Sostegno, l’Istat certifica il boom di ricorsi in tribunale delle famiglie per ottenere le ore di didattica specializzata negate dallo Stato

di redazione
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Anief – Il sostegno agli alunni disabili è sempre più costellato dai ricorsi delle famiglie: nella scuola primaria, oramai, una famiglia ogni dieci ricorrere al giudice per far valere le ore di sostegno negate al figlio.

Ciò avviene perché è diventata una pessima costante la mancata assegnazione, da parte degli uffici scolastici, del fabbisogno di ore stabilito dall’equipe medica pubblica: a registrare questa cattiva prassi, che si somma a quella dell’alto numero di docenti di sostegno che ogni anno cambiano scuola, costringendo quasi un alunno su due della primaria ad avere ogni 12 mesi un nuovo insegnante, è stato l’Istat, attraverso un dettagliato report pubblicato in queste ore, specifico sull’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Secondo le stime dell’Istituto nazionale di statistica, corrisponde infatti al 16,8% la percentuale di alunni con disabilità della scuola primaria che ha cambiato insegnante per il sostegno nel corso dell’anno scolastico; il numero sale a 17,4% per gli alunni con disabilità della scuola secondaria di primo grado. Ma le percentuali aumentano drasticamente se si analizzano i cambiamenti di insegnante per il sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado.

Nel report annuale si evidenzia che circa il 9% delle famiglie di alunni con disabilità della scuola primaria e il 5% della secondaria di primo grado hanno presentato negli anni un ricorso per ottenere l’aumento delle ore di sostegno: l’impugnazione è stata rivolta al Tribunale civile o al Tribunale amministrativo regionale e ha riguardato il 6,7% delle famiglie degli alunni della scuola primaria e il 4,7% di quelle della scuola secondaria di primo grado. A dispetto delle norme nazionali, per entrambi gli ordini scolastici nelle regioni del Mezzogiorno la quota delle famiglie che ha fatto un ricorso è circa il doppio rispetto a quella delle regioni del Nord.

Lo studio si è anche soffermato sulla quantità di docenti specializzati: fino alla terza media compresa, gli insegnanti di sostegno sono più di 88 mila (+6 mila) e la stima rileva un rapporto leggermente inferiore a 1 insegnante ogni 2 alunni con disabilità. Nelle regioni del Mezzogiorno si registra il maggior numero di ore medie di sostegno settimanali assegnate: gli alunni non autonomi possano contare su circa 12,5 ore settimanali di assistente ad personam nelle scuole primarie e circa 11,5 ore in quelle secondarie. Nel Mezzogiorno tale aiuto si riduce drasticamente con un gap.

La mancanza di ore e di docenti è stata certificata nell’anno scolastico 2016/17, in cui gli alunni con disabilità sono stati circa 90 mila nella scuola primaria (pari al 3% del totale degli iscritti) e 69 mila nella scuola secondaria di I grado (il 4% del totale): in tutto, circa 3 mila in più rispetto all’anno precedente. Se si considera anche la secondaria di secondo grado, i numeri diventano impressionanti: oggi, sono iscritti ad un corso di studi della scuola pubblica circa 280mila alunni, quasi il doppio dei 160mila del 2006. Eppure l’organico di diritto è bloccato al 70% del fabbisogno. E il tentativo di bloccare i posti in deroga è stata bocciata dalla Consulta nel 2010.

“La verità – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è che oggi più che mai il diritto all’istruzione rimane ad appannaggio dei tribunali. Lo sa bene l’Anief che con l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’ ha permesso a tanti alunni di ottenere quel sostegno che nessuno voleva dare loro. Tutto ha avuto origine con la Legge 449/1997 (art. 40), introdotta come provvisoria dei posti in deroga su sostegno, da assegnare con contratto a tempo determinato per garantire il diritto allo studio degli studenti con disabilità, ma poi reiterata nel tempo per meri motivi economici: la norma transitoria è stata infatti riproposta nel 2007, sancita nel 2010 e ribadita dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza con la Legge 128/2013 che ha portato a 90mila le unità di organico, imponendo però sempre la copertura del 30% dei posti di sostegno liberi con supplenze 30 giugno, dunque non disponibili né per i trasferimenti né tantomeno per le immissioni in ruolo”.

