione e diritto alla Naspi: perchè non si perdono nello stesso modo?

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Lo stato di disoccupazione non corrisponde al diritto di continuare a fruire della Naspi: il disallineamento normativo portato dal Jobs Act.

Non sempre è facile interpretare la normativa. Per accedere alla Naspi è necessaria la disoccupazione involontaria ma il diritto all’indennità si mantiene, a volte, anche svolgendo lavoro autonomo o subordinato entro determinati limiti. Lo stesso non si può dire, invece, per lo stato di disoccupazione. Cerchiamo di chiarire il concetto rispondendo alla domanda di una nostra lettrice che ci scrive:

Gentilissima redazione, sono una donna nata nel 1964 ed ho 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni . Termino la Naspi (ottenuta da disoccupazione per licenziamento) nel mese di ottobre e con i contributi figurativi dell’indennità di disoccupazione arrivo ad avere 41 anni e 1 mese di contributi. Durante la Naspi ho accettato diverse supplenze che mi hanno permesso di mantenere lo stato di disoccupazione. Posso presentare domanda di pensione con quota 41 precoci o devo attendere di maturare i 41 anni e 10 mesi di contributi?

Stato di disoccupazione, Naspi e pensione precoci

Bisogna fare un distinguo tra stato di disoccupato e diritto alla Naspi. La quota 41, infatti, per avere diritto come disoccupati, richiede lo stato di disoccupazione a seguito di licenziamento e l’aver terminato di fruire dell’intera Naspi spettante da almeno 3 mesi (mantenendo lo status di disoccupazione).

Accettando le supplenze, purtroppo, ha fatto venire meno il suo stato di disoccupazione, pur mantenendo il diritto all’indennità di disoccupazione. Forse non è semplicissimo da capire perchè la normativa è stata cambiata dal Jobs Act del 2015 andando a disallineare il diritto di mantenimento dell’indennità dall’effettivo mantenimento dello status di disoccupazione.

Attualmente, grazie all’intervento normativo del Jobs Act del 2015, qualsiasi attività lavorativa fa venire meno lo stato di disoccupazione e qualsiasi sia la retribuzione ricevuta mentre per perdere la Naspi occorre avere una retribuzione superiore a 4800 euro per il lavoro autonomo e di 8145 euro per lavoro dipendente.

Per il diritto alla quota 41 è determinante non mantenere il diritto alla Naspi  ma mantenere lo stato di disoccupazione che con il contratto a termine stipulato con la scuola è venuto meno anche se, poi, ha continuato a percepire la Naspi.

Di fatto, quindi, non potrà accedere alla pensione con la quota 41 e dovrà attendere, per pensionarsi, di aver maturato almeno 41 anni e 10 mesi di contributi. Potrebbe accedere, comunque alla pensione con la quota 41 solo se rientra in uno degli altri profili tutelati (caregiver, invalido, gravoso o usurante) indipendentemente dalla perdita dello status di disoccupata.

 

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