Sostegno, in presenza di disabili il Miur dice di formare classi con massimo 20 alunni: molte scuole non ne tengono conto e risparmiano pure sui docenti. Anief non ci sta

di redazione
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In presenza di alunni disabili, le classi iniziali di tutti i cicli scolastici – dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, dalla secondaria di primo a quella secondo grado – sono formate con un massimo di 20 alunni.

 Lo ha ribadito in questi giorni il Ministero dell’Istruzione attraverso la Nota n. 16041, attraverso la quale sono state forniti a tutti gli Uffici Scolastici le indicazioni in merito alla dotazione organica del personale docente per l’anno scolastico 2018/19, anche per i posti di sostegno. A questo proposito, il Miur “raccomanda la massima attenzione nella costituzione delle classi iniziali con alunni disabili, nel rispetto di quanto previsto dal D.P.R. 81/09 art. 5 comma 2

A soffermarsi sul contenuto del DPR n. 81/09, citato dal Ministero dell’Istruzione, è la rivista Orizzonte Scuola, la quale riprende proprio l’articolo 5, comma 2 del suddetto decreto presidenziale, nella parte dove si ribadisce che “le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni”.

Tutto chiaro quindi? Non proprio. Perché questo limite continua sistematicamente ad essere aggirato. Vi sono classi iniziali, in misura maggiore nella scuola secondaria, dove pure in presenza di alunni disabili il numero di alunni supera anche abbondantemente (tra le 25 e le 30 unità) il limite indicato dal dicastero di Viale Trastevere. Andando in questo modo a determinare un danno ingente, sia all’alunno con problemi di apprendimento, sia ai compagni di classe normodotati, sia al corpo insegnante, costretto a svolgere le lezioni senza avere la possibilità di prestare la massima attenzione alla didattica personalizzata proprio per via del gruppo-classe numericamente eccessivo. Si ricorda, inoltre, che al suo interno sono spesso presenti anche alunni con disturbi specifici di apprendimento (Dsa) e con bisogni educativi specifici (Bes) che necessitano a loro volta di attenzioni personalizzate di vario genere.

In questo quadro, composto da classi troppo grandi rispetto anche alle indicazioni ministeriali, la situazione diventa ancora più complicata per via della mancata assegnazione delle ore di sostegno: ritardi di nomine, orari settimanali ridotti, cambi di insegnanti e disfunzioni di ogni genere continuano infatti a caratterizzare la didattica dei circa 240mila alunni con disabilità iscritti quest’anno nelle nostre scuole.

Basta dire che quest’anno almeno “100 mila studenti (il 43% dei 233 mila alunni disabili presenti quest’anno nelle classi di ogni ordine di scuola) hanno cambiato il docente di sostegno”, ha ricordato recentemente la rivista Tuttoscuola, calcolando anche che “una spesa per le Casse dello Stato di circa 1.650 euro per alunno disabile permetterebbe la stabilizzazione dei posti di sostegno. Solo il 7% di quanto già si spende, ma il risultato sarebbe del tutto diverso”. Infatti, “il maggior costo per stabilizzare i 41mila posti in deroga al secondo anno di stabilizzazione ammonterebbe a 385 milioni di euro”. Se si divide “la somma per 233 mila, il numero degli alunni disabili, il costo per studente sarebbe appunto di 1.652 euro”.

La domanda è quindi semplice: l’insegnamento specializzato ad un alunno disabile non vale più di 1.652 euro? Qualsiasi cittadino responsabile risponderebbe di sì. Il Miur, invece, non ne vuole sapere e continua ad assegnare un posto di docente ogni tre al personale precario. Con l’aggravante che si tratta di posti liberi, senza insegnante titolare. Una soluzione è però sempre più necessaria, perché di anno in anno il numero degli alunni disabili si incrementa di quasi 8mila unità: nell’ultimo ventennio si è registrato addirittura un +106%. E con esso anche quello dei docenti di sostegno precari: “10 mila nel 99-00 (17% del totale docenti di sostegno), 30 mila nel 2004-05 (38%), 40 mila nel 2007-08 (45%!), 41.021 nel 2016-17 (29,8%). Che ‘deroga’ è un fenomeno che da decenni riguarda una fetta così larga del corpo degli insegnanti di sostegno? Una contraddizione in termini”, osserva ancora Tuttoscuola.

“Eppure ancora oggi dunque quasi un insegnante di sostegno su 3 è ‘in deroga’, cioè precario per scelta (dello Stato), non per necessità. E quindi, tornando al tema della mancata continuità didattica, ‘ruota’ ogni anno. Ecco spiegato perché proprio nel comparto dei docenti di sostegno c’è una rotazione molto superiore, aggravata dal fatto che quando si tratta di inserire un nuovo docente precario si scatena quel meccanismo burocratico infernale che porta spesso all’alternarsi nei primi mesi di scuola di più supplenti sulla stessa cattedra”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “non è possibile che applicando la Legge 244/07, sino alla più recente Legge 128/13, l’organico di diritto del sostegno continui ad essere bloccato al 70% di quello annualmente assegnato dal Miur. È un problema facilmente risolvibile, non di certo con l’assegnazione di supplenze triennali, come autorizza il D.lgs 66/17, ma piuttosto con la stabilizzazione del personale e incentivi a permanere nei ruoli e non invece penalizzazioni per i passaggi di ruolo”.

Inoltre, il sindacalista denuncia: “il problema non si può di certo risolvere cercando di ‘trattenere’ il personale di ruolo sul sostegno: è quello che anche quest’anno il Miur sta cercando di fare non riconoscendo, al personale di sostegno di ruolo, il servizio pre-ruolo come utile per la valutazione del servizio obbligatorio da svolgere nei trasferimenti. Il tutto, in totale spregio della sentenza della Corte di Cassazione n. 22552/16 che ha annullato la mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e precario”.

Anief ricorda che nel periodo di consegna delle domande di trasferimento, che rimarrà aperto fino al prossimo 26 aprile, tale periodo va invece dichiararlo, in modo da poter ricorrere al giudice del lavoro in caso di mancata considerazione del punteggio spettante. Per ricorrere contro il vincolo quinquennale su sostegno è quindi necessario presentare domanda di trasferimento, chiedendo il passaggio da sostegno a posto comune/curricolare.

Il giovane sindacato si impegna a far cambiare tutte queste norme illegittime, sinora contrastate in tribunale, anche attraverso la contrattazione ai tavoli ministeriali. Per fare ciò, ha bisogno di superare però la soglia di rappresentatività del 5%: l’occasione per farlo è votare Anief la prossima settimana, quando si svolgeranno, tra il martedì 17 e giovedì 19, le elezioni Rsu in tutti gli istituti scolastici. Il programma di questa importante tornata elettorale verrà presentato lunedì 16, dopodomani, dal presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, nel corso dell’RSU Day Anief che si terrà nella sede dell’Università Pegaso di Napoli: il sindacalista, il cui intervento potrà essere seguito in diretta streaming, chiuderà in questo modo una campagna lunghissima, durante la quale ha incontrato migliaia di operatori della scuola.

Anief ricorda che l’indirizzo  [email protected] è a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti che necessitano del nostro intervento o di consulenza affinché ogni alunno abbia il giusto apporto di ore di sostegno, nel pieno rispetto della normativa e dei diritti degli alunni disabili.

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