Spending review in VII commissione al Senato. Il dibattito

di
ipsef

red – Ieri in Senato si è parlato della conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini. Pittoni (LNP): tagliare le vere inefficienze, a partire dalla burocrazia ministeriale. Soliani (PD): preoccupazione per la riduzione delle risorse del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, pari a circa 6 miliardi di euro sino al 2015. Asciutti (PdL): risparmi non ancora sufficienti, tenuto conto delle perduranti difficoltà dell’eurozona

red – Ieri in Senato si è parlato della conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini. Pittoni (LNP): tagliare le vere inefficienze, a partire dalla burocrazia ministeriale. Soliani (PD): preoccupazione per la riduzione delle risorse del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, pari a circa 6 miliardi di euro sino al 2015. Asciutti (PdL): risparmi non ancora sufficienti, tenuto conto delle perduranti difficoltà dell’eurozona

Il resoconto

Nel dibattito prende la parola il senatore PITTONI (LNP), il quale evidenzia la distanza fra la risoluzione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa relativa all’applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali da parte dello Stato italiano che, nel segnalare i progressi e le criticità per quanto attiene la tutela delle 12 comunità linguistiche riconosciute dalla legge n. 482 del 1999, denuncia una tutela ancora insufficiente, e il provvedimento in esame che, all’articolo 14, comma 16, detta invece una norma interpretativa assai restrittiva in materia di organizzazione scolastica nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Dissente dunque vivamente delle scelte del Governo in carica che, oltre ad aver cospicuamente tagliato i fondi per il sostegno delle minoranze linguistiche, limita dette aree a quelle nelle quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera.
L’oratore si sofferma poi sulla motivazione di tale disposizione contenuta nella relazione tecnica, secondo cui alcune Regioni estendono il significato di specificità linguistica, e conseguentemente l’applicazione della summenzionata legge n. 482 sulle minoranze linguistiche storiche, anche a territori dove si parla in realtà un dialetto. Al riguardo, la relazione tecnica cita il friulano, l’occitano e il sardo. In tal modo, prosegue l’oratore, si distingue tuttavia in modo del tutto arbitrario tra le presunte lingue vere e i semplici dialetti, in spregio a quanto sostenuto da illustri linguisti e dalle autorità europee. Egli stigmatizza pertanto tale disposizione, che rappresenta a suo avviso un precedente pericoloso e inaccettabile tanto nella forma quanto nella sostanza, pur riguardando solo la posizione di 40 dirigenti scolastici. Dichiara perciò che il suo Gruppo presenterà un emendamento soppressivo, senza contare che, qualora esso non dovesse essere approvato, le Regioni promuoveranno di sicuro conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale.
Considerato il particolare momento che il Paese sta vivendo, sollecita piuttosto l’Esecutivo a tagliare le vere inefficienze, a partire dalla burocrazia ministeriale che ha prodotto una norma così errata. Richiamando nuovamente la risoluzione del Consiglio di Europa, coglie infine l’occasione per lamentare che i cittadini italiani non conoscano a fondo la pluralità linguistica presente nel territorio ed auspica il compimento del processo del federalismo fiscale, per ora purtroppo bloccato dal Governo, al fine di avvicinare i centri decisionali ai cittadini, quale espressione di democrazia.

