Sostegno, la scuola da sola non basta. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Inviato da Paola Bianchi – In quest’ultimo periodo si sta rivolgendo l’attenzione sugli insegnanti di sostegno, quindi, sulle situazioni che li richiedono.

Finora l’insegnante di sostegno, a parte casi specifici, è sempre stato il professionista con meno esperienza e con l’aspettativa di poter un giorno avere una sua classe.

In pratica i precari hanno trovato nel ruolo come insegnante di sostegno, la possibilità di poter continuare a lavorare. Ciò ha messo in secondo piano, le necessità degli studenti che richiedono appunto l’insegnante di sostegno.

Si tratta di bambini e di ragazzi con disabilità cognitive che si possono accompagnare a quelle sensoriali e/o motorie.

Un ritardo mentale, non è un deficit strumentale come può essere qualsiasi quadro che appartiene alla categoria dei DSA. Sebbene pure chi è DSA necessita di approcci didattici mirati e pure percorsi riabilitativi in altre sedi.

Un bambino o ragazzo con ritardo cognitivo, richiede periodicamente un supporto riabilitativo, perché sebbene ci possano essere margini di recupero, dopo aver raggiunto il massimo del proprio potenziale, necessita di un costante lavoro per il mantenimento delle abilità acquisite. Tutto questo, sempre attraverso la riabilitazione che può avvenire anche fuori dalle sedi specifiche; in famiglia e a scuola per esempio.

Assieme al ritardo cognitivo, possono manifestarsi delle turbe psichiche, per motivi dovuti appunto al quadro clinico che motiva il suddetto ritardo e per motivi ambientali.

Un ragazzo con ritardo cognitivo, soprattutto dall’adolescenza, con meno facilità riesce ad avere una buona interazione col gruppo dei pari. I compagni di scuola per esempio, iniziano ad essere più autonomi e a scegliere gli amici; a differenza appunto del ragazzo con deficit cognitivo che mantiene un’età mentale e psicologica spesso bloccata all’infanzia. Quindi, si cerca di fare un intervento integrato su chi a scuola necessita dell’insegnante di sostegno.

Spesso gli specialisti (NPI, psicologi, terapisti, educatori) strutturano programmi finalizzati anche con gli insegnanti della scuola. Gli obiettivi meno necessari per questi bambini e ragazzi, sono quelli che si prefiggono con la didattica. O per meglio dire sono soprattutto per loro, mezzi e non fini per il recupero e il mantenimento delle capacità cognitive.

Ad un bambino con ritardo mentale, poco importa se ricorda le tabelline, anche perché è molto fragile per esempio sui processi di astrazione. Insegnargli una filastrocca o le tabelline per stimolare la memoria a breve e a lungo termine, è la medesima cosa. Perchè mai nella sua vita, farà i calcoli a mente e tanto meno in piena autonomia svolgerà un problema di matematica.

Per intervenire veramente con scienza e coscienza su questi studenti, la Scuola non deve essere un “capitolo a parte”, chiusa in se stessa svincolandosi appunto da tutto ciò che ruota attorno alla persona con ritardo mentale, dalla nascita e per il resto della sua esistenza.

Invece, anche le ultime proposte che vengono divulgate, sembra che in sostanza la mentalità di base, ancora non cambia. La Scuola può diventare un importante momento di socializzazione e di formazione anche per chi possiede ritardo mentale. Non però come unica alternativa.

Mancano Centri Diurni per i giovanissimi, magari aperti al mondo esterno dove tutti i bambini e ragazzi possono andarci per fare attività ludiche ed altro. Con educatori che potrebbero favorire una vera integrazione fra giovani con e senza handicap.

La Scuola, può essere frequentata grazie a programmi d’inserimento guidati e molto meglio organizzati di come finora è stato.

In pratica il ragazzino frequenta il Centro Diurno dove viene seguito da tutto uno staff specialistico; poi frequenta una classe in momenti strutturati e ben organizzati.

L’insegnante di sostegno farebbe di conseguenza da “ponte” fra la scuola e il mondo esterno che frequenta lo studente con disabilità. Va benissimo un percorso di formazione per gli insegnanti che intendono dedicarsi al sostegno.

Il mondo della disabilità però è molto di più e finché la Scuola, come un’isola a sé, continua ad interpretare la realtà della disabilità solo “in scolastichese” si continueranno con i “parcheggi”!

Versione stampabile
anief
soloformazione