Statali. Anief: alla firma del contratto 220 euro nette di arretrati per il biennio 2016/17‎ e aumenti di 40 euro mensili dal 2018. Una miseria

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Anief – Le trattative per il rinnovo del Contratto nel pubblico impiego sono in corso d’opera e prosegue la stima di quello che sarà l’incremento degli stipendi.

A ricordarlo è oggi la rivista Orizzonte Scuola, confermando in pieno l’esiguità delle risorse messe a disposizione da Governo e Parlamento attraverso la Legge di Bilancio, il disegno di legge n. 2960, e documenti correlati.

Nell’articolo, tuttavia, si riporta una somma di arretrati, indicati dal “sole 24ore.com”, pari a 581 euro: in realtà, secondo l’Anief la cifra è ancora più bassa perché in base ai finanziamenti previsti dalla relazione tecnica al ddl, da suddividere per i 2,7 milioni di statali ai tassi registrati, si ferma a 468 euro.

A ben vedere, le somme sono pari ad un terzo di quelli spettanti, alla luce dell’aumento del costo della vita. Il contratto che si sarebbe dovuto firmare avrebbe dovuto prevedere aumenti dal 2018 di almeno 127 euro, considerato il tasso di inflazione programmata‎ registrato negli ultimi dieci anni. A cui aggiungere 2.654 euro netti di arretrati: considerando tutto questo, si tratta di un rimborso davvero ridicolo, senza contare che mancano le quattro mensilità del 2015. Per questo Anief diffida gli altri sindacati dalla firma e invita a inviare la diffida all’amministrazione e alla Ragioneria dello Stato per sbloccare l’Indennità di vacanza contrattuale.

“Un aumento di 30 centesimi al giorno – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – non si era mai visto, né tanto meno che qualcuno si potesse vantare di tale aliquota che verrà erogata agli statali per il biennio 2016/2017. E che dire dell’aumento giornaliero di 1,40 euro previsto nel 2018? Altro che recupero dell’inflazione. Forse al Ministero della Funzione Pubblica e nelle sedi delle più importanti confederazioni sindacali si aveva davanti il prospetto dell’economia di uno dei Paesi del Terzo mondo”.

“Perché in Italia – continua il sindacalista Anief-Cisal – con l’Intesa del‎ 30 novembre 2016 e in base a quanto riportato nella relazione tecnica di accompagnamento al disegno di legge di stabilità 2960, non si recupera neanche quell’indennità di vacanza contrattuale che per legge, in assenza della firma del contratto, doveva essere pari al 50% del tasso di inflazione programmata, quando nel settore privato nello stesso periodo si è assistito ad aumenti del 20% degli stipendi”.

“Per questi motivi, Anief – conclude il suo presidente nazionale – promette battaglia in tutte le sedi possibili: al di là della firma del contratto, senz’altro chiederà ai giudici di sbloccare dal 1° settembre 2015, come previsto dalla Corte Costituzionale, l’indennità di vacanza contrattuale. A tal proposito, invitiamo tutti i docenti e Ata beffati da questo contratto-miseria a diffidare da subito l’amministrazione scolastica, in modo da interrompere anche i ‎termini di prescrizione previsti dalla legge”.

In base ad uno studio Anief, che ha confrontato le risorse previste dalla Legge di Stabilità 2018 con il tasso di inflazione da recuperare, per il biennio 2016/2017 arriveranno solo 36 euro complessivi di aumento mensile lordo. Mentre per gli 85 lordo stato, applicando tutte le percentuali di tassazione, si arriva appena a 40 euro netti: quelli che, in media, ogni dipendente pubblico dovrebbe avere dal prossimo 1° gennaio, dopo quasi 10 anni di indegno blocco stipendiale.

Scarica il modello di diffida per ancorare almeno lo stipendio al 50% della spinta inflattiva, come previsto dall’articolo 36 della Costituzione per interrompere la prescrizione in attesa della sentenza della Consulta.

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