In questi anni, la mossa ostruzionistica è stata utile a far risparmiare lo Stato, ad iniziare dai mesi estivi non assegnati fino agli scatti stipendiali: nella cinica logica dello Stato, infatti, conviene tenere sotto scacco un insegnante specializzato per 10 mesi l’anno con lo stipendio bloccato piuttosto che per 13 mensilità e gli incrementi previsti solo per quelli di ruolo”.

“Il risultato di questo stato di cose – continua Pacifico – è che oggi l’organico dei docenti di sostegno è di oltre 140 mila docenti, ma più di 40 mila cattedre sempre in deroga: sono queste le ‘forze’ con cui i 280mila alunni con disabilità o problemi di apprendimento dovrebbero vedersi garantito il loro diritto allo studio. E nemmeno il decreto legislativo 66 della Legge 107/2015, applicativo della riforma della Buona Scuola, fa giustizia: basti pensare che costringe le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza della diagnosi attuali. Come se i criteri nazionali, adottati per la certificazione della funzionalità, non fossero già in linea con quelli internazionali”.

Tra i tantissimi casi di ore assegnate dal giudice, Anief ricorda quello, recente, dei giudici che a Palermo hanno imposto un decreto d’urgenza per attuare il pieno rispetto del diritto all’istruzione e all’inclusione dell’alunno disabile e l’immediata attribuzione del docente di sostegno per l’intero monte ore necessario: in tale occasione, il giudice ha disposto di “intervenire tempestivamente rimuovendo il pregiudizio con attribuzione fin da subito di un insegnante di sostegno per il numero massimo di ore previsto, giacché l’attesa dei tempi del giudizio di merito, potrebbe determinare una definitiva compromissione di tutti gli obiettivi indicati nel PEI e nel PED”.

Il tribunale siciliano ha imposto “all’Amministrazione scolastica convenuta la cessazione della condotta discriminatoria posta in essere e la conseguente attribuzione in favore dell’alunno Omissis di un insegnante di sostegno per n. 18 ore settimanali nel rapporto 1/1”. Il provvedimento adottato dall’Istituzione scolastica con cui venivano attribuite solo 9 ore di sostegno a fronte delle 18 richieste dal GLOH d’istituto, dunque, così come da sempre sostenuto dal nostro sindacato “postula l’adozione di un atto lesivo del diritto allo studio ed all’integrazione scolastica da riconoscersi in capo al minore ed integra condotta discriminatoria rispetto agli altri soggetti normodotati, ai sensi degli artt. 2 e 3 della L. n. 67/2006”.

“La tutela del diritto all’istruzione e all’integrazione dei disabili – commenta ancora il presidente nazionale – è assicurata da norme imperative internazionali, europee e interne e tali precetti vanno onorati e fatti rispettare costantemente; il nostro operato rende concreto questo impegno a beneficio dei nostri figli e alunni più deboli. Invece, lo Stato continua, imperterrito, a voler ‘risparmiare’ sui loro diritti, concretizzando il fallimento del sistema pubblico di istruzione. Ecco perché insistiamo con i ricorsi, la cui crescita è stata ora registrata dall’Istat, cercando, comunque, sempre di sensibilizzare il Miur e i palazzi della politica, perché si facciano finalmente carico della necessità di garantire a tutti gli studenti disabili il diritto allo studio e all’integrazione”.

Famiglie, insegnanti, personale Ata, dirigenti e semplici cittadini, che intendono vederci chiaro per la mancata nomina dei docenti di sostegno o delle ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche dello Stato, possono ancora scrivere all’indirizzo e-mail [email protected]. Il ricorso per ottenere la stabilizzazione dell’organico di sostegno con la trasformazione dei posti in deroga in posti in organico di diritto fa da corollario all’azione di sensibilizzazione che l’Anief promuove da anni gratuitamente con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, attraverso cui il sindacato promuove appositi ricorsi presso il tribunale.

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