Sostegno: vincolo di 5 anni ma Miur vuole ridurre i trasferimenti

di redazione
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Sul sostegno il Miur insiste sulla riduzione dei trasferimenti al posto comune, sindacati e docenti interessati dicono no. Ecco perché. 

La proposta del Miur sul sostegno

Il Miur propone ai sindacati di inserire nel nuovo Contratto di mobilità, valido per il prossimo triennio, una percentuale del 50% per il trasferimento da posto di sostegno a posto comune.

Il trasferimento, secondo l’attuale normativa, può essere richiesto dopo 5 anni di permanenza.

I docenti interessati hanno proposto numerosi ricorsi per chiedere di considerare ai fini del conteggio dei 5 anni anche il servizio preruolo. Ricorsi accolti in numerosi casi, ma il Miur non ha mai cambiato la normativa.

Il Miur ha comunicato che i trasferimenti sono un costo per l’erario (perché si creano in continuazione posti vuoti) e che nella situazione attuale, c’è la necessità di avere quanti più posti coperti.

Il no dei sindacati

All’incontro del 28 novembre tutti i sindacati hanno comunicato il parere negativo alla proposta.

E anche i docenti fanno sentire la loro voce.  I docenti del gruppo Facebook “Nessuno mi può vincolare” (7500 iscritti) scrivono

“La cronica carenza di insegnanti di sostegno e la mancanza di continuità didattica è imputabile, come sanno bene gli addetti ai lavori, al precariato che affligge tutt’ora il mondo della scuola e, soprattutto, al fatto che il MIUR non attiva ormai da molti anni gli appositi corsi di specializzazione e le relative assunzioni in ruolo, preferendo assegnare supplenze a docenti curricolari non specializzati e umiliando in modo sempre più palese la nostra professione (è prevedibile che sempre meno colleghi vorranno diventare insegnanti di sostegno, sapendo che l’inclusione nella maggior parte dei casi è mera utopia e che avranno meno libertà e diritti dei colleghi curricolari!).

Pensare di risolvere questo grave problema sulla pelle di chi, dopo aver svolto per molti anni (svariati pre-ruolo e cinque obbligatori di ruolo) tale professione in virtù di una specializzazione, vuole semplicemente operare un cambiamento professionale usando un altro titolo in proprio possesso, significherebbe aggiungere un’ulteriore ingiustizia alle tante che abbiamo dovuto subire e stiamo subendo in questi anni, sia come persone sia come professionisti insieme ai nostri ragazzi speciali.”

Prossimo incontro sulla mobilità è previsto per martedì 4 dicembre.

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