Sostegno: tutti i docenti dovranno formarsi, anche i curriculari. Vediamo quando e con quali modalità

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Il decreto n. 66/2017, recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, dedica l’articolo 13 alla formazione in servizio del personale della scuola in materia di disabilità e di inclusione.

Il predetto articolo 13 rinvia al Piano nazionale per la formazione dei docenti nel triennio 2016-2019, che discende dal comma 124 della legge n. 107/2015 ed è stato adottato con il DM n. 797/2016.

Il Piano, come leggiamo nel D.lgs n. 66/17, garantisce le necessarie attività formative in materia. L’inclusione e la disabilità, infatti, costituiscono una delle priorità di formazione indicate nel Piano medesimo.

Le scuole, ai sensi del predetto decreto, nell’ambito della definizione del Piano di formazione di Istituto inserito nel PTOF, individuano le attività formative rivolte in particolare ai docenti delle classi in cui sono presenti alunni disabili.

Ricordiamo, in questa scheda, le carattteristiche delle azioni formative che possono essere attivate dalle istituzioni scolastiche, singolarmente o in rete (vedi i Piani di formazione di Ambito, che rispondono alle esigenze formative delle scuole facenti parte della Rete di Ambito), in materia di disabilità e inclusione, secondo quanto indicato nel Piano nazionale per la formazione dei docenti.

Il paragrafo 4.5 del Piano è dedicato alla priorità “Inclusione e Disabilità” e indica le attività formative da far svolgere ai diversi soggetti che partecipano al processo di inclusione dell’allievo disabile.

La formazione, leggiamo nel Piano, deve essere rivolta a tutti i docenti e non solo agli specializzati, in modo che l’inclusione diventi una “modalità “quotidiana” di gestione delle classi” e non sia delegata al solo docente di sostegno.

Le azioni formative, a livello di singola scuola, possono essere individuate (nel Piano leggiamo “è auspicabile”) collegialmente dal consiglio di classe o dall’intero team docente in tutte quelle classi che accolgono alunni con disabilità o altre difficoltà/disturbi di apprendimento.

Le attività di formazione, realizzate invece dalle scuole polo per l’inclusione, sono frutto della programmazione territoriale e del lavoro in rete svolto dalle istituzioni scolastiche.

Le attività formative, sia a livello di scuola singola che di rete, devono vertere su specifici contenuti, indicati dal Piano e definiti “contenuti chiave”:

scuola inclusiva (ambienti, relazioni, flessibilità); piano dell’inclusione (strategie e strumenti); autovalutazione, valutazione e miglioramento dell’inclusione nell’istituto;

corresponsabilità educativa; gestione della classe; leadership educativa per l’inclusione; classi inclusive; sostegno “diffuso”;

progetto di vita; progettazione individualizzata e personalizzata; valutazione degli apprendimenti e certificazione delle competenze degli alunni con disabilità; relazione tra progettazione e metodologie didattiche curriculari e sviluppo di competenze complementari sviluppate anche in orario extrascolastico che concorrono positivamente al percorso educativo complessivo;

tecnologie digitali per l’inclusione; didattiche collaborative, differenziazione didattica, misure compensative e dispensative;

ruolo delle figure specialistiche; ruolo del personale ATA; ruolo di altri soggetti del territorio appartenenti alla “comunità educante”.

Le azioni formative, leggiamo ancora nel Piano, vanno rivolte a:

  • referenti di istituto per il coordinamento delle azioni di integrazione nei piani inclusivi di scuola;
  • docenti di sostegno (nel triennio va assicurato un modulo specifico di approfondimento per tipologie di disabilità);
  • docenti curricolari (team e consigli di classe) per migliorare la programmazione di classe in presenza di allievi con disabilità, disturbi e difficoltà di apprendimento;
  • figure di supporto (mediatori, assistenti per la comunicazione, educatori, personale di collaborazione) per migliorare le capacità di progettazione integrata;
  • dirigenti scolastici;
  • personale ATA.

Nel Piano, infine, sono indicati sinteticamente i percorsi formativi da svolgere, i relativi destinatari e la relativa tempistica:

Come si legge nella tabella e come indicato nell’articolo 13 comma 3 del decreto n. 66/17, la formazione relativa all’inclusione e alla disabilità è rivolta anche al personale ATA, al fine di sviluppare, in coerenza con il profilo professionale, competenze organizzative, educativo-relazionali e sull’assistenza di base.

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 66

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