Sostegno, Anief: 40mila posti in deroga da coprire anche con assegnazioni provvisorie. Si rendano utili per il ruolo

di redazione
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Comunicato Anief – Cresce l’interesse per l’accordo raggiunto alcuni giorni fa tra Miur e sindacati Confederali sulle assegnazioni provvisorie, ultima chance per i docenti italiani per evitare di operare in sedi scolastiche ritenute inadatte oppure posizionate in zone svantaggiose.

In base alle nuove regole sulla mobilità scolastica 2018/2019, potrà partecipare all’assegnazione provvisoria, richiedibile a cavallo tra luglio e agosto 2018, tutto il personale docente assunto con decorrenza giuridica nell’anno scolastico 2017/18 o precedente e con esigenze di ricongiungimento ai familiari residenti almeno fuori dal comune di titolarità.

Le motivazioni per cui nei prossimi giorni, una volta conclusi i trasferimenti, sarà possibile richiedere l’assegnazione provvisoria, riassume Orizzonte Scuola, sono quelli “indicati nell’art. 7 comma 1 del CCNI 2018/19: ricongiungimento ai figli o agli affidati di minore età con provvedimento giudiziario; ricongiungimento al coniuge o alla parte dell’unione civile; ricongiungimento al convivente (compresi i parenti e gli affini) purché la stabilità della convivenza risulti da certificazione anagrafica; gravi esigenze di salute del richiedente comprovate da idonea certificazione sanitaria; ricongiungimento al genitore”, per avvicinarsi al quale “è stato chiarito che fra i conviventi rientrano anche i parenti e gli affini”.

Inoltre, per le “assegnazioni provvisorie interprovinciali su posto di sostegno per i docenti di ruolo sprovvisti di titolo specifico”, è stato stabilito che “i docenti che sono in possesso di uno dei requisiti di cui all’art. 7 comma 1 sopra citato possono esprimere l’opzione di essere assegnati, in via residuale, su eventuali posti di sostegno rimasti liberi anche senza essere in possesso del prescritto titolo di specializzazione. Tali docenti, oltre ad avere il requisito richiesto per l’assegnazione, devono avere ulteriori due requisiti, che possono essere alternativi: essere in procinto di concludere il percorso di specializzazione sul sostegno o, in subordine, aver prestato servizio per almeno un anno su posti di sostegno (anche a tempo determinato)”.

A questo punto, Anief chiede che tutto l’organico residuo dei posti, compresi quelli attivati “in deroga” sul sostegno e senza titolare, sia affidato in ruolo ai docenti abilitati e specializzati, attraverso un piano straordinario specifico per la categoria comprendente almeno 40mila assunzioni a tempo indeterminato. Non è più possibile, ogni anno, assistere al balletto delle supplenze annuali su posti liberi, specialmente per quei 40mila insegnanti di sostegno che rappresentano un terzo della componente docente e che svolgono un lavoro così delicato volto a garantire il diritto all’istruzione e all’inclusione degli alunni con disabilità.

Il contemperamento tra diritto alla famiglia, per i docenti di ruolo che vogliono giustamente rientrare nella provincia di residenza dopo anni di sacrifici lontani dai propri affetti, e diritto al lavoro, dei tanti precari spasmodicamente in attesa anno dopo anno di un contratto a termine, si deve ottenere con l’assunzione in ruolo del personale su tutto l’organico; senza più nascondersi neanche dietro il dito dell’organico ogni anno attivato “in deroga” sui posti di sostegno e con l’abolizione definitiva di qualsiasi vincolo di permanenza nella provincia di immissione in ruolo. Il superamento, di fatto, di tali vincoli temporali, la dice lunga sulla superficialità del legislatore nell’approvare la norma sulla permanenza obbligatoria, per lungo tempo, nella provincia di immissione in ruolo.

“Chi ha fatto sacrifici per anni – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ha diritto ad essere finalmente stabilizzato, così come ha diritto a rientrare nella provincia di residenza chi per anni si è sacrificato anche dopo l’immissione in ruolo. I posti ci sarebbero per tutti, se solo si trasformassero quelli dell’organico in posti effettivi da utilizzare per le immissioni in ruolo e i trasferimenti. Ma anche, se solo il Miur non tendesse sempre ‘al risparmio’, penalizzando gli alunni più deboli, spesso con disabilità anche gravi, e costringendo annualmente centinaia di famiglie ad adire le vie legali per veder riconosciuto al proprio figlio il corretto numero di ore di sostegno che gli spetta”.

“Per noi rimane fondamentale – prosegue Pacifico – che si metta mano agli articoli della Legge 128/2013, che impongono un’alta percentuale di posti in deroga, da cui scaturiscono oltre 40 mila supplenze l’anno, con l’aggravante che vengono assegnate tutte su posti totalmente liberi e privi di docente titolare. In caso contrario, con il crescere continuo di alunni con certificazione di disabilità e con gli ultimi dati ufficiali nazionali che quantificano in 255 mila gli iscritti certificati, il fenomeno del sostegno negato diventerà sempre più cogente”.

Nel corso dell’ultimo anno, è bene ricordarlo, i legali Anief hanno ottenuto – grazie all’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!” – il ripristino di centinaia di ore di sostegno negate, vincendo oltre cento cause complessive, in pratica tre a settimana. In tutti i casi esaminati il Ministero dell’Istruzione avrebbe dovuto contemplarle sin dall’inizio dell’anno nell’organico delle scuole, proprio alla luce dell’esigenza individuale rilevata dall’équipe di medici ed esperti che hanno esaminato gli alunni, come il sindacato ha avuto modo di dimostrare in udienza. L’elevato numero di cause vinte, dimostra, inoltre, che il decreto legislativo 66/2017, attuativo della Legge 107/2015 non ha affrontato il problema con efficacia, limitandosi ad obbligare le famiglie con figli disabili gravi a riprodurre le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza delle diagnosi in essere e spostando il problema su un piano puramente diagnostico.

Anief ricorda che, in caso di inadempienze sul corretto monte ore di sostegno da attribuire agli alunni con disabilità anche per il prossimo anno scolastico, famiglie, docenti e dirigenti scolastici sono invitati a segnalare ogni mancata tutela dei diritti degli stessi alunni all’indirizzo [email protected]

02 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

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