Sostegno. La separazione delle carriere è pericolosa se….

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di Salvatore Nocera –  Desidero ringraziare la prof Daniela Boscolo per le sue parole di stima nei miei confronti e per la pacatezza delle sue osservazioni critiche alla PdL .A.C. n. 2444 fish-fand sul miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica.

di Salvatore Nocera –  Desidero ringraziare la prof Daniela Boscolo per le sue parole di stima nei miei confronti e per la pacatezza delle sue osservazioni critiche alla PdL .A.C. n. 2444 fish-fand sul miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica.

Ho l’impressione che purtroppo il dibattito si sia in questi ultimi mesi concentrato esclusivamente sull’aspetto della separazione delle carriere del sostegno e dei docenti curricolari, senza guardare all’impostazione generale della PdL. Infatti la stessa prof Boscolo , all’inizio del suo intervento conviene con noi circa la bontà della previsione della nostra pdL dell’lobbligo di formazione iniziale ed in servizio dei futuri docenti sulle didattiche inclusive. Però poi tralascia questo aspetto per concentrarsi su quello della separazione delle carriere che lei ritiene, giustamente dal suo punto di vista, pericolosa. Ma il punto è proprio qui: occorre, per comprendere il senso della PdL, collegare la formazione dei docenti curricolari con la specializzazione dei docenti per il sostegno in modo da comprendere il senso della separazione delle carriere.

Concordiamo la professoressa ed io sulla necessità di abolire la delega che di fatto si è realizzata da parte di molti docenti curricolari, specie di scuola secondaria, ai soli docenti per il sosstegno. A mio avviso , che sono stato tra i primi a denunciare questo perverso fenomeno, tale delega è dovuta proprio all’assoluta mancanza di preparazione dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive, a causa della quale non sono in grado di trasmettere i loro apprendimenti disciplinari agli alunni con disabilità particolarmente gravi. D’altra parte a partire dal 1986, quando furono introdotte le specializzazioni polivalenti, i corsi di specializzazione hanno sempre meno curato le didattiche speciali per ciechi e sordi ( prima fortemente studiate nei corsi monovalenti ) e non hanno introdotto notevole attenzione alle didattiche speciali per nuovi alunni con disabilità che sempre più spesso si inserivano per integrarsi nelle scuole, come alunni con Sindrome di Down, di autismo, di disabilità intellettive gravi. Questo secondo fenomeno combinandosi col primo ha fatto si che molti alunni con disabilità venissero abbandonati sia dai docenti curricolari che da quelli per il sostegno; è comprensibile quindi perché alcuni genuitori abbiano preferito e preferiscano ai docenti per il sostegno assistenti per l’autonomia e la comunicazione, come tiflologi, interpreti gestuali per i sordi segnanti, comunicatori per i sordi oralisti, esperti ABA per gli autistici; questi , pur non avendo competenze didattiche, riescono a comunicare con gli alunni con particolari disabilità e riescono a trasmettere ( non insegnare ) qualcosa, tenendo così impegnati in certo modo gli alunni.

Sono pochi i docenti specializzati che, avvalendosi della loro abilitazione nelle discipline curricolari, hanno offerto risposte accettabili agli alunni con gravi disabilità come quelle indicate sopra. La maggioranza, anche se specializzata, non riesce a comunicare e quindi ad insegnare con questi alunni. A ciò si aggiunga quanto denunciato sia dalla Professoressa che da molti di noi e cioè la presenza di docenti assegnati al sostegno senza specializzazione ( perché mancano quelli specializzati ) e di docenti anche specializzati ma precari che non consentono una continuità didattica , importante specie per alunni con gtravi disabilità intellettive e relazionali.

A questo punto noi delle associazioni abbiamo cominciato a proporre delle soluzioni per superare questi gravissimi disagi ed abbiamo pensato che una possibile soluzione potesse trovarsi nel pretendere una formazione iniziale ed obbligatoria in servizio sulle didattiche inclusive da parte di tutti i futuri docenti curricolari, in modo da avere un minimo di limnguaggio comune coi colleghi specializzati e contemporaneamente un maggiore approfondimento , durante la specializzazione, delle didattiche speciali per saper comunicare didatticamente ( e non solo materialmente come possono fare gli assistenti ) con gli alunni con le disabilità più gravi.

Se si realizzano contemporaneamente queste due condizioni la soluzione ai guasti denunciati potrebbe avverarsi. Infatti i docenti curricolari dovrebbero indirizzare i propri insegnamenti anche agli alunni con disabilità della propria classe e questi insegnamenti potrebbero finalmente essere veicolati tramite i docenti specializzati che divengono così dei mediatori esperti nelle specifiche didattiche inclusive. Così, se per un versosono indispensabili i docenti curricolari detentori del sapere disciplinare, lo sono altrettanto i docenti specializzati profondi conoscitori delle didattiche speciali senza le quali i saperi non giungono agli alunni con disabilità più gravi.

