Sostegno, missione per docenti e non una scalata al ruolo. Lettera

di redazione
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Inviato da Maria Grazia Liguori – Sono la mamma di una bambina di Pescara diversamente abile a causa di una malattia rara e “tutelata” dalla legge 104 sulla disabilità, art.3, comma 3.

Ho messo tra virgolette la parola tutelata perché mi sembra che, nonostante l’encomiabile intenzione della norma giuridica, in effetti non ci sia corrispondenza con uno stato reale.

Ho letto stamattina la sua lettera alla redazione di OrizzonteScuola.it e mi sono sentita svilita. Svilita perché, se non sono gli insegnanti in primis a voler difendere il diritto allo studio e a voler cambiare una legge buona solo nelle intenzioni, allora il lavoro di noi genitori di ragazzi diversamente abili sarà immane e senza l’appoggio auspicato.

La mia bambina ha cambiato 5 insegnanti di sostegno in 4 anni, in barba al diritto alla continuità didattica. Non sempre gli insegnanti avuti, nonostante la buona volontà, avevano la preparazione necessaria per affrontare casi “non normali”, diciamo così.

L’insegnante, che ha accettato ora (cioè 10 giorni fa, dopo due mesi dall’inizio dell’anno scolastico) di supplire la collega di ruolo in malattia, affiancherà mia figlia fino alle vacanze di Natale.

La durata della supplenza è stata la motivazione per cui altri insegnanti in graduatoria, contattati prima di lei, hanno rifiutato, ambendo a una supplenza più lunga. L’insegnante di ruolo, inoltre, potrebbe anche decidere di non rientrare dopo la malattia e potrebbe comunicarlo anche in extremis. In questo caso, passerà altro tempo perché mia figlia sia di nuovo affiancata da un altro insegnante.

Ora mi chiedo: in cosa consiste il Diritto allo Studio? Unicamente nella tutela del lavoro degli insegnanti?

Esistono diritti sacrosanti. Il diritto alla vita, alla salute, alla maternità, al lavoro, alla libertà di pensiero e di scelta.

Ma cosa succede se il rispetto di uno di questi diritti va a ledere un altro diritto fondamentale?

Penso che buchi legislativi, all’interno delle norme che dovrebbero garantire il diritto allo studio, all’inclusione, alla continuità didattica, stiano compromettendo il percorso scolastico dei molti studenti disabili che, in questo momento, non hanno accanto una figura fondamentale.

Lei dice che si sente vittima di un sistema. Io penso anche che l’insegnante di sostegno non sia un semplice insegnante, che debba avere qualifiche speciali, che debba attenersi a un’etica professionale consona al tipo di opera che presta, che non si possa ricoprire questo ruolo per scalare le graduatorie. Penso che la figura dell’insegnante di sostegno sia molto vicina a quella del medico: che fiducia potremmo avere verso un cardio-chirurgo che, di punto in bianco, decida di fare il neuro-chirurgo?

Per non parlare dell’aspetto emotivo della questione: come spiego a una bambina che l’insegnante, che ha visto per alcuni giorni e al quale si era già affezionata, è andato via per questioni burocratiche? Come le spiego che la scuola per lei è assistere alle lezioni che, nonostante la buona volontà delle maestre, coinvolgono solo i suoi compagni di classe?

Tutto questo è avvilente.

Gentile Prof.ssa Dagna, mi spiace che non si senta realizzata. Ma dovremmo ricordarci tutti che la scuola esiste perché esistono i ragazzi e che loro sono i protagonisti e i destinatari di questa istituzione. E se le leggi che regolamentano la vita scolastica di alunni più in difficoltà hanno delle voragini legislative che, alla fine, non li mettono al primo posto, allora sono queste leggi che vanno modificate. E spero che siano in primis gli insegnanti ad aver voglia e passione per mettere mano a una legge che, nonostante i buoni propositi, genera profonde e dolorose iniquità.

Non so se questa mia lettera sarà mai pubblicata, ma spero che, comunque, possa esserLe recapitata.

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