Sostegno, all’ultimo momento il Ministero riduce accessi in Calabria per disallineamento domanda-offerta. Anief: l’abbiamo denunciato al Comitato europeo diritti sociali

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Con quelle della scuola dell’infanzia, sono cominciate oggi le prove preselettive del nono ciclo del TFA per arrivare a selezionare e ammettere 32.317 partecipanti ai corsi di specializzazione per l’insegnamento del sostegno agli alunni con disabilità: le prove proseguiranno domani, 8 maggio, per i docenti della primaria, poi della secondaria di primo grado e il 10 maggio sarà il turno degli insegnanti della secondaria di secondo grado.

Seguiranno una o più prove scritte ovvero pratiche e una verifica finale di tipo orale. In attesa di comprendere gli esiti delle selezioni, in queste ore il Ministero dell’Università e della Ricerca ha pubblicato un decreto, il n. 642, attraverso il quale si modifica l’allegato A del decreto n. 583 del 29 marzo scorso, riducendo da 1.600 a 500 i posti attribuiti all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, poiché “il Comitato regionale universitario di coordinamento della Calabria ha deliberato all’unanimità di valutare non congrua la proposta formulata dall’Università”.

Nel decreto firmato il 6 maggio dal Ministro Annamaria Bernini, il numero di posti di sostegno, ogni mille abitanti in Calabria, risulta nettamente superiore alla media nazionale; c’è sovradimensionamento tra posti di sostegno richiesti dall’Ateneo e corpo docente del medesimo; manca, all’interno dello stesso Ateneo, la presenza di docenti appartenenti ai settori scientifico-disciplinari indicati dal decreto ministeriale 30 settembre 2011 per gli insegnamenti da erogare nell’ambito dei percorsi, per cui la didattica non è sostenibile con la docenza di ruolo; la valutazione positiva dell’offerta formativa espressa dal suddetto Ateneo comporterebbe l’assegnazione di un numero spropositato di posti per la provincia di Reggio Calabria, che conta appena mezzo milione di abitanti;

Questi cambiamenti in corsa – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – da una parte confermano l’errata impostazione con cui si decretano periodicamente i posti per diventare insegnante di sostegno, con un evidente disallineamento tra domanda e offerta. Anziché partire delle esigenze locali, dai posti effettivamente da coprire in ogni determinata provincia o regione, si continuano ad assegnare la quantità di posti sulla base delle richieste delle singole università. È un errore gravissimo, sui cui c’è urgenza di mettere mano, che è anche alla base dell’alto pendolarismo sul sostegno ai disabili, poiché si specializza personale laddove non serve mentre dove c’è bisogno si organizzano corsi per pochissimi docenti”.

Per questo motivo – continua Pacifico – bisogna con urgenza provvedere alla specializzazione su sostegno di quasi 100 mila supplenti oggi in cattedra pur senza avere mai frequentato corsi sulla didattica speciale, ma anche immettere con certezza in ruolo i 50 mila prossimi specializzati in Italia e i 10 mila all’estero. Come pure stabilizzare gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione. Sono passaggi determinanti per mettere ordine ad un sistema che altrimenti rischia di andare sempre più in sofferenza. Noi, come Anief, abbiamo anche denunciato questo malcostume tutto italiano al Comitato europeo dei diritti sociali: una abbiamo spiegato che in Italia si vive una perdurante violazione della Carta sociale europea. Siamo aperti al confronto ma risparmiamoci discussioni inutili, mortificanti e lontane dal diritto allo studio e alla crescita delle nuove generazioni”.

Nello specifico, la denuncia dell’Anief al Comitato europeo dei diritti sociali riguarda diversi punti: i posti negati richiesti dalle scuole; la mancata trasformazione dei posti in deroga, oggi con scadenza 30 giugno, in organico di diritto; la mancata assunzione in ruolo dei docenti specializzati; la falsa programmazione del numero degli accessi ai corsi per conseguire la specializzazione. “Ricordo – continua il presidente nazionale Anief – che una precedente denuncia sull’abuso dei contratti a termine del 2018 fu accolta dallo stesso Comitato europeo e costrinse lo Stato italiano a cambiare dopo 30 anni la norma (d.lgs. 297/94, L.103/23) sul ‘raffreddamento’ della ricostruzione di carriera: un’altra vittoria del nostro sindacato autonomo”, conclude Pacifico.

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