Sostegno, una classe di concorso ad hoc: la proposta fa discutere. Perché sì e perché no

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Sul tema della classe di concorso ad hoc per il sostegno si è da sempre creato un doppio fronte: i favorevoli e i contrari. Vediamo un pò alcune posizioni in merito.

Nel corso di una recente intervista rilasciata ad Orizzonte Scuola, ad esprimersi favorevolmente sulla creazione di una classe di concorso per il sostengo è stata Alessandra Locatelli, che da fine ottobre 2022 è il nuovo Ministro per la disabilità. 

“Penso sia necessario uno sguardo nuovo sul tema del sostegno che possa andare di pari passo con il momento storico di transizione che stiamo vivendo e per poter cogliere la potenza innovativa di una prospettiva in grado di mettere al centro i bisogni della persona e garantire ad ognuno servizi, misure e un accompagnamento dignitoso ad una vita autonoma, indipendente e partecipata”, ha detto il Ministro.

“Per fare questo salto di qualità – prosegue – serve immaginare il ruolo dell’insegnante di sostegno come specifico, indispensabile, importantissimo. Si tratta di investire risorse non solo per aumentare il numero degli insegnanti per il sostegno, per la formazione e per la continuità didattica, ma per avere personale qualificato e in grado di sostenere percorsi di carriera distinti”.

Infatti, “il primo pensiero è il benessere dei tanti bambini e ragazzi con disabilità che hanno il diritto di usufruire di un servizio svolto da personale dedicato e competente, che sappia essere facilitatore all’interno di una lezione e di ogni momento educativo e didattico, affinché tutte le altre figure possano concorrere al successo formativo di quell’alunno e della classe”. 

In origine, la creazione di una classe di concorso specifica per i docenti di sostegno è uno dei capisaldi della FISH.

L’associazione infatti chiede da tempo di “riprendere il confronto per l’istituzione di apposite classi di concorso per il sostegnorelative ai singoli gradi di istruzione, al fine di responsabilizzare i futuri insegnanti ad effettuare un’autentica scelta professionale, come avviene già per i docenti curricolari, assicurando anche in questo modo una stabile continuità didattica, laddove richiesto dalla famiglia”.

Nello specifico, secondo la FISH occorre istituire “quattro apposite classi di concorso per il sostegno per i docenti a tempo indeterminato e l’opportunità di delegare il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi entro un arco temporale di 18 mesi per regolamentare percorsi di carriera specifici e differenziati tra insegnati di sostegno ed insegnati curricolari“.

Fra i contrari alla proposta però si registra la posizione del CIIS, il Coordinamento insegnanti di sostegno che guidati da Evelina Chiocca, ritengono siano necessarie altre azioni ben più efficaci: “Una scelta coerente seria è quella di pensare di formare tutto il personale docente. Questa sarebbe la vera riforma del sistema scolastico inclusivo. Diversamente saremo ad attaccare le toppe”, ha detto Chiocca in una recente diretta su Orizzonte Scuola TV.

Si possono prendere due strade – spiega l’esperta – la prima è creare una classe di concorso specifica sul sostegno e la seconda sarebbe potenziare la cattedra mista“.

Nel primo caso, continua Chiocca – possiamo salutare l’esperienza inclusiva perchè ci saranno insegnanti deputati esclusivamente per gli alunni con disabilità che in qualche misura dovranno uscire  da quello che è un iter che prevede la corresponsabilità dei docenti. Indicazioni di questo tipo fanno vedere l’insegnante di sostegno come l’unico riferimento per la disabilità”.

La cattedra mista – prosegue – se trova attuazione nella scuola dell’infanzia e primaria, resterebbe bloccata alla secondaria, laddove i docenti in ruolo di fatto sono privi di abilitazione all’insegnamento. Da precari potrebbero insegnare su qualsiasi posto e su qualsiasi incarico da docenti di ruolo, invece, si fermano su posto di sostegno“.

A bocciare la separazione della carriera degli insegnanti di sostegno anche Ernesto Ciracì, presidente nazionale del MiSoS, secondo il quale la proposta “rappresenta una pericolosa inversione a U su tutto ciò che rappresenta l’inclusione e il fare scuola attraverso la didattica inclusiva“.

Secondo Ciracì, infatti, “la specializzazione sul sostegno invece è un valore aggiunto all’aspetto curriculare, il rischio della separazione di carriera sul sostegno ci conduce nella direzione di medicalizzazione, di eccesso di delega“.

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