Spinta durante una gita: nessuna responsabilità al docente perché non è dimostrata la dinamica

La Corte di Cassazione (Sezione VI Civile, Ordinanza n. 19110 del 15/09/2020), confermando la decisione già resa nei primi due gradi di merito, ha rigettato la richiesta risarcitoria formulata verso il MIUR da un ragazzo rimasto danneggiato nel corso di una gita scolastica, a causa della spinta di un compagno. Nonostante il racconto del ragazzo, non si era raggiunta la prova sulla dinamica del sinistro. Per l’effetto, non avendo lo studente danneggiato provato il fatto a fondamento della domanda di risarcimento, non è risultata applicabile la responsabilità degli insegnanti ex art. 2048, c. II, c.c.

La spinta del compagno durante la gita

La giustizia civile, nei tre gradi di giudizio, ha respinto la domanda risarcitoria proposta da un ragazzo, nei confronti del MIUR, per i danni subiti nell’aprile 2007, in occasione di una gita scolastica, quali conseguenza del trauma subito, al braccio sinistro, per essere stato violentemente spinto da un compagno contro un sedile mentre si accingeva a scendere dall’autobus, per una sosta in un’area di servizio.

Nessuna responsabilità per culpa in vigilando se non si prova la dinamica

La difesa del ragazzo aveva invocato la responsabilità del personale docente dell’istituto tecnico per culpa in vigilando ex art. 2048 c.c. L’istruttoria svolta non aveva consentito di raggiungere la prova sulla dinamica del sinistro e, l’unica circostanza pacifica emersa nel giudizio, è stata che lo studente aveva riportato un danno nel mentre scendeva dall’autobus, pertanto, non avendo il danneggiato provato il fatto a fondamento della domanda, non è risultata applicabile la responsabilità ex art. 2048, c. II, c.c.

Non opera neppure la “responsabilità contrattuale”

La giustizia ha inoltre escluso che il fatto storico in questione possa, dal giudice d’ufficio, essere ascritto nell’alveo della responsabilità contrattuale, in virtù del vincolo negoziale che si instaura tra l’allievo e la scuola e che impone uno specifico dovere di sorveglianza sulla integrità e sicurezza dell’alunno, poiché, se è vero che la prova liberatoria dei soggetti obbligati alla sorveglianza dei minori, sia che si invochi la presunzione di responsabilità posta dal c. II dell’art. 2048 c.c., sia che si invochi la responsabilità contrattuale dell’art. 1218 c.c., non muta, è pur vero che nel caso di specie il fatto posto a fondamento della domanda risarcitoria, essendo stato individuato nel “fatto illecito del terzo”, non può ascriversi a responsabilità contrattuale della scuola, in quanto implicherebbe mutamento del fatto. Viene rammentato che l’art. 2048 e l’art. 1218 c.c. configurano due ipotesi di responsabilità alternative: il primo disciplina la responsabilità extracontrattuale, l’altro la responsabilità contrattuale e, inoltre, diversi sono i presupposti fattuali.

I limiti della “presunzione” di responsabilità

Dopo la pronuncia delle Sezioni Unite del 2002 (27/06/2002, n. 9346), la presunzione di responsabilità posta dall’art. 2048, II c. c.c., a carico dei precettori, trova applicazione limitatamente al danno cagionato ad un terzo dal fatto illecito dell’allievo nel tempo in cui è sottoposto alla loro vigilanza. La stessa non è, invece, invocabile al fine di ottenere il risarcimento del danno che l’allievo abbia, con la sua condotta, procurato a sé stesso. Lo schema di responsabilità extracontrattuale delineato dalla norma, secondo tale interpretazione, individua, pertanto, quale fatto costitutivo, il fatto illecito produttivo di danno commesso dall’allievo nel tempo in cui è sottoposto alla vigilanza, con la conseguenza che, secondo il generale criterio di riparto dell’onere probatorio (art. 2697 c.c.), incombe sul danneggiato, che intenda quella responsabilità far valere, l’onere di darne dimostrazione, non certo al convenuto (in questo caso il MIUR) quello di dimostrare che quel fatto costitutivo non si sia verificato. Inoltre, nel caso di specie, se l’evento dannoso sia cagionato da un terzo non sottoposto alla vigilanza dell’insegnante, questi non potrà esserne chiamato a rispondere ex art. 2048 c.c. Per converso l’identità o qualità del danneggiato non assume ruolo alcuno nella delimitazione dello schema di responsabilità: i maestri o precettori rispondono del danno cagionato dal fatto illecito del loro allievo nei confronti di qualsiasi danneggiato (il quale può, ovviamente, essere anche altro allievo sottoposto alla vigilanza, tuttavia trattasi di variabile non scriminante nella fattispecie legale).

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