SPID, scadenza a fine aprile: cosa accadrà? Tre possibili scenari

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Che finirà farà lo SPID? Il Dipartimento per l’Innovazione del governo è al lavoro per trovare una soluzione. L’esecutivo è preoccupato per la scadenza dei contratti dello Stato con i gestori dell’identità digitale, prevista per il 23 aprile.

Recentemente, il direttore generale di Agid, Francesco Paorici, ha incontrato le aziende coinvolte e ha discusso delle loro richieste per estendere il funzionamento del sistema fino al 30 giugno.

Il governo, secondo più fonti, non avrebbe alcuna intenzione di disperdere l’esperienza e il patrimonio innovativo del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), ma vi è la volontà di evolvere e migliorare i sistemi italiani di identità digitale, in linea con il quadro europeo di riferimento. Il processo di razionalizzazione delle identità digitali proseguirà pertanto in modo condiviso tra il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio, le istituzioni e gli stakeholder coinvolti, per il benessere dei cittadini.

C’è anche preoccupazione riguardo alla possibile migrazione da parte dei cittadini soddisfatti del servizio attuale, che potrebbero essere scettici riguardo all’idea di un cambiamento. Molti di loro potrebbero trovare il sistema della carta di identità elettronica più complesso da utilizzare, poiché richiede il possesso del documento fisico e, in alcuni casi, un dispositivo abilitato alla lettura.

Una recente indagine condotta da La Repubblica ha mostrato che gli utenti di Spid (che sono circa gli stessi di Cie) utilizzano il primo strumento 50 volte più frequentemente della carta di identità elettronica per accedere ai servizi online.

Non c’è alcuna intenzione, ribadisce il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, “di disperdere l’esperienza e il patrimonio innovativo dello Spid, ma la volontà di evolvere e migliorare i sistemi italiani di identità digitale, in linea con il quadro europeo di riferimento. Il processo di razionalizzazione delle identità digitali proseguirà pertanto in modo condiviso tra il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, i soggetti istituzionali e gli stakeholder coinvolti, nel migliore interesse dei cittadini”.

“L’obiettivo è di consentire a chiunque di poter custodire su uno smartphone tutti i documenti per relazionarsi con la PA ed essere riconosciuto” -, spiega il sottosegretario, sottolineando che “semplificare la vita ai cittadini e alle imprese è un obiettivo importante ma oggi con tre identità Digitali non è possibile“.

Tre possibili scenari

La scadenza delle convenzioni con i provider solleva alcune domande legittime sulla futura disponibilità del servizio.  Come riferisce Altroconsumo, allo stato attuale, vi sono tre possibili scenari per i prossimi mesi.

Il primo scenario è che il Governo trovi i fondi per soddisfare le richieste dei provider e le convenzioni vengano rinnovate, almeno fino a quando il Governo non deciderà di sostituire Spid con un unico strumento per l’accesso ai servizi della PA.

Il secondo scenario più probabile è una ulteriore proroga fino a giugno per negoziare le nuove condizioni economiche.

Infine, il terzo scenario, abbastanza improbabile, è che il servizio Spid cessi effettivamente il 23 aprile, e i cittadini potranno accedere a molti servizi della pubblica amministrazione solo tramite la Carta d’Identità Elettronica (Cie).

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