Sostegno, Rapisarda: bisogna migliorare formazione dei docenti specializzati e non

di redazione
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Ad un anno esatto dall’emanazione della Riforma del sostegno, Orizzonte Scuola fa il punto della situazione con il Direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R. Gianluca Rapisarda.

A che punto siamo con l’attuazione della Delega sull’inclusione de La Buona Scuola?

“Le testimonianze dirette dei nostri ragazzi e dei loro genitori e la nostra quotidiana esperienza sul campo ci fanno purtroppo registrare il persistere delle solite annose carenze dell’attuale modello di inclusione. Mi riferisco innanzitutto alla scarsa formazione specifica dei docenti specializzati.”

E ciò da che cosa dipende?

“Tale punto di debolezza dell’odierno sistema inclusivo si spiega perché le modalità di arruolamento e di formazione iniziale degli insegnanti per il sostegno (disposte dal D. Lgs 59/17 e dal succitato Decreto legislativo 66 del 2017) entreranno a pieno regime solo a conclusione del nuovo percorso triennale FIT. Come dire che i benefici de La Buona Scuola, se ce ne saranno, si potranno avvertire almeno tra tre anni e che i reali ed urgenti bisogni educativi degli alunni con disabilità, nell’immediato, continueranno a non essere soddisfatti adeguatamente.”

Qual è l’attuale stato della formazione dei docenti per il sostegno?

“A causa di discutibili ciclici provvedimenti adottati dal Ministero nel corso degli ultimi anni nella sola logica dell’”emergenza” e della difesa di interessi “corporativi”, oggi, il 40% dei 120000 docenti per il sostegno risulta essere “in deroga”, con incarichi precari e spesso non specializzato, quando addirittura neanche abilitato.

Come si può ben comprendere, quest’elemento di forte criticità non depone di certo a favore della qualità del processo, costringendo circa l’8% (scuola primaria) e il 5% (scuola secondaria) delle famiglie italiane a “ricorrere” all’autorità giudiziaria per ottenere i loro diritti.”

Ritiene giusto che la qualità dell’inclusione debba dipendere dalle sentenze dei Tribunali?

”Il ricorso ai giudici da parte dei genitori degli studenti disabili, a mio parere, è senz’altro “sacrosanto”, ma sta rischiando di diventare “indiscriminato” a causa della pericolosa china del nostro modello di inclusione verso la delega al solo docente di sostegno, considerato ormai quasi “intoccabile”, indipendentemente dalle sue competenze.”

Come si spiega questo fenomeno della “delega” al solo insegnante di sostegno del processo di inclusione?

“Ciò è avvenuto perché, nel nostro Paese, in questi ultimi decenni, il Ministero non se l’è sentita di “rivoluzionare” il sistema, investendo su servizi alternativi di supporto.

L’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di “limitare” la sua attenzione soltanto sul docente di sostegno quale unico “garante” del processo di inclusione (la media nazionale si è ormai assestata sul rapporto di un docente ogni due alunni, come d’altra parte previsto dall’art 19 comma 11 della legge 111/11).”

E questo, cosa ha determinato?

“Lo stipendio medio di un docente di sostegno si aggira intorno a 1650 Euro. Dunque, conti alla mano, lo Stato italiano spende per il sostegno circa 2 miliardi e mezzo di Euro all’anno.

Con queste cifre, ci si aspetterebbe francamente molto di più.

Infatti, non mi sembra che tale massiccio intervento a favore del docente per il sostegno e non del “sostegno del contesto” abbia prodotto un elevamento della qualità del processo di inclusione degli studenti con disabilità.”

La Buona Scuola ha fatto qualcosa per frenare tutto ciò?

“Assolutamente no. Anzi, piuttosto che debellare tale “circolo vizioso”, la Delega sull’inclusione de La Buona Scuola continua ad insistere colpevolmente solo sulla centralità del docente di sostegno e a non garantire agli alunni con disabilità un sostegno “diffuso” in tutto il contesto, che è invece la logica che sta alla base dell’autentica cultura dell’inclusione. Prova ne è il fatto che lo stesso D. Lgs 66/17 ha inspiegabilmente “annullato” i CTS, ridimensionandoli ad “ectoplasmatiche” Scuole Polo, la cui struttura è ancora tutta da definire”.

Eppure il Decreto 66 del 2017 prevede una formazione “generalizzata” sull’inclusione. Non è vero?

“Già, tuttavia, sempre a conferma della mancata “responsabilizzazione” dell’intera comunità educante del processo d’inclusione, la formazione generalizzata di tutto il personale scolastico sulla didattica inclusiva prevista dall’art 13 del D. Lgs 66/17 pare non decollare in quanto, paradossalmente, esso non fa obbligo allo stesso personale di osservarla.

Senza dimenticare, infine, che il non più rinviabile riconoscimento del profilo dell’assistente alla comunicazione (che la Conferenza Stato-Regioni tarda ancora immotivatamente ad adottare) inficia ulteriormente una presa in carico “globale” da parte del contesto dei nostri ragazzi, compromettendo non poco la loro inclusione nella scuola “di tutti e di ciascuno.”

Le forze politiche che hanno vinto le elezioni del 4 marzo u.s., impegnate in questi giorni nelle consultazioni con il Presidente Mattarella, hanno dichiarato inequivocabilmente e senza se e senza ma di voler strappare e “rottamare” la Buona Scuola, definendola nefasta per il nostro sistema nazionale di istruzione. Qual è la sua opinione?

“Non so se ciò sarà fatto realmente da chi avrà a breve l’onore e l’onere di governare il nostro Paese. Tuttavia, anche qualora la Buona Scuola dovesse essere azzerata nel prossimo futuro, mandando in soffitta pure la sua Delega sull’inclusione, con molta umiltà, mi sento di poter suggerire all’Esecutivo che verrà che non servono innumerevoli riforme, nuovi acronimi e semplici cambi formali di nomi per migliorare lo stato del sostegno in Italia. E’ invece necessario ed indifferibile che questi interventi si trasformino e traducano in reali “buone prassi”, applicando finalmente nei fatti e non lasciando più “sulla carta” i civilissimi principi della nostra avanzata ed innovativa legislazione inclusiva.”

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