Sosteniamo il sostegno. Lettera

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Inviato da Stefania Conte – In questi giorni non si fa altro che parlare della necessità impellente di reclutare docenti di sostegno per riempire le cattedre a settembre. Ho letto che si potrebbe anche reclutare i docenti di posto comune per venire incontro alle priorità ed assicurare la presenza di più docenti.

Ma questa scelta, a mio avviso è da escludere!! Non si può improvvisare la professionalita nella specificità. Essere docenti di sostegno è una scelta , è una risposta ad una vocazione che deve nascere da una motivazione autentica, accompagnata da una formazione specifica.

Da venticinque anni sono docente di sostegno e conservo nel mio cuore memoriali e storie che di anno in anno mi hanno fatto crescere professionalmente ma soprattutto umanamente. Essere insegnante di sostegno presuppone una formazione che comprenda competenze psico pedagogiche e relazionali.

È necessario sapere entrare in empatia, sapersi mettere in ascolto per entrare delicatamente nella storia dell’ altro, per esplorarne l’ immenso mondo, per conoscerne le potenzialità, i punti forti e anche i punti deboli, per tirar fuori ciò che di più bello si può trarre per costruire benessere a 360 gradi.

Bisogna essere accoglienti, disposti a mettersi in discussione giornalmente, a rompere gli schemi rigidi precostituiti per imparare a reinventarsi nell’ ordinario e realizzare ciò che diventa straordinario.

Essere docente di sostegno significa essere disposti a realizzare un lavoro di rete, coinvolgere le famiglie sostenerle, comunicare con le altre figure specialistiche e cooperare con gli altri docenti alla realizzazione del progetto di vita di ogni alunno.

Significa favorire inclusione nel processo di crescita attraverso il confronto con i pari , realizzando momenti di tutoraggio, di circle_time, di drammatizzazione , di problema solving, di preparazione alla vita vera.

Essere insegnante di sostegno devi sentirlo dentro, devi provare il desiderio di abbracciare la storia per farne parte, per seguire il passo di chi incontri in questo percorso meraviglioso.

Ho tante storie da raccontare, tanti nomi da ricordare: Gabriele , che non riusciva a comunicare e stava spesso a terra per giocare con un fazzolettino di carta!

Come aiutarlo, come comunicare, come entrare nel suo mondo?

Solo quando mi misi a terra con lui a strisciare iniziò a considerarmi e da lì mi si aprì un varco: in quinta leggeva, scriveva e soprattutto i compagni avevano trovato una modalità originale per comunicare di volta in volta.

Ricordo Paolo, girava fra i banchi come fosse una trottola buttava tutto a terra e rideva senza apparente motivo. Vani i tentativi iniziali, ma attraverso una spugna che animai come fosse un burattino creai un personaggio che attirò la sua attenzione. Paolo piano piano mi fece entrare nel suo mondo che io con infinito amore scoprii e anche lui imparo a leggere, a scrivere e a realizzare se stesso anche con l aiuto dei compagni.

Ricordo Sofia, affetta da mutismo selettivo, quale chiave usare per aprire la porta del suo cuore?  Un progetto sul giornalino di classe fu la carta vincente, raccontare fatti di cronaca , scrivere articoli e lei un bel giorno raccontò e poi di nuovo racconto e racconto per l ennesima volta.

Ricordo Riccardo, un bambino con comportamenti problema di non facile gestione, ricordo la sofferenza dei genitori ma anche il meraviglioso lavoro di rete che si attuò. Ricordo di Michele che stava sempre alla finestra o di Gianluca che si procurava lividi e che piangeva. Ricordo dei tanti pugni presi, a volte dei calci o delle reazioni inaspettate ma tutto sempre abbracciato da noi docenti con infinito Amore.

Si non stupitevi della parola Amore, perché ho letto tanti libri, ho partecipato a tantissimi corsi di formazione ma tutti hanno essenzialmente un comune denominatore: l amore , quello vero, quello che scommette, quello che sostiene, quello che spera contro ogni speranza.

Perché vi racconto tutto questo?

Perché sono convinta che chi solo la scuola la vive può raccontarne l essenza vera e spingersi a fare proposte.

Interroghiamoci su forme di reclutamento serie che portino in cattedra chi ha voglia di spendersi, aggiungo con infinito Amore oltre che con competenza. Reclutate chi ne ha voglia di fare il docente di sostegno per scelta non per ripiego.

Oggi io continuo ad avere un sogno: passare alla scuola secondaria sul sostegno, eppure non basta la laurea, , i 24 CFU la specializzazione nel sostegno primaria dove sono di ruolo da tanti anni, aver svolto la funzione strumentale per la disabilità per anni. No non basta ci vuole altro TFA per il sostegno, altra abilitazione..e quindi addio sogno nel cassetto

Ma siccome io sono testarda e una grande guerriera non mi arrendo! Vi invito a riflettere anche su altre forme di reclutamento e se i titoli non vi bastano, favorite un passaggio di ruolo con percorsi abilitanti durante la anno.

Non vi ho convinto e allora discutete sui numeri ma non avrete favorito vera inclusione!!!! Io ci credo e voi?

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