La senatrice SOLIANI (PD) giudica positivamente la relazione del Presidente che ringrazia per l’approfondimento. Premette poi di essere favorevole ad una riduzione della spesa pubblica purchè ciò avvenga in maniera virtuosa e consenta al Paese di essere più sano e più giusto. Manifesta tuttavia preoccupazione per la riduzione delle risorse del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, pari a circa 6 miliardi di euro sino al 2015, sottolineando quanto la scuola sia colpita dal provvedimento.
Pur concordando con la necessità di eliminare organismi di fatto improduttivi, lamenta indi la soppressione del Comitato per i minori stranieri non accompagnati collocato presso il Ministero dell’interno, in quanto esso rappresenta l’unico presidio per contrastare la dispersione di tali ragazzi.
Afferma peraltro che le categorie più colpite dai tagli della spesa pubblica spesso accusano la politica di non saper compiere scelte oculate, mettendo in discussione la stessa credibilità della classe politica. Occorre invece a suo giudizio recuperare livelli di efficienza soprattutto per ridurre le disuguaglianze, assai aumentate in questo periodo. Ribadisce pertanto che la revisione della spesa può avere ricadute positive solo nella misura in cui vengono eliminati gli sprechi.
Dopo aver sottolineato negativamente il pesante definanziamento degli enti locali rispetto all’Amministrazione centrale, invita a tener conto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, che non possono essere considerate solo articolazioni periferiche del Dicastero. Manifesta poi perplessità circa la confluenza del Fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa nel Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, in quanto si rischia di perderne il valore e la finalizzazione, con un impoverimento del sistema.
Nel chiedere ragguagli circa gli effetti del provvedimento sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, condivide la spinta innovativa del ministro Profumo verso la dematerializzazione delle procedure e dei servizi, purché si garantisca l’uguaglianza di opportunità anche a coloro che non sono in grado di accedere alla rete.
Prende atto poi della riduzione degli insegnanti distaccati presso il Ministero degli affari esteri, dichiarando invece maggiori perplessità sulla diminuzione dei docenti all’estero, che garantiscono comunque la presenza italiana nel mondo.
Con riferimento al transito dei docenti inidonei nei ruoli ATA, rammenta che si tratta di insegnanti con problemi di salute, i quali hanno diritto a mantenere un posto di lavoro dignitoso. Circa il presunto aggravio per gli uffici amministrativi, invoca una utilizzazione razionale del personale, evitando una gestione "piatta" dei problemi. Sollecita pertanto un preciso indirizzo da parte del Dicastero.
Condivide inoltre l’esercizio di funzioni associate da parte dei comuni anche per quanto riguarda le scuole. Domanda invece maggiori chiarimenti circa l’abrogazione di alcune disposizioni della legge finanziaria 2007, che assegnavano 220 milioni annui alle istituzioni scolastiche.
Si augura indi che non vi siano tagli indifferenziati sugli enti di ricerca, tali da non consentire il prosieguo dell’attività, tanto più che gli istituiti vigilati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono penalizzati assai più che gli enti del settore agricolo.
In linea generale, ravvisa nel provvedimento un eccessivo centralismo, molta uniformità, nonché un incremento della burocratizzazione, tali da mettere a rischio l’intero patrimonio. Ciò testimonia ancora una volta la difficoltà della politica, tenuto conto che le scelte principali vengono compiute dal Ministero dell’economia e delle finanze.
Si interroga altresì sulle modalità con cui avverrà la liquidazione di Arcus, soffermandosi poi sulla Fondazione Centro sperimentale di cinematografia e sulla Cineteca nazionale. Concorda in proposito con le considerazioni del senatore Marcucci circa la perdita di autonomia del Centro di cinematografia, soggetto ora alla burocrazia ministeriale. Nel richiamare la notevole attività svolta dalla Cineteca di Bologna, paventa il rischio che l’Italia sia messa ai margini del mondo del cinema per effetto dei tagli e delle scelte compiuti in termini di gestione, come ad esempio per Cinecittà.
Avviandosi alla conclusione ritiene che l’attuale Esecutivo abbia perso parte del suo spessore culturale, atteso che non ha mostrato la giusta attenzione ai settori della conoscenza e del sapere, che devono essere difesi strenuamente dalla Commissione.
Quanto infine al tema affrontato dal senatore Pittoni, ritiene che si tratti di un problema di sensibilità culturale che dovrebbe essere anzitutto una priorità dell’Esecutivo.

Il senatore ASCIUTTI (PdL) rimarca come il provvedimento si riproponga di conseguire cospicui risparmi, che tuttavia non saranno ancora sufficienti, tenuto conto delle perduranti difficoltà dell’eurozona. Non può tuttavia non rilevarsi, prosegue, come la maggior parte dei tagli ivi disposta sia stata evidentemente escogitata dal Ministero dell’economia, senza la doverosa partecipazione delle Amministrazioni di settore. A titolo di esempio, cita l’invarianza delle risorse assegnate all’Istituto italiano di tecnologia (ITI), vigilato appunto dall’Economia, a fronte della consistente riduzione dei finanziamenti spettanti agli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Ancora una volta, osserva, si ricorre peraltro a tagli che colpiscono pressoché indiscriminatamente i diversi settori senza la dovuta selezione meritocratica. Per quanto riguarda l’università, ad esempio, è imposto un divieto generalizzato di turn over superiore al 20 per cento, che impoverirà drammaticamente gli atenei di docenti di ruolo. Sarebbe stato invece assai preferibile, a suo avviso, avere il coraggio di chiudere definitivamente le sedi inefficienti e consentire a quelle di eccellenza un contingente di assunzioni più sostanzioso.
Si dichiara poi poco scandalizzato dall’incremento delle tasse universitarie, che in altri Paesi avanzati, ricorda, sono assai più elevate che in Italia. Inoltre, condivide la scelta di distinguere la contribuzione degli studenti in corso rispetto a quella dei fuoricorso.
Deplora invece il definanziamento degli enti di ricerca, che non tiene conto dell’attività di valutazione in corso da parte dell’apposita Agenzia. Anche in questo caso, avrebbe preferito che la scelta fosse affidata al Ministro competente.
Dopo aver manifestato perplessità in ordine alla disciplina degli insegnanti in soprannumero, passa alle norme relative ai beni culturali, rilevando in primo luogo che esse producono nella maggior parte dei casi risparmi irrisori. Con specifico riferimento alla soppressione di Arcus S.p.A., prende atto della decisione governativa, ma lamenta che il personale con contratto a tempo indeterminato non venga adeguatamente tutelato. Anche alla luce delle garanzie offerte invece all’analogo personale della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia, di cui è assicurato il transito nei ruoli del Ministero, invoca pertanto uniformità di trattamento.
Nella consapevolezza che il Governo apporrà presumibilmente la questione di fiducia sul provvedimento, affida dunque ai responsabili dei Dicasteri di settore le predette considerazioni, augurandosi che ne facciano tesoro in vista della redazione del maxiemendamento.

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