Spending Review: continua l’accanimento sulla scuola e sui suoi lavoratori

Di Lalla
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Vito Meloni (Responsabile nazionale scuola PRC-SE) – Il testo definitivo del Decreto Legge sulla "spending review" fa giustizia dei comunicati rassicuranti del governo e rende chiara la profondità e la brutalità dell’ennesimo attacco alla scuola pubblica. Cambiano i governi ma il metodo rimane sempre uguale: tagliare per fare cassa, considerare l’istruzione non già una risorsa e un investimento ma unicamente un centro di spesa.

Vito Meloni (Responsabile nazionale scuola PRC-SE) – Il testo definitivo del Decreto Legge sulla "spending review" fa giustizia dei comunicati rassicuranti del governo e rende chiara la profondità e la brutalità dell’ennesimo attacco alla scuola pubblica. Cambiano i governi ma il metodo rimane sempre uguale: tagliare per fare cassa, considerare l’istruzione non già una risorsa e un investimento ma unicamente un centro di spesa.

Il tutto facendo strame della dignità professionale e persino umana dei lavoratori e infischiandosene dei danni alla qualità del sistema scolastico. Significativo è che la maggior parte delle disposizioni non sono altro che inasprimenti delle norme introdotte con la manovre del precedente governo con il quale, ancora una volta, si registra assoluta continuità politica.

Particolarmente odioso è il trattamento riservato ai docenti inidonei per motivi di salute e agli insegnanti di laboratorio trasferiti alcuni anni fa dagli Enti Locali allo Stato. I primi dovranno transitare obbligatoriamente nei ruoli degli assistenti amministrativi e tecnici, i secondi anche a quello dei collaboratori scolastici (bidelli). Si mortifica la professionalità di insegnanti che hanno solo avuto la sfortuna di ammalarsi o di essere coinvolti in processi di riorganizzazione del personale scolastico gestiti in modo pessimo e, allo stesso tempo, si arreca un danno irreversibile alle scuole che potevano contare sulla loro opera per il funzionamento delle biblioteche scolastiche o per progetti contro la dispersione scolastica. Senza contare la penalizzazione economica che colpirà questi lavoratori per effetto del sostanziale blocco delle loro retribuzioni per diversi anni.

Anche i docenti in esubero sono nel mirino del decreto. Invece di rimuovere le cause che hanno prodotto e continueranno a produrre gli esuberi – e cioè l’impoverimento del sistema scolastico determinato dalle controriforme Gelmini-Tremonti – si risolve
il problema impiegando questi docenti nelle supplenze, sia annuali che brevi, in ambito provinciale anche su insegnamenti per i quali sono privi di abilitazione. Tutti possono insegnare tutto, per decreto, basta possedere una laurea, non importa se conseguita decine di anni fa, come se l’insegnamento non richiedesse competenze specifiche conseguite attraverso percorsi dove si impara ad insegnare ciò che si dovrebbe conoscere.

Ma, come già si è visto, la qualità della formazione dei cittadini non interessa a questo governo, salvo tirarla fuori strumentalmente quando si tratta di proporre improbabili promozioni del "merito".

A pagare il conto di queste manovre scellerate saranno sempre i lavoratori più deboli, a cominciare dai docenti e ATA precari, per molti dei quali si prospetta la forse definitiva fuoriuscita dal settore, spesso dopo molti anni di servizio, nella sostanza il licenziamento.

Per la scuola pubblica servono nuovi investimenti, non ulteriori tagli. Si taglino invece le spese inutili e dannose, come le decine di miliardi destinate agli F35 e alle missioni di guerra e le centinaia di milioni regalate alle scuole private.

Indignarsi non basta, occorre reagire. Ogni giorno di più questo governo dimostra di non rappresenta la soluzione bensì la causa dell’aggravamento dei problemi del Paese. Prima lo si manda a casa meglio è.ì

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