Sostegno, Valditara vuole collocare in pianta organica le cattedre “in deroga”. Anief: bene così, è vergognoso che gli alunni disabili debbano avere la metà dei docenti precari non specializzati

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“Dice bene oggi il ministro Giuseppe Valditara quando si dichiara pronto nei prossimi anni ad assorbire in organico di diritto i posti in deroga sul sostegno agli alunni con disabilità”.

Così replica Marcello Pacifico alle dichiarazioni odierne del ministro dell’Istruzione e del Merito sulla volontà di trasformare i posti ‘in deroga’ su sostegno (assegnabili solo a supplenza con scadenza 30 giugno) in cattedre di diritto, in particolare quando Valditara dice che “dovremo impegnarci nei prossimi anni per un piano di progressivo assorbimento di questi posti nella pianta organica, cosa che ci permetterà di utilizzarli per le nomine in ruolo riducendo ulteriormente il precariato”.

Secondo il presidente Anief questa linea che intende intraprendere il dicastero dell’Istruzione e del Merito “va nella giusta direzione della tutela dei diritti degli studenti e delle studentesse. Potrebbe rappresentare l’attesa svolta su un settore di insegnamento che con il passare degli anni ha visto moltiplicare il numero di cattedre libere ma collocate illegittimamente in organico di fatto per risparmiare due mesi di lavoro e non stabilizzare il personale. Ma è vergognoso, soprattutto per i nostri studenti con disabilità, che la metà degli insegnanti di sostegno debba oggi ancora essere supplente e spesso pure non specializzato. Il nostro sindacato – conclude il leader dell’Anier – riprenderà nei prossimi giorni l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’ per far attivare comunque tutti i posti richieste dalle scuole agli Uffici scolastici territoriali”.

Poiché in Italia almeno un docente di sostegno su tre non è specializzato, Anief ha preso le contromisure: i triennalisti esclusi dal TFA VIII ciclo possono ricorrere al Tar del Lazio per chiedere l’accesso diretto ai corsi senza passare per la selezione. Questi docenti devono avere prestato servizio su posto di sostegno per almeno tre anni negli ultimi cinque: il ricorso si propone di far accedere i docenti precari direttamente al corso universitario al di là della quota di riserva del 35% dei posti attivati previsto dal Decreto Interministeriale n. 691/2023 dopo lo svolgimento delle prove. È comunque necessario aver partecipato alle selezioni per l’accesso al TFA Sostegno dell’università di proprio interesse in attesa dell’esito del ricorso.

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