Sostegno, verso lo stop esonero per alunni con disabilità. Riunioni GLO in orario non coincidente con le lezioni. Le ultime ipotesi

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Lunedì 19 settembre è prevista una nuova riunione fra Ministero dell’Istrione e Osservatorio Permanente per l’inclusione scolastica. Al centro dell’incontro la definizione dell’intero impianto relativo al sostegno, dai modelli di PEI alla quantificazione delle ore per gli studenti con disabilità, alla luce delle vicende giudiziarie che hanno condizionato il decreto interministeriale 182/2020.

Dall’ultimo incontro avvenuto il 14 settembre, è emersa la volontà, da parte del Ministero, di lasciare intatto quasi del tutto l’impianto previsto in precedenza, apportando giusto alcune modifiche.

Come abbiamo già spiegato in precedenza, non sono previste novità sostanziali anche se bisogna porre attenzione ad alcune ipotesi che potrebbero finire nel testo finale che elaborerà il ministero.

Prima di tutto, in base alle informazioni raccolte da Orizzonte Scuola, la prima e forse notizia più importante più rilevante sarebbe lo stop all’esonero per gli studenti con disabilità, uno dei punti più contestati del decreto 182.

In base a quanto si apprende, verrebbe cancellata completamente la frase “l’alunno con disabilità è esonerato da alcune discipline di studio“.

La proposta del Ministero sarebbe quella di prevedere un’attività differenziata di tipo laboratoriale in sostituzione dell’esonero. A questo punto bisogna capire in cosa consisterebbe tale attività differenziata che potrebbe essere introdotta all’interno dell’impianto.

Sull’assegnazione delle ore di sostegno, come già evidenziato, non dovrebbe cambiare nulla. Dovrebbe seguire il range come già prevede il decreto interministeriale.

Si rileva, invece, un cambio di terminologia: si passerebbe da “debito di funzionamento” a “supporti al funzionamento“.

Nello specifico, per quanto riguarda la definizione delle modalità di assegnazione delle misure di sostegno, il GLO, sulla base del Profilo di Funzionamento individua le principali dimensioni interessate dal bisogno di supporto per l’alunno e le condizioni di contesto facilitanti, con la segnalazione dei relativi “supporti al funzionamento”.

C’è poi da segnalare, a proposito di cambi e correzioni, un passaggio relativo al GLO, il gruppo di lavoro per l’inclusione.

Secondo le indicazioni del decreto 182/2020, le riunioni del GLO si svolgono, salvo motivata necessità, in orario scolastico, in ore non coincidenti con l’orario di lezione. 

La nuova proposta ministeriale punta a cancellare “in orario scolastico”, lasciando invece in ore non coincidenti con l’orario di lezione.

Insomma, al momento sembra proprio che cambierebbe poco o nulla nella sostanza rispetto al contestassimo decreto 182/2020, che ha visto prima l’intervento del Tar Lazio e poi del Consiglio di Stato.

Il Tar aveva motivato in questo modo:

  1. sono state dettate norme generali innovative in materia di inclusione utilizzando lo strumento del Decreto anziché, come sarebbe dovuto avvenire, un regolamento, in osservanza delle norme procedimentali per la emanazione dei regolamenti;
  2. è stata prevista una composizione del GLO diversa da quella contemplata dalla normativa primaria;
  3. è stato previsto l’esonero di discipline per alcune categorie di studenti con disabilità.

Di conseguenza, il Ministero aveva emanato una nota con la quale dava indicazioni operative sugli adempimento alla luce della sentenza.

Il Consiglio di Stato con sentenza pubblicata il 26 Aprile precisa che il decreto non è idoneo a ledere interessi concreti e che l’impugnabilità dei contenuti del Decreto dovrà avvenire nel “concreto provvedere, nei singoli casi particolari, in attuazione o sulla base ed entro i limiti di norme antecedentemente poste.”

“Per riconoscere la diretta impugnabilità dell’atto – continua la sentenza – è dirimente la sussistenza di una lesione concreta ed attuale della situazione soggettiva dell’interessato che determini, a sua volta, la sussistenza di un interesse attuale all’impugnazione, altrimenti l’impugnativa dell’atto finirebbe per trasmodare in un controllo oggettivo sulla legittimità dell’atto generale, in contrasto con gli enunciati principi sulla natura personale, concreta e attuale dell’interesse per cui l’ordinamento accorda tutela.”

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