Squid game a scuola, lo psicopedagogista Rossi: “Parliamone utilizzando le storie e la cooperazione per stimolare un pensiero critico” [VIDEO]

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“Com’è possibile che una serie del genere diventi così famosa? Si tratta di una competizione, brutale. C’è un montepremi. E si è tutti contro tutti. Oggi gli insegnanti fanno un corpo a corpo con questi miti. Per smontare il paradigma Squid Game, con la società che ci vuole tutti contro tutti, allora dobbiamo puntare alla cooperazione”.

Lo ha detto Stefano Rossi, psicopedagogista, nel corso del suo intervento in diretta su OS TV del 15 dicembre.

L’incontro, che apre un ciclo di dirette legate dal tema “La Scuola ferita – Pensieri e strumenti per insegnare oggi“, ha analizzato l’effetto che un fenomeno come Squid Game sta avendo sulla scuola.

L’interrogativo di partenza è stato: trattandosi di una seria vietata ai minori di 14 anni, è giusto parlarne a scuola? “Bisogna fare un distinguo fra scuola primaria e secondaria. Come educatori, come proporre una riflessione, senza anche citare Squid game? Possiamo fare giocare i bambini al gioco della sedia, un gioco di competizione. Possiamo chiedere ai bimbi come si sente il vincitore e poi la stessa domanda farla a chi è stato eliminato. Ma si può passare a chiedere: questo è un gioco giusto o ingiusto?

Per Rossi si può pensare alla storia “su come parlare e riflettere su questi temi. Bisogna far pensare in merito alla competizione, ad esempio. La storia diventa, in questo caso, una contro-narrazione“.

Con i ragazzi della scuola secondaria, dice invece lo psicopedagogista, “si potrebbero lanciare domande ai ragazzi. Inutile incartarsi su Squid game sì o no. Dobbiamo puntare sulla cooperazione. Noi abbiamo bisogno di narrazioni differenti. L’utilizzo delle storie può essere quindi utile. Dobbiamo fare leva sulle differenze fra una discussione competitiva e una discussione cooperativa. Nel primo caso l’obiettivo è Squid game, ovvero sconfiggere l’altro. Nel secondo caso, si coopera per capire meglio il problema e arrivare alla verità“, ha spiegato Stefano Rossi.

 

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