Sostegno, alunno cambia docenti e tanti non erano specializzati, la famiglia gli fa lasciare la scuola. Anief: questa sarebbe la continuità didattica tanto acclamata?

WhatsApp
Telegram

Il cambio continuo di docenti di sostegno compromette l’apprendimento degli studenti con disabilità: esemplare è il caso di un alunno pugliese con autismo che ha cambiare 17 insegnanti in dieci anni; la famiglia, esasperata, alla fine ha alzato bandiera bianca, e ha deciso di fare studiare il figlio a casa assistito da un insegnante privato. “Basta, ci siamo arresi”, ha detto la madre del giovane, anche lei insegnante.

Il calvario didattico – scrive la stampa specializzata riportando la notizia del “Quotidiano di Puglia” – è iniziato dalla scuola media, per poi acuirsi al primo anno del liceo, con continui cambi dei docenti di sostegno, tutti precari e a volte anche non specializzati perché, ha detto la madre-docente, erano privi di una “formazione specifica”: a quel punto, presi dall’angoscia e dello scoramento, i genitori hanno deciso di non portarlo più a scuola.

La carenza di docenti specializzati è denunciata da anni da Anief. Nei giorni scorsi è stata ribadita dal Sole 24 Ore. Il quotidiano economico, che commentando un recente Focus del Ministero sui disabili, ha ricordato che “le avvisaglie c’erano già state in estate” e citato il caso “del Piemonte: su 1.307 posti di sostegno alla primaria solo 46 sono andati a un vincitore di concorso; stesso discorso in Veneto (114 su 1.538) e Lombardia (481 su 3.396)”. Le poche assunzioni in ruolo di docenti di sostegno “ha prodotto effetti a cascata che molte famiglie conoscono bene, tra cattedre rimaste scoperte”, con scuole che ad un mese dal nuovo anno scolastico stanno aspettando l’80% degli insegnanti di sostegno, ma anche “orari ancora provvisori e supplenti” improvvisati. I presidi fanno quello che possono e tamponano con supplenze temporanee, con cambi di docenti obbligatori in corso d’anno.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “la questione del sostegno in Italia non si sblocca per precise volontà di chi amministra lo scuola e lo Stato, che chiama ogni anno oltre 80mila insegnanti supplenti, ma bandisce specializzazioni, tramite Tfa universitario, solamente per 20 mila posti e permettendosi il lusso di sbagliare anche il numero di posti per ogni bando, perché si specializzano meno docenti nelle regioni dove c’è invece maggiore necessità di coprire cattedre vacanti di sostegno. Poi c’è il problema delle cattedre di fatto: in Sicilia, ad esempio, quest’anno abbiamo oltre 11 mila posti in deroga e 13mila posti in organico di diritto. Se pensiamo anche al fatto che gli studenti con disabilità iscritti sono passati in pochi anni dal 2% al 4, senza un cambiamento di tutte queste norme sbagliate. Per non parlare dei tanti casi, per mano degli Uffici scolastici, di negazione di tutte o parte delle ore di sostegno previste dal Pei. il risultato è la negazione del diritto allo studio nei confronti di questi alunni, con famiglie esasperate che arrivano, come è accaduto con l’alunno della Puglia, che si è visto cambiare quasi 20 docenti di sostegno, molti dei quali non specializzati, ad abbandonare la scuola. Altro che continuità didattica È come se in un ospedale il medico prescrive una cura al paziente ricoverato, ma poi lo Stato gliela nega o la riduce di sua iniziativa”.

“Per questi motivi – continua il sindacalista – Anief rilancia l’iniziativa gratuita per le famiglie “Sostegno, non un’ora di meno!”, che in questi anni ha portato tanti posti e didattica speciale inizialmente negate dagli uffici scolastici. Da alcuni giorni, inoltre, abbiamo rinnovato la denuncia al Comitato europeo per i diritti sociali. Certo, sarebbe giusto vivere in un Paese dove non debbano essere gli interventi urgenti e provvidenziali dei giudici a garantire il naturale diritto all’inclusione ed alla continuità didattica, ma la realtà è questa e non riusciamo ad abbassare la testa”.

I RICORSI GRATUITI

Con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, il sindacato Anief rinnova l’appello alle famiglie a ricorrere contro l’assegnazione di un monte ore inferiore a quello previsto: il sindacato, quindi, chiede al corpo docente, ATA e dirigente delle scuole di segnalare i posti in deroga non attivati o quelli richiesti nel PEI e i posti di assistente all’autonomia e alla comunicazione ma negati dall’amministrazione. I ricorsi al Tar e al Giudice Ordinario, vinti in questi anni, hanno permesso entro pochi mesi dalla notifica l’assegnazione di tutte le ore e garantito il diritto all’istruzione di studenti con handicap grave e certificato riconoscendo, in alcuni casi, anche il diritto al risarcimento del danno in favore della famiglia dell’alunno con disabilità il cui diritto all’istruzione e all’integrazione era stato così palesemente violato dall’Amministrazione. L’Anief fornirà alle famiglie che prenderanno contatto con i suoi referenti le istanze di accesso agli atti da richiedere all’indirizzo e-mail [email protected]; dallo stesso indirizzo riceveranno, inoltre, tutte le istruzioni necessarie per presentare alla scuola le istanze. Per qualsiasi chiarimento, è possibile chiamare ogni giorno la segreteria nazionale Anief al numero 091 7098355, oppure scrivere a [email protected]

WhatsApp
Telegram