Sostegno, il Profilo di Funzionamento: cos’è, compito dell’insegnante, strategie d’intervento

di Mariangela Di Gneo

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Il Profilo dinamico funzionale ( attualmente il Profilo di funzionamento) ha una forte valenza educativa. L’aspetto significativo che merita di essere evidenziato è il suo carattere “dinamico”, l’attenzione che si concentra in quella che Lev Semenovic Vygotskij ha denominato la zona di sviluppo “prossimale”.

Il fatto, cioè, di dare spazio a tutte le potenzialità che si possono sviluppare nell’allievo, ben sapendo che per quanto venga prestata attenzione a tutti gli aspetti fenomenologici, l’inesauribilità della persona umana può sempre eccedere gli ambiti e le modalità di sviluppo razionalmente prevedibili.

In questo senso si può dire che il Profilo Dinamico Funzionale abbia una forte valenza pedagogica. La Diagnosi Funzionale certamente è il punto di partenza fondamentale per l’azione educativa, ma  l’osservazione dell’educatore, la raccolta e la lettura delle informazioni date dalla famiglia e dagli altri soggetti che partecipano alla vita della persona disabile rappresentano gli strumenti che permettono di  collocare il processo educativo in una situazione di dinamicità, di paziente e positiva attesa.

E’ questa una  dimensione educativa che vede nello sviluppo della persona e delle sue relazioni la strada principale  all’interno della quale convogliare ed organizzare i contenuti e le attività che la scuola è tenuta a pianificare al fine di portare al pieno sviluppo le capacità di ciascun allievo, disabile e non.
Non a caso il Profilo  Dinamico Funzionale è strettamente correlato al Piano Educativo Individualizzato nel quale sono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro che vengono predisposti per l’allievo disabile in un determinato periodo, ai fini della concretizzazione effettiva del suo diritto all’educazion e all’istruzione.

Compito dell’educatore/insegnante

 Il compito dell’educatore/insegnante, dunque, è quello di concepire ed organizzare attività  che facilitino l’azione della persona, che valorizzino le sue risorse.

La scuola in questo senso è certamente uno strategico ambiente in grado di aiutare ognuno a promuovere le proprie potenzialità. Questo discorso vale per tutti, ma è particolarmente importante nello scenario del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato riferiti ad una persona disabile.

 Non bisogna mai dimenticare, infatti, chele risorse esistono sempre, ovunque e in chiunque, per cui bisogna “trovarle”. O perlomeno cercare di utilizzare al meglio quelle esistenti.

Nonostante i limiti personali, bisogna sempre sforzarsi di intravvedere “qualcosa di nuovo”.

 L’organizzazione del Piano Educativo individualizzato  deve mettere ha messo in luce una  “logica degli obiettivi”: a lungo termine, a medio termine, a breve termine. Questa “logica” come  si pone nei confronti della “logica della personalizzazione”?

Per rispondere a questa domanda è utile il rapporto tra l’individualizzazione e la personalizzazione  che si  pongono in una relazione di contenente-contenuto, di parziale-generale, tale per cui la personalizzazione  contiene in sé l’individualizzazione.

Questo aspetto è particolarmente importante perché lavorare nel contesto scolastico “per obiettivi” mediante specifiche tecniche di insegnamento (individualizzazione) può essere certamente un modo significativo per aiutare, in forma individualizzata appunto, l’allievo disabile, come del resto tutti.

 Non basta però una taratura del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo  si può dire che la personalizzazione non nega affatto l’individualizzazione, ma si differenzia da essa perché se l’individualizzazione può essere intesa come una tecnica didattica in grado, mediante opportuni artifici, di “distribuire” a tutti gli stessi apprendimenti, indipendentemente dal loro significato per i singoli allievi, la personalizzazione va oltre.

 La personalizzazione sottolinea maggiormente il principio del senso personale dell’apprendere, mentre l’individualizzazione quello della tecnica dell’insegnare. Tutto dipende dall’intenzionalità educativa.
La prospettiva della personalizzazione aiuta a capire che bisogna “andare oltre” e che si tratta di ragionare non solo su obiettivi ma anche sullo sviluppo delle competenze.

La taratura, cioè, non è sul semplice raggiungimento di alcuni obiettivi ma sulla manifestazione delle competenze. E proprio questa, tra l’altro, dovrebbe essere la prospettiva del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato, che coincide con un autentica prospettiva di Progetto di vita. Non bisogna mai dimenticare che il fine della scuola – e questo vale per tutti e non solo per le persone disabili – è quello di far crescere la persona, facendo in modo che le capacità personali si trasformino in competenze.

Nel processo educativo, in realtà, è in gioco la manifestazione di un “chi” e non di un “qualcosa”.

