Stato di emergenza prorogato fino al 31 dicembre, Casellati: “Sarà votato martedì in Parlamento”

Il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, annuncia che entro martedì sarà votato lo stato di emergenza che sarà prorogato fino al 31 dicembre. Lo stato di emergenza non vuole dire lockdown.

“Martedì ci sarà, in Parlamento, un voto su questo”, sullo Stato di emergenza, ha detto il Presidente del Senato, rispondendo al TG5 chiedeva dell’intenzione del governo di procedere alla proroga di sei mesi dello stato di emergenza per la diffusione del Covid 19.

In base a quanto si apprende, il voto dovrebbe arrivare al termine della relazione del ministro della Salute, Roberto Speranza, sul nuovo Dpcm, che dovrebbe contenere anche la proroga dello stato di emergenza.

Stato di emergenza sarà prorogato al 31 dicembre: cosa significa e quali sono le ripercussioni per la scuola

Il voto sulla proroga dello stato di emergenza “mi auguro che sia l’inizio di una democrazia compiuta, perché in Parlamento e al Senato siamo ormai gli invisibili della Costituzione”.

Stato di emergenza, cosa significa

Lo scopo della proroga dello stato di emergenza (che non significa lockdown) è consentire al governo di varare misure urgenti come i Dpcm senza passare per il Parlamento e per la Protezione Civile di acquistare mascherine o ciò che altro occorre bypassando procedure di gara o concorsi.

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Proprio giovedì il commissario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha annunciato che per aprire le scuole servirà acquistare dieci milioni di mascherine al giorno.  Non solo, potrebbe comportare, tra le altre cose, anche la proroga del ricorso allo smart-working. Dubbi anche sulle procedure concorsuali, in particolare per quella del concorso straordinario prevista per l’autunno.

Per passare dalle parole ai fatti, serve una nuova delibera del Consiglio dei ministri, dopo quella del 31 gennaio 2020, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 1° febbraio 2020 n. 26, che aveva dichiarato per sei mesi lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. Quando uno stato di emergenza ha termine, serve una ulteriore delibera del Consiglio dei ministri per prorogarla o per chiuderla, con un ritorno alla normalità e alle procedure ordinari. I numeri attuali, però, non lo consentono.

Lo stato di emergenza può essere dichiarato al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia. Può essere dichiarato anche in caso di gravi eventi all’estero nei quali la protezione civile italiana partecipa direttamente. Il Codice della Protezione Civile (Decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018), ridefinisce la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale, portandola a un massimo di 12 mesi, prorogabile di ulteriori 12 mesi.

Il Consiglio dei ministri può deliberare lo stato di emergenza nazionale, senza necessità di passare per il Parlamento, per gli eventi calamitosi di tipo C. In Italia, infatti, tali eventi sono classificati in 3 tipi in base a estensione, intensità e capacità di risposta del sistema di protezione civile: il tipo A prevede una direzione degli interventi a livello comunale, il tipo B a livello provinciale e regionale, il tipo C a livello nazionale. Lo stato di emergenza può essere dichiarato dal Consiglio dei ministri anche come misura preventiva, ovvero “al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia”. Può inoltre essere dichiarato in caso di “gravi eventi all’estero nei quali la Protezione civile italiana partecipa direttamente”. Allo scadere dello stato di emergenza viene emanata un’ordinanza “di chiusura”, che disciplina e regola il subentro dell’amministrazione competente in via ordinaria e quindi il ritorno alla normalità.

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