Sostegno, Anief: continuità si garantisce con assunzione dei supplenti al 30 giugno

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Comunicato Anief – “Bisogna ricordarsi che la specializzazione è un valore aggiuntivo all’abilitazione. La continuità didattica si garantisce con l’assunzione dei 50 mila supplenti annuali con contratti al 30 giugno e l’integrazione si raggiunge con l’assegnazione di tutte le ore richieste dalle scuole e indicate nel PEI, non certo col blocco quinquennale irragionevole e discriminatorio”. Così risponde Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle dichiarazioni del professor Salvatore Nocera, pubblicate stamane dalla rivista Orizzonte Scuola.

Il mondo degli sostegno agli alunni disabili continua ad essere al centro di iniziative poco comprensibili: non bastavano le esclusioni nel decreto Miur n. 92 che negano a tanti candidati la partecipazione ai nuovi corsi per il conseguimento della specializzazione su sostegno e contro le quali l’Anief si sta battendo: per i docenti che fanno didattica speciale, si torna a parlare di “carriere separate”. A riproporre la questione, oggi su Orizzonte Scuola, è il professore Salvatore Nocera, presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), Responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

LA PROPOSTA DELLE CARRIERE SEPARATE
“Bisogna augurarsi – dice Nocera – che ben venga l’immissione in ruolo delle migliaia di attuali docenti specializzati precari; ma occorre augurarsi ancor di più che il Governo “del cambiamento” abbia il coraggio di rompere col passato e di varare definitivamente le nuove classi di concorso per il sostegno, con la loro separazione dalle carriere dei docenti curricolari”. L’avvio dei nuovi corsi di sostegno – 40.000 docenti in tre anni – dovrebbe colmare in un triennio il buco di circa un terzo di posti ricoperti da docenti non specializzati. Ma tutto ciò, afferma criticamente Nocera, potrebbe non essere sufficiente a garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità e ai loro compagni. Perché dopo 5 anni i docenti di sostegno possono chiedere di trasferirsi su posto comune.

“Dunque – commenta il Prof. Nocera – anche se si coprisse con i nuovi docenti specializzati il 100% delle cattedre, trascorsi 5 anni in teoria moltissimi di loro potranno richiedere (avendone i requisiti) il trasferimento su classe di concorso. Creando così un corto circuito che permane inarrestabile. Per arrestarlo – conclude Nocera – occorre creare quattro nuove classi di concorso per il sostegno, ciascuna per ogni grado di scuola, a partire da quella dell’infanzia”. In questo modo l’insegnante di sostegno rimarrebbe vincolato al proprio ruolo, senza possibilità di utilizzare l’immissione in ruolo su posto di sostegno come transito verso la classe di concorso su posto comune.

LA PROPOSTA DI ROTAZIONE: PROFESSIONE LOGORANTE
Il dibattito è aperto. E dà spazio anche a proposte diverse, praticamente opposte. Solo qualche giorno fa, Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto, aveva invece detto di volere prevedere una maggiore rotazione dei docenti di sostegno agli alunni disabili con l’obiettivo di farli tornare ad insegnare, dopo un periodo congruo, le discipline per cui sono abilitati.

La proposta dell’assessore è scaturita dopo che alcuni anni fa, il Veneto ha “sostenuto uno studio sull’aspetto logorante della professione docente, dal quale sono emersi – ha detto Donazzan – diverse soluzioni al problema. Per esempio: gli insegnanti di sostegno andrebbero fatti ruotare e inseriti dopo un certo periodo di tempo nelle classi comuni”, ha concluso.

LA POSIZIONE DELL’ANIEF
Anief si è espressa da subito con la posizione di Elena Donazzan: l’obbligo di permanenza sul sostegno è infatti motivo di stress che, se protratto sul lungo periodo, può innescare patologie psicologiche o psichiatriche difficili poi da affrontare e superare. Su questo punto, ha piena ragione anche il professor Vittorio Lodolo d’Oria quando dice che la salute degli insegnanti non è un problema solo loro, ma pure di chi li costringe ad operare in condizioni di lavoro disagevoli. E una di queste, protratte per anni, e che alla lunga conducono dritti verso il burnout, da cui derivano patologie quasi sempre psichiatriche, ed infine all’inidoneità all’insegnamento.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “bisogna ricordarsi che la specializzazione è un valore aggiuntivo all’abilitazione. E che il docente non è un’assistente, né un medico. Inoltre, la continuità didattica si garantisce con l’assunzione dei 50 mila supplenti annuali con contratti al 30 giugno e l’integrazione si raggiunge con l’assegnazione di tutte le ore richieste dalle scuole e indicate nel PEI, il Piano Educativo Individualizzato, non certo col blocco quinquennale irragionevole e discriminatorio”.

“Se proprio vanno cambiate le regole – continua Pacifico – la strada da percorrere non è quella delle carriere separate, ma l’abbattimento dei vincoli per passare da sostegno alla disciplina. Parallelamente, è fondamentale che si riconosca la professione docente tra quelle logoranti con una legge specifica per la categoria, in modo da prevedere il loro pre-pensionamento a partire proprio dai colleghi di sostegno: non si può avere una scuola di docenti avanti negli anni, stressati e stanchi, mentre negli altri Paesi d’Europa si continua ad andare in pensione a 62-63 anni”, conclude il presidente Anief.

CONTINUA L’AZIONE DELL’ANIEF IN TRIBUNALE
Il sindacato ricorda che anche per quest’anno è stata riproposta l’iniziativa gratuita “Sostegno, non un’ora di meno!” che solo lo scorso anno ha prodotto centinaia di vittorie in tribunale a tutela dei diritti degli alunni disabili ottenendo l’aumento, spesso il raddoppio, delle ore di sostegno riconosciute. Famiglie, docenti e dirigenti scolastici possono segnalare – senza affrontare spese – ogni mancata tutela dei diritti degli alunni sul numero di ore di sostegno attribuite scrivendo all’indirizzo [email protected]

Anief, infine, rammenta che con il Decreto n. 92/2019 il Miur ha fissato le norme per partecipare al corso di specializzazione (ex Tfa) per il sostegno agli alunni disabili: viene confermata l’esclusione degli insegnanti Afam, i dottori di ricerca e gli educatori. Il sindacato contesta anche la soglia di sbarramento nel test pre-selettivo utile all’accesso alle prove scritte. Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi Anief per il TFA Sostegno, clicca qui.

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