Stabilizzare docenti precari, ora più di prima. Lettera

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Inviata da Ilaria Giuliano – Per la scuola italiana siamo oggi alla quarta settimana di sospensione didattica. L’emergenza del COVID 19 è ben lontana dall’essere superata.

Questa malattia, improvvisa e inaspettata, ci ha costretti nel giro di
pochissimi giorni a fare i conti con le nostre paure, a cambiare il nostro stile di vita, le nostre abitudini, e ci ha costretti ad aprire gli occhi sulle tante mancanze del sistema pubblico italiano, ma anche sulla sua
grande forza.

Medici e infermieri, per primi e in prima linea, hanno saputo fin da subito far fronte con prontezza e forza d’animo alla situazione, lavorando con spirito di abnegazione oltre i loro orari di lavoro, senza pause.

L’emergenza d’altra parte ha subito evidenziato le carenze del sistema sanitario nazionale dopo decenni di tagli che hanno ridotto all’osso il personale. Lo Stato e gli enti pubblici territoriali hanno risposto
immediatamente assumendo, dopo anni, senza concorso, medici, infermieri, OSS e tutte le figure necessarie. Perché la sanità italiana, che è uno dei sistemi migliori al mondo, pubblico e gratuito, funziona
solo se c’è gente che vi lavora. Senza personale muore.

Ma c’è un altro settore pubblico che da anni soffre di tagli di fondi e di mancate assunzioni. È il settore scolastico. Anche la scuola pubblica è un vanto del sistema nazionale: permette a tutti di avere un’istruzione di alto livello che consente l’accesso alle migliori università italiane e straniere. Questa scuola è retta in gran parte da personale precario: docenti abilitati non ancora assunti e precari storici che prestano servizio da anni nella scuola, convocati a settembre e licenziati a giugno, utilizzati per poco più di 9 mesi e rimandati a casa. Si calcola che per il prossimo anno scolastico il numero di precari nella scuola raggiungerà le 200.000 unità in tutta Italia.

In questa particolare situazione storica anche la scuola pubblica ha saputo rispondere con prontezza all’emergenza COVID-19 attivandosi per garantire fin da subito la prosecuzione, anche se a distanza, delle
attività didattiche, garantendo così una parvenza di normalità per i ragazzi che sicuramente sono tra le fasce che psicologicamente stanno accusando maggiormente la fatica della quarantena, pur rendendosi conto della necessità di rispettare le norme. Si sa quanto sia importante la dimensione sociale negli anni dell’adolescenza e quanto possa essere difficile passare intere giornate lontani dagli amici.

In questa situazione anche i docenti precari, con grande senso di responsabilità, con mezzi propri, senza poter usufruire di nessuna agevolazione (vedi il bonus docenti erogato solo al personale di ruolo) hanno risposto all’emergenza, continuando a lavorare incessantemente per garantire il funzionamento della scuola pubblica.

Senza i precari, la scuola pubblica affonderebbe, immediatamente.
Appare ora piuttosto paradossale che in questa situazione si continui a parlare di concorsi che dovranno stabilizzare chi da anni svolge questa professione con amore e passione. Che dovranno testare, per
l’ennesima volta, una miriade di competenze che quotidianamente si mettono in campo. Che dovrà valutare se l’insegnante è in grado di svolgere il proprio mestiere. È un po’ come mandare in sala operatoria un medico per anni e poi fargli fare un concorso per valutare se è in grado di operare: l’insegnante non salva vite, certo, ma salva anime e giovani.

Per questo ritengo che sia necessario, ora più di prima, chiedere a gran voce la stabilizzazione degli insegnanti precari senza passare per lunghi concorsi, ma con una procedura abilitante che tenga conto del grande servizio offerto negli anni, della loro formazione costante anche se non dichiarata e della necessita per la scuola pubblica, esattamente come è stato per il settore sanitario, di stabilità, solidità e, nel caso specifico dei ragazzi, di continuità didattica.

 

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