SOS Italia, non siamo un Paese per giovani: nel 2050 per ogni lavoratore ci sarà un pensionato

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L’Italia sta attraversando una crisi demografica senza precedenti, con l’invecchiamento della popolazione e un drammatico calo dei nascituri. Un fenomeno complesso che rischia di avere gravi ripercussioni sulla struttura economica del Paese.

Come segnala Il Sole 24 Ore, nel 2023, i nuovi nati sono previsti a meno di 400mila, una cifra più appropriata per una nazione di 30 milioni di persone piuttosto che i quasi 59 milioni attuali. Ma la situazione diventa ancora più allarmante quando si guarda al rapporto tra individui in età lavorativa e non: passerà da tre a due nel 2021 a circa uno a uno nel 2050.

Questo declino demografico potrebbe tradursi in una perdita economica significativa. Secondo Gian Carlo Blangiardo, ex presidente dell’Istat, il PIL potrebbe scendere del 18% entro il 2042, passando da 1.909 miliardi di euro a 1.558. Questo calo sarebbe attribuito principalmente alla riduzione della forza lavoro, dalla potenziale fascia 15-64, dal 65,3% al 54,6%.

Allo stesso tempo, il PIL pro-capite scenderebbe di circa 5mila euro, richiedendo un aumento di capitale invece di un dividendo. Il rischio economico è profondo e richiede un cambio culturale, soprattutto nelle sfide che vedono la resistenza dei giovani a diventare genitori.

Anche il fenomeno dell’indipendenza giovanile ha subito un colpo, con due su tre giovani nella fascia 30-34 anni che ancora vivono con i genitori. Questa situazione ha provocato una contrazione nella formazione di coppie e nei matrimoni, dimostrando un cambiamento strutturale anche in seguito al Covid.

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