Stabilizzazione dei precari. Ci penserà anche l’Europa, siamo ottimisti

di Lalla
ipsef

red – Nel giorno in cui si parla di immissioni in ruolo (quelle aggiuntive su sostegno per il 2013/14) e quelle programmate per il 2014/15 non possiamo non ricordare che si è in attesa di una sentenza storica che potrebbe porre fine a decenni di precariato per il sistema scolastico italiano.

red – Nel giorno in cui si parla di immissioni in ruolo (quelle aggiuntive su sostegno per il 2013/14) e quelle programmate per il 2014/15 non possiamo non ricordare che si è in attesa di una sentenza storica che potrebbe porre fine a decenni di precariato per il sistema scolastico italiano.

In tutti questi anni l’Italia infatti avrebbe commesso una grave infrazione del diritto comunitario: in contrasto con la direttiva europea n.70 del 1999 sul contratto a tempo determinato e con quello che avviene in tutti gli altri Paesi dell’Unione, in vari settori del pubblico impiego come la scuola e la sanità ha permesso che venissero reiterati contratti a termine “successivi” di lunga durata senza trasformarli in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pur essendoci una legge ad hoc (cioè il decreto legislativo 368 del 2001, in particolare l’articolo 5) nata proprio per recepire le indicazioni della normativa comunitaria.

A dicembre 2013 la Corte di Giustizia ha emanato due nuovi provvedimenti che seppure non riguardino direttamente la scuola, costringerebbero l’Italia ad affrontare la questione dei contratti a termine.

Per la scuola la Corte potrebbe pronunciarsi entro luglio-settembre 2014. Dopo la sanzione della Corte di Giustizia europea, le cause torneranno in Italia e i giudici, ci spiega l’Avv. Michele Fortunato, che sta seguendo da vicino molti precari che hanno presentato il ricorso – potranno finalmente applicare l’articolo 5 comma 4 bis della legge 368/2001, oppure potranno prendere atto del fatto che non ci sono norme e condizioni per questa attuazione. Tendo comunque a escludere questa ipotesi, perché i risarcimenti civili sarebbero salatissimi, insostenibili per le casse dello Stato”.

Un contenzioso – ci dice Rossanno Sasso dell’UGL Scuola – che ha già visto migliaia di sentenze (poiché non appellate) passare in giudicato su tutto il territorio nazionale, provocando la stipula di contratti a tempo indeterminato per numerosi precari e oltre 500 milioni di euro tra risarcimento danno, differenze retributive e spese legali, numeri questi destinati a crescere dopo la sentenza prevista per luglio.

Per approfondimenti

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