Sostegno, Anief: ore dimezzate e specializzati utilizzati per supplenze

di redazione
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Comunicato ANIEF – Anche dinanzi ad alunni con gravi patologie o menomazioni, l’inerzia della macchina organizzativa, frenata da norme assurde, non si scuote.

Ai dirigenti scolastici arrivano delle ore complessive da dividere per tutti gli alunni disabili dell’istituto da loro diretto. E siccome sono in misura ridotta, scatta la riduzione equa per tutti. Anief ha calcolato che in Italia in questo momento sono almeno 80 mila i casi di sostegno negato agli alunni disabili, dinanzi ai 255 mila iscritti con certificazione. Eppure la Corte Costituzionale ha detto che i bilanci pubblici e di razionalizzazione delle risorse statali non sono un motivo valido per negare il sostegno agli alunni con disabilità. Per Marcello Pacifico (Anief-Cisal) l’assurdo è che i docenti specializzati di sostegno ci sono. Sono circa 20 mila, hanno la loro abilitazione all’insegnamento, hanno superato i test d’accesso alle scuole specializzanti, sono stati formati nelle università accreditate dallo Stato, ma vengono incredibilmente lasciati nelle graduatorie d’istituto. Per loro le GaE non possono essere riaperte. E il disservizio aumenta.

Ancora denunce di ore di sostegno dimezzate. Dopo il caso del ragazzo sordo-cieco di Platì, per il quale è intervenuto il Garante per i diritti dell’infanzia, e il maxi-risarcimento voluto dal Tar per una famiglia di Velletri a seguito della riduzione illegittima del docente settimanale di un alunno disabile grave, è di stamane la denuncia di un gruppo di madri di Milano esasperate: “Non abbiamo voce, ma siamo tante. Non chiediamo la carità, ma il diritto allo studio per i nostri figli che invece si vedono le ore sul sostegno dimezzate o che a novembre sono ancora senza insegnanti”, denuncia a Il Giorno la signora Desirée, madre di un bambino di sette anni che frequenta la scuola primaria Mugello di piazza Cinque Giornate”.

“Mio figlio ha un’ipotonia muscolare – continua Desirée – fortunatamente abbiamo trovato una bidella disponibile ad accompagnarlo sulle scale perché altrimenti rischia di perdere l’equilibrio, ma dobbiamo sperare sempre che qualcuno si prenda la “responsabilità”». «Abbiamo cercato di unire le forze fra mamme – concludono – abbiamo scritto al ministero, al provveditore, al Comune, ma per ora nessuna risposta. Non veniamo presi sul serio”.

Racconta Elisabetta, un’altra madre che non si rassegna: “Mia figlia è in seconda elementare, ha la sindrome di Down – spiega – quando l’abbiamo iscritta a scuola ci avevano assicurato 22 ore tra sostegno e educatore, sul tempo peno da 40. Di ore ne sono state coperte 16, che sono di fatto scese a 15 senza motivo. Quando ho scoperto che due ore di sostegno su 11 erano su religione mi sono arrabbiata”.

“Mancano gli insegnanti delle altre materie e vengono utilizzati gli insegnanti di sostegno a fare da supplente – continuano le mamme – e l’educatore cambia sempre”. La continuità didattica è un miraggio e spesso non c’è raccordo fra le scuole dell’infanzia, le elementari e le medie, col passaggio delle consegne.

I numeri sono eloquenti: sono 15.395, solo a Milano, gli alunni con una disabilità certificata; 7.698 i posti di sostegno assegnati dall’ufficio scolastico regionale al 24 ottobre. Assegnati sì, ma molti ad oggi sono scoperti. Le immissioni in ruolo quest’anno sono state pochissime: appena 152, a fronte di migliaia di posti vacanti. “Tutti gli altri posti sono stati (nel migliore dei casi) o saranno assegnati a supplenti non abilitati, che spesso cambiano di anno in anno. Le scuole continuano a chiamare, spesso a vuoto: mancano anche i precari”.

Anief ha calcolato che in Italia in questo momento sono almeno 80 mila i casi di sostegno negato agli alunni disabili, dinanzi ai 255 mila iscritti con certificazione. Nel computo sono inclusi anche alunni con gravi patologie o menomazioni. Anche davanti a certe patologie e necessità effettive, la macchina organizzativa burocratizzata e frenata da norme assurde non si scuote: il fatto che necessitano del massimo delle ore previste (22 ore settimanali alla primaria e 18 alle superiori) non cambia nulla. Ai dirigenti scolastici arrivano delle ore complessive da dividere per tutti gli alunni disabili dell’istituto da loro diretto. E siccome sono in misura ridotta, scatta la riduzione equa per tutti. Le ore in meno vengono compensate dagli assistenti, che però non hanno il compito di assistere i ragazzi dal punto di vista della didattica. E anche loro, comunque, spesso scarseggiano.

Dopo mille “no” allora le famiglie hanno due strade: rassegnarsi o rivolgersi ad un legale. Oppure al sindacato Anief che, da alcuni anni con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, patrocina, senza costi per le famiglie, un numero di casi sempre maggiore. E ne vale la pena: perché i giudici, a differenza degli uffici ministeriali, non possono essere insensibili alle lesioni dei diritti. Anche perché c’è una sentenza, emessa dalla Corte Costituzionale, la n. 80/2010, che parla molto chiaro: i bilanci pubblici e di razionalizzazione delle risorse statali non sono un motivo valido per negare il sostegno agli alunni con disabilità.

“L’aspetto più incomprensibile di quanto accade ogni anno nelle nostre scuole – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è che i docenti specializzati di sostegno ci sono. Sono circa 20 mila, hanno la loro abilitazione all’insegnamento, hanno superato i test d’accesso alle scuole specializzanti, sono stati formati nelle università accreditate dallo Stato, ma vengono incredibilmente lasciati nelle graduatorie d’istituto. Per loro le GaE non possono essere riaperte: così, a seguito di questo blocco, quest’anno ci siamo trovati nella condizione di vedere realizzate la miseria di 1.639 immissioni in ruolo su 13.329 chieste dal Miur e già finanziate dal Mef. In pratica una sola assunzione su dieci autorizzata è andata in porto”.

“Ma poiché i docenti specializzati possono fare domanda solo ad un numero limitato di istituti, oggi ci troviamo in moltissimi casi senza docente di ruolo e senza supplente specializzato nel sostegno. Così, alla fine molti dei 50 mila posti vacanti, ad alcuni mesi dall’inizio delle lezioni, vengono affidati a dei precari senza titoli e senza esperienza alcuna sul sostegno. È in queste condizioni che lo Stato assicura il diritto allo studio all’alunno disabile, a cui nel frattempo spesso sono state dimezzate pure le ore”, conclude Pacifico.

Anief ricorda che l’indirizzo [email protected] è a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti che necessitano di un intervento risolutore, al fine di ottenere per ogni alunno il corretto apporto di ore di sostegno prescritto dalla Programmazione Educativa Individualizzata, nel pieno rispetto della normativa e dei diritti degli alunni con disabilità.

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