Si obietta però che se tutti i docenti curricolari fossero contemporaneamente anche docenti specializzati e competenti nelle singole didattiche inclusive, i problemi sarebbero risolti. Però non è chi non veda come questa ipotesi, astrattamente ipotizzabile, cozza con la realtà. Infatti , se ancora, dopo tanti anni, non siamo riusciti a formare bene circa centomila docenti specializzati, vien da chiedersi come sarebbe possibile in breve tempo ( o anche in un tempo più lungo ) specializzare, non in modo general-generalista, circa ottocentomila docenti curricolari.

La soluzione che è stata realizzata sino ad oggi della cattedra di sostegno congiunta a quella curricolare, non ha risolto , per i motivi sopra detti, il problema; anche le quattro aree disciplinari inventate per le scuole superiori hanno lasciato più problemi aperti di quanti si sperava di risolvere. Infatti in ogni area disciplinare sono comprese numerose discipline curricolari; l’area tecnologica addirittura ne comprende oltre trenta. In tale ipotesi come si può avere la certezza che nominando un docente di quell’area si individui quello con l’abilitazione alla disciplina oggetto degli studi dell’alunno con disabilità?In più questa suddivisione in aree creava numerosi contenziosi tra docenti con punteggi minori che venivano preferiti ad altri di altre aree con punteggi maggiori perché ritenuti più idonei per la loro area, che troppo spesso veniva assegnata senza fondate argomentazioni didattiche.A ciò si aggiungano gli abusi dell’utilizzo strumentale della specializzazione che anche la Professoressa riconosce.Infine le aree favorivano la presenza di più docenti per il sostegno attorno allo stesso alunno, con gravi complicazioni psicologiche specie per gli alunni con gravi disabilità intellettive e relazionali.

Come si vede la materia è assai complessa e le soluzioni non sono agevoli. Noi ne abbiamo prospettata una; altri, come la Professoressa Boscolo, ianes, il comitato dei docenti bisvalenti etc, altre.

La Professoressa osserva che la separazione delle carriere è pericolosa; noi delle associazioni riteniamo che lo sarebbe se non vi fosse la contemporanea formazione iniziale ed obbligatoria in servizio sulle didattiche inclusive da parte dei docenti curricolari. Inoltre, nelle scuole secondarie manca attualmente qualunque possibilità di programmazione dei consigli di classe, come avviene nelle scuole primarie.

Proprio per facilitare il dialogo didattico tra docenti curricolari e quelli specializzati per il sostegno con particolari approfondimenti nelle più importanti didattiche inclusive, la nostra PdL prevede anche nelle scuole secondarie l’obbligo di alcune ore mensili di programmazione dei singoli consigli di classe.

La nostra proposta infine con la separazione delle carriere, oltre che instaurare fin dall’inizio degli studi universitari, una scelta professionale certa come avviene per tutti i docenti, favorisce la continuità didattica almeno per i docenti specializzati, che è assai importante specie per gli alunni con disabilità intellettive e relazionali che sono oltre il 75% di tutti gli alunni con disabilità presenti nelle scuole comuni.

Inoltre con la separazione delle carriere i docenti specializzati non diverrebbero una protesi a vita ( come talora capita ora con la delega ) degli alunni con disabilità, poiché dovranno occuparsi della loro inclusione coi compagni della classe e quindi non saranno trasformati in una coppia fissa ma rimangono aperti al dialogo didattico con tutti gli alunni che, ai sensi degli art 2,4 e 6 del dpr n. 122/09, valutano circa i livelli di inclusione raggiunti come stabiliti dall’art 12 comma 5 l.n. 104/92, espressamente richiamato dal dpr citato.

Sarà invece assai importante, se venisse accolta la nostra proposta, che le associazioni dei docenti di pedagogia e didattica riescano a formulare ottimi contenuti dei moduli formativi per la formazione iniziale di tutti i futuri docenti, per la nuova specializzazione dei docenti per il sostegno e dei corsi ricorrenti di aggiornamento obbligatorio in servizio per tutti i docenti con particolare attenzione agli alunni con disabilità che di anno in anno si troveranno nella propria classe.

E’ vero che i docenti per il sostegno sono assegnati alla classe; ma lo è nella misura in cui essi sappiano includere gli alunni con disabilità in essa, cioè a farli interloquire coi docenti curricolari e dialogare coi compagni; attualmente non sempre ciò avviene; anzi avviene sempre più raramente.

Sarebbe pure importante che, in caso di approvazione della nostra proposta, migliorata con l’apporto di chiunque, gli attuali docenti specializzati vogliano accettare di entrare nei ruoli per il sostegno separati dalle cattedre curricolari, cosa che di fatto già molti fanno, anche senza ruoli appositi, perché ciò garantirebbe una valida continuità professionale ed un esempio per i nuovi.

Con questo mio scritto non ho l’intenzione e tanto meno la pretesa di voler convincere i critici della nostra PdL della sua bontà; mi sono sforzato di chiarire il perché delle nostre posizioni, dal momento che circolano molte informazioni errate.

Ringrazio la prof Boscolo per avermi offerto, tramite Orizzontescuola l’opportunità di chiarire il mio pensiero che, ovviamente, è liberamente discutibile.

Pericoloso imporre una scelta drastica tra l'essere docente curricolare o di sostegno

 

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