Sport a scuola è necessario. Lettera

Lettera

inviata da Lorenzo Picunio – Bambini e bambine, ragazzi e ragazze hanno diritto a svolgere una attività sportiva (in senso lato, quindi comprendendo fra le attività anche la danza). E hanno diritto a suonare uno strumento musicale o cantare in un coro.

Sono nuovi bisogni, di tipo culturale, che aggiornano ciò che serve via via alle nuove generazioni e che nel resto d’Europa trovano spesso spazio all’interno della scuola.

Molti comuni italiani stipulano convenzioni con le associazioni sportive (le stesse, generalmente, che utilizzano le palestre in orario extrascolastico). Tali convenzioni impegnano gli allenatori ad un certo numero di lezioni con le classi, generalmente associate ad una forma di torneo cittadino. Ovvio che in questo le società trovano un proprio tornaconto in pubblicità; in cambio la società favorisce, rispetto al l’iscrizione alle proprie “normali” attività (non per il corso a scuola, che è gratuito, o con un contributo simbolico, per tutti) una politica “elastica” delle quote versate da alunni in situazioni di disagio economico.

È importante lo sport nella crescita di bambini e ragazzi di questa generazione. È importante a livello fisico, ed ogni bravo istruttore sa che non deve muoversi – specie nell’età della scuola primaria – tanto sulle abilità proprie del suo sport, quanto sugli schemi motori di base (correre, saltare, lanciare, rotolarsi, arrampicarsi, camminare, afferrare): questo significa avere cura sia dei movimenti propri di ognuno di essi, che della responsabilizzazione sulla gestione di tali movimenti a livello psicomotorio. E – aspetto fondamentale – sulla relazione fra i propri movimenti e quelli altrui.

Questa è una parte della dimensione sociale dell’educazione sportiva; l’altra parte importante è il rispetto delle persone e delle regole, l’accettazione della sconfitta, la valorizzazione della diversità, la prevalenza del significato di gioco sul risultato. Gioco e sport, gestiti bene sono sinonimi di accoglienza, accettazione del “diverso” (come dimostrano tante vicende dello sport italiano e internazionale); sono modalità di quell’educazione alla pace della quale di questi tempi il nostro pianeta ha tanto bisogno.

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