Sostengo il sostegno: didattica a domicilio per i docenti, ovvero il diritto alla salute non è inviolabile per tutti

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Sostengo il sostegno – L’emendamento Sbrollini-Faraone sulla didattica domiciliare, nonostante il parere negativo del MEF, è stato approvato dal Senato ed è attualmente in esame alla Camera.

L’emendamento sembrerebbe ribadire un disposto già contenuto nella legislazione vigente, limitandosi solo ad introdurre misure atte a garantire la salvaguardia del lavoratore.

Questo il testo approvato:

“7-quater. Fino al termine dell’anno scolastico 2020/2021, nell’ambito delle azioni individuate dalle istituzioni scolastiche, in collaborazione con l’ufficio scolastico regionale, gli enti locali e le aziende sanitarie locali, per garantire il diritto all’istruzione alle bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti per i quali sia accertata l’impossibilità della frequenza scolastica di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, l’attività di istruzione domiciliare in presenza può essere programmata in riferimento a quanto previsto dal piano educativo individualizzato, presso il domicilio dell’alunno, qualora le famiglie ne facciano richiesta e ricorrano condizioni di contesto idonee a contemperare il diritto all’istruzione dell’alunno in istruzione domiciliare con l’impiego del personale già in servizio presso l’istituzione scolastica, anche nel rispetto delle misure idonee a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale di cui all’articolo 16, comma 2-bis, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, assicurando tutte le prescrizioni previste dalle disposizioni in materia di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19.”

Per comprendere le ragioni sottese all’iniziativa dei proponenti, occorre leggere la prima formulazione dello stesso:

“7-bis. Per i periodi di sospensione dell’attività didattica in presenza, le attività di istruzione domiciliare di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66 vengono attivate anche qualora gli studenti con disabilità che non possano seguire in autonomia le lezioni a distanza ne facciano richiesta. Per queste attività possono essere impiegati i docenti in possesso di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilita nel limite delle ore settimanali ad essi assegnate e se non impegnati in altra attività didattica.

7-ter. Nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, l’attività di cui al comma 7-bis costituisce criterio prioritario per l’attribuzione delle risorse utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico di cui all’articolo 1, comma 249, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, iscritte nel fondo di cui all’articolo 1, comma 126, della legge 13 luglio 2015, n. 107.”

Dalla lettura emerge dell’emendamento originario emerge che l’intento era e rimane quello di prevedere che nei periodi in cui viene attivata la didattica a distanza, per gli alunni certificati, in deroga, sia effettuata la didattica domiciliare.

Nell’originaria formulazione non si faceva nemmeno menzione a misure di tutela della salute del lavoratore, sintomo di quanto i diritti della categoria siano a cuore di chi si mostra al contrario così sensibile nei confronti del diritto all’istruzione degli alunni con disabilità.

Alla luce di questo, si chiede con forza di non approvare una proposta legislativa mirata ad erodere il diritto alla salute dei lavoratori, che non può trovare alcuna forma di contemperamento con altri pur rilevanti diritti. Seppur si comprende la richiesta dei genitori, i cui figli non riescono proficuamente a svolgere la didattica a distanza, la risposta non può passare dalla compressione dell’inviolabile diritto alla salute del lavoratore.

Se il quadro epidemiologico dovesse nuovamente costringere ad attuare la didattica a distanza per tutti, vietando ulteriormente a tutti di allontanarsi dal proprio domicilio per limitare le possibilità che il contagio si diffonda, poco senso ha prevedere siffatta deroga.

I docenti di sostegno sarebbero tenuti ad uscire dalle proprie abitazioni recandosi in luoghi non conosciuti e nei quali non sarebbe assicurato il rispetto delle norme igieniche necessarie, non potendosi accertarsi che le eventuali prescrizioni sanitarie siano effettivamente seguite. Realizzandosi peraltro anche una discriminazione tra i detti ed i docenti curriculari che invece potrebbero operare in distanza, senza doversi esporre ad un rischio di contagio.

In uno stato di pandemia, come si può pensare di garantire il lavoratore in un ambiente domiciliare nel quale, tra l’altro, dovrà operare con alunni con i quali non è sempre possibile mantenere la distanza di sicurezza (si pensi agli alunni con disabilità cognitive gravi) e per i quali non è nemmeno previsto l’obbligo dell’uso di DPI?

In questo senso è utile la lettura, tra le tante, di Cass. 836 del 19 gennaio 2016.

“Il datore di lavoro è obbligato a mente dell’art. 2087 c.c. ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro (nel caso di specie la violazione dell’obbligo di adottare misure di sicurezza legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, eccependo l’inadempimento altrui).”

Ci auguriamo, quindi, che i sindacati prendano una posizione netta sulla questione e che questa proposta non trovi approvazione.

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