Sostegno: continuità può essere garantita anche da docenti non specializzati. Petizione

di redazione
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inviata da Prof. Carlo Marino –  Esimio neo Ministro, sono un professore di scuola secondaria superiore, impiegato da due anni pur senza abilitazione sul sostegno, anche in casi di alunni molto gravi. 

Lo scorso anno avevo avviato una petizione online per dare continuità sul sostegno agli studenti che ha ormai raggiunto oltre 17.000 firme, l’ho inviata alla Camera dei Deputati ma non ho avuto alcuna calendarizzazione della stessa.

Il percorso verso la continuità didattica per gli alunni con il sostegno era stato avviato dal precedente governo, ma mi permetto di dire, in modo insufficiente, riservando la possibilità della continuità nella supplenza sul sostegno ai soli docenti in possesso della specializzazione, ma va chiarito che la maggior parte di noi docenti precari, non ha tale titolo perchè assunto in deroga, dovendo comunque affrontare casi molto gravi, quelli per i quali la continuità avrebbe invece certamente senso. Si pensi a tale proposito ai ragazzi gravemente autistici con i quali costruire un rapporto didattico è così delicato e complesso.

Rimane inoltre, per noi professori precari, l’impossibilità di abilitarsi a causa del numero chiuso dei corsi TFA, nonostante la cronica carenza di docenti specializzati nel sostegno e questo ci impedisce di essere professionalmente pronti ad affrontare i “casi gravi” come definiti dalla legge 104 art. 3 comma 3.

Le chiedo semplicemente:

– di cogliere l’opportunità, adesso, in avvio di anno scolastico, quando il MIUR dovrà emanare il decreto per tradurre nella pratica le disposizioni sulla continuità del sostegno, di ampliare la norma sulla riconferma anche ai docenti non abilitati (ovviamente qualora sia stato valutato, da parte del dirigente, l’interesse della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente e sia stata valutata, da parte del dirigente, l’eventuale richiesta della famiglia);

– offrire la possibilità ai docenti precari di abilitarsi sul sostegno, a prescindere dal numero chiuso, prevedendo magari un minimo di servizio prestato (es. un anno), non per farci un regalo, ma per poter offrire una didattica di qualità e adeguata alla gravità dei casi che ciomunque andremo ad affrontare.

Grato dell’attenzione, porgo cordiali saluti.

Prof. Carlo Marino

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