 Ecco perché la personalizzazione richiede l’individualizzazione, ma non viceversa. Va benissim attivare azioni individualizzate, ad esempio ridotte rispetto al contenuto e al tempo, ma all’output (esito), ma anche a come la persona vive e rielabora gli input. bisognerebbe farlo in una logica di    personalizzazione, ossia non considerando lo studente come il destinatario, ma come il protagonista del proprio percorso, così da puntare alla piena espressione delle competenze personali. Il protagonismo diretto dello studente ed anche della sua famiglia non equivale solo all’essere consultati, comporta soprattutto un’adesione personale al percorso educativo.

Quindi non basta un’operazione di riduzione/potenziamento  dei contenuti (individualizzazione), occorre invece puntare allo sviluppo massimo delle potenzialità attraverso processi di individualizzazione. Si tratta, in una parola, di individuare il percorso migliore per il  personale successo formativo. La “logica degli obiettivi” non va buttata via, un conto però è lavorare  sempre soltanto “per obiettivi”, senza avere di fronte lo scenario della manifestazione delle competenze,  ed un conto è prevedere, in modo da aiutare l’allievo, una modalità di lavoro per obiettivi, grazie anche  specifiche strategie di insegnamento (shaping, task analysis, tecniche di prompting e di fading, tecnica del  modeling, tecniche di rafforzamento positivo, chaining, ecc.).

Strategie di intervento

  • Prompting e fanding ( tecnica di aiuto e riduzione dell’aiuto)
  • Modeling ( apprendimento imitativo)
  • Shaping e Chaining ( modellaggio e concatenamento)
  • Tecniche di rinforzo

La tecnica dell’ aiuto consiste nel fornire alla persona uno o più stimoli sottoforma di prompt ( aiuti).

Gli stimoli o aiuti rendono più probabile il verificarsi della performance desiderata.

I prompt sono solitamene sintetici, percettivamente evidenti e vengonoproposti al momento esatto in cui dovrebbe verificarsi la prestazione.

Possono essere suddivisi in:

  • Suggerimenti verbali: sono aiuti molto naturali e vengono sempre utilizzati allo scopo di facilitare la comprensione del compito.

– Indicazioni gestuali: consistono in gesti utilizzati per stimolarel’emissione di comportamenti ricercati o la riduzione di altri ritenuti inadeguati

– Guida fisica: presuppone un contatto fisico, attraverso il quale si guidail soggetto nell’esecuzione delle prestazioni programmate.

Consigli pratici:

I prompt vanno necessariamente ridotti o modificati per favorire l’inserimentodefinitivo dell’abilità nel repertorio comportamentale della persona

Fading:

Il fading ha delle caratteristiche diverse in relazione alla tipologia di prompt a cuisi riferisce.

– Aiuti verbali : -si diminuisce il numero di parole che compongono l’ordine siabbassa il tono di voce

– Aiuti gestuali : -si diminuisce l’ampiezza del gesto si sostituisce con un gestomeno appariscente

– Prompt fisici: -ridurre l’area del corpo toccata ridurre la pressione spostare lapresa dalla zona iniziale ad una più distante.

La tecnica del modellamento (modeling) consiste nella proposta di esperienze di apprendimento attraverso l’osservazione del comportamento di un soggetto che funge damodello. In questi ultimi anni la strategia del modeling è stata implementata utilizzando la tecnologia video, laquale consente, di fatto, di poter mettere in atto situazioni di autoapprendimento per imitazione.

MODELLAGGIO (SHAPING) Il modellaggio o schaping è una tecnica attaverso la quale si può ampliare il repertorio di capacità delle persone, facilitando la costruzione dinuove abilità.

Si basa essenzialmente sul rinforzo di comportamenti della persona chegradualmente si avvicinano a quello desiderato (comportamento-meta) .Tale tecnica viene utilizzata in associazionead altre e soprattutto al prompting e fanding.

Concatenamento ( CHAINING):

Il concatenamento è una strategia utilizzata per l’insegnamento di strategie complesse.La predisposizione di un programma di chaining richiede un procedimento articolato

in tre fasi:

I. Suddivisione dell’abilità in componenti ( task-analisys)

II. Costruzione della catena comportamentale

III. Strutturazione di un programma di concatenamento delle componenti attraverso ilrinforzo gradino per gradino

Il rinforzo è un evento che, fatto seguire all’emissione di un comportamento, nerende più probabile la comparsa in futuro.

Esistono vari tipi di rinforzi:

• Materiali

• Sociali

• Sensoriali

• Simbolici

• Informazionali

L’insegnante- educatore avrà cura di scegliere la tecnica più idonea dopo una attenta osservazione

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