Sostegno: più corsi di specializzazione e stabilizzare parte dei posti in deroga. I dossier della Cisl Scuola

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Sappiamo benissimo come l’inclusione scolastica in Italia, se da un lato rappresenti un modello valido sulla carta, nella pratica presenta diversi problemi, primo fra tutti quello del personale scolastico: i posti da coprire sul sostegno ogni anno rappresentano uno dei grandi problemi della scuola italiana. Il dossier della Cisl Scuola

Eppure è previsto un percorso per diventare insegnante di sostegno, ovvero il Tfa, che però non basta evidentemente. Le Università a volte attivano corsi di specializzazione per numeri evidentemente troppo inferiori rispetto alla domanda.

Risultato? In moltissime regioni di Italia la carenza di docenti di sostegno è ormai cronica con supplenze alle stelle, spesso e volentieri affidate negli ultimi anni a insegnanti privi del titolo di specializzazione.

La Cisl Scuola ha preparato un dossier in cui si racchiudono le norme che riguardano il sostegno e l’inclusione scolastica e soprattutto le principali proposte che il sindacato sostiene per intervenire.

Formazione in ingresso – Specializzazione 

Il tema dell’offerta disponibile per i percorsi universitari di formazione sul sostegno si pone con forza, insieme a quello della programmazione dei percorsi di cui al Dm 249/2010. Occorre, innanzitutto, incrementare il numero dei corsi e soprattutto provvedere a distribuire l’offerta sulla base del fabbisogno del territorio. Si deve, a nostro giudizio, agire su più fronti a partire dalla previsione di incentivi per gli atenei che incrementano l’offerta di percorsi di specializzazione. 

Laddove le Università dovessero incontrare difficoltà relativamente agli aspetti logistici (ad esempio spazi, aule, laboratori) e nel reperimento di docenti formatori esperti nelle rispettive materie di insegnamento accademico ed in grado di analizzare le ricadute metodologico- didattiche ed organizzative in termini di inclusione scolastica, potranno essere previsti accordi di programma con le scuole, come sperimentato ad esempio in Piemonte. 

D’altra parte, se le Università non riescono ad assorbire il fabbisogno, è opportuno anche aprire ad altri soggetti la possibilità di effettuare i corsi per la specializzazione. Ovviamente dovranno essere Enti accreditati dotati di specifici requisiti, da sottoporre alla vigilanza del Ministero per evitare che possano diventare meri dispensatori di titoli .

Reclutamento 

Sul versante del reclutamento, l’alto profilo dei percorsi di studio che rilasciano il titolo di specializzazione, ossia i TFA gestiti dalle Università, per partecipare ai quali occorre superare un’impegnativa selezione in ingresso (tre prove specifiche), dovrebbe già di per sé soddisfare i requisiti di qualità della preparazione che si richiede per l’accesso alla professione docente. La prova finale del TFA potrebbe pertanto assumere una valenza concorsuale (il che richiede una standardizzazione a livello nazionale delle prove); il voto ottenuto, integrato con la valutazione di altri titoli culturali e di servizio, potrebbe determinare la specifica graduatoria da cui attingere per la copertura dei posti vacanti con assunzioni in ruolo, ferma restando ovviamente una priorità per le graduatorie eventualmente ancora attive derivanti da precedenti procedure concorsuali (GM e GAE). 

Nell’immediato, poiché nella prima fascia delle GPS sono già oggi inclusi aspiranti in possesso del titolo acquisito attraverso il percorso TFA, le stesse potrebbero di fatto costituire una graduatoria cui attribuire valenza concorsuale, utilizzabile da subito per assunzioni stabili sui posti di sostegno (sempre qualora non vi siano ancora graduatorie attive di precedenti procedure concorsuali). 

L’utilizzazione di graduatorie costituite in base a criteri oggettivi e trasparenti, supportate da un requisito di accesso connotato in termini di qualità e selettività (il titolo ottenuto col TFA), si configurerebbero dunque di fatto come un concorso per titoli, soddisfacendo quanto dispone l’art. 97 della Costituzione (“Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”).
La proposta appena descritta va poi raccordata all’ipotesi di una più complessiva rivisitazione del sistema di reclutamento dei docenti, nella quale assegnare all’anno di formazione e prova la valenza di ultima e definitiva verifica dell’idoneità alla professione docente, condotta non in astratto ma direttamente “sul campo”. 

Tra organico e “deroghe” 

L’obiettivo di ridurre il ricorso al precariato e favorire la stabilizzazione, come presupposto per garantire la continuità didattica a beneficio degli studenti più svantaggiati, richiede necessariamente di incrociare modalità di reclutamento e politiche degli organici, anzitutto risolvendo l’anomalia di una situazione in cui si è costretti, con le deroghe, quasi a raddoppiare l’organico. 

Rispetto a tale situazione, la “stabilizzazione”, almeno in parte, dei “posti di sostegno assegnati in deroga” rispetto all’organico di diritto attribuito agli USR, consentirebbe di procedere a immissioni in ruolo di docenti forniti di specializzazione, garantendo la continuità del loro servizio. Sul tema della continuità, particolarmente sentito e problematico, andrebbe anche rivisitato il Regolamento sul conferimento degli incarichi a tempo determinato. 

IL DOSSIER DELLA CISL SCUOLA (CLICCA QUI)

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