Stanco del fatto che gli insegnanti italiani debbano essere sottopagati, ma non mollo. Lettera

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Prof. Alessandro Giudice – Ecco il mio bilancio in merito alla costante condizione vessatoria e offensiva da parte dello stato italiano contro di noi docenti: dopo tutti questi anni di insegnamento vilipeso dallo stato, mi occorre affermare con sacrosanta ragione che io mi sono proprio stancato del fatto che noi insegnanti italiani dobbiamo essere sottopagati, peraltro a fronte di sprechi finanziari settoriali nazionali indicibili,  e dobbiamo sentirci in colpa come se noi lavorassimo mai abbastanza;

fatte le debite proporzioni, è come se un insegnante dicesse costantemente ad alunni studiosi e obbedienti che essi non si impegnano, e dunque, invece di riconoscere i loro meriti,  continuasse ad attribuire loro voti scadenti dando per scontato che essi, appunto, non lavorino abbastanza  (infatti poi queste dinamiche deteriori talvolta accadono veramente in certi casi di docenti frustrati, lo sappiamo, e alcuni colleghi imitano, forse anche inconsciamente,  proprio il comportamento che lo stato ha verso di noi insegnanti).

Come valutare e distinguere i lavativi  dai lavoratori è purtroppo un problema che si presenta in tutti i settori,  e non si risolve certo con un brandello di lardo  (detto “bonus per meritevoli”)  da spartirsi fra pari che si valutano reciprocamente :  soltanto uno stato criminale può istituire aberrazioni del genere.

Io mi sono altresì giustamente stancato del fatto che i miei colleghi italiani vadano avanti così nell’umiliazione istituzionale quotidiana, della quale peraltro un pò tutti poi risentiamo inevitabilmente, e vanno avanti, vanno avanti, vanno avanti, timorosi, alla cieca, come animali da soma (vedere Orwell), anzi, peggio, poichè gli animali da soma non hanno autocoscienza mentre invece noi esseri umani sì : siamo dunque noi incapaci di paralizzare pacificamente le scuole come si dovrebbe per legittima dignità di fronte ad uno stato mafioso?  Uno stato che però ha poi la faccia di parlare di  “istituzioni”  ai nostri studenti, ovvero a studenti i cui insegnanti siamo noi, proprio noi, ovvero i calpestati dallo stato stesso,  uno stato che condanna il bullismo mentre invece bullizza sistematicamente i docenti !

A me piace sempre ricordare ai miei studenti e a chiunque  il fatto che, per esempio, Gandhi oppure Thoreau non chiesero ad altri come reagire,  però una reazione  non-violenta   individuale contro uno stato oppressore era ed è dovuta.  E io credo in ciò che insegno: diversamente,  che docente sarei io?

Io baso la mia vita sulla mia coscienza :  io non posso/non devo/non voglio farne a meno.

Assodato che un individuo non deve per forza svolgere il medesimo mestiere tutta la vita (ad esempio, negli U.S.A. non è così), io ho iniziato ad insegnare nelle scuole nel 1989 e dopo tutti questi anni posso dire che io credo nell’importanza dell’insegnamento e che a me l’insegnamento piace (soprattutto quando ho buone classi di alunni, è onesto dirlo) però non alle indegne condizioni nelle quali mi ha sempre tenuto lo stato italiano ; non per questo io intendo rinunciare a questo mio lavoro a causa dello stato stesso, ovvero, io non voglio darla vinta allo stato che, incurante, vuole allontanarmi: io reagisco legittimamente, tengo duro e non mi licenzio. Lo stato non vuole essere mio rappresentante e quindi in effetti non mi rappresenta, dunque: che lo stato italiano vada al diavolo.

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