A sorpresa i nativi digitali all’e-Book preferiscono la carta

di Giulia Boffa
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Giulia Boffa – Si direbbe che gli studenti di oggi sono strani: immersi nella tacnologia dalla testa ai piedi quando si tratta di svago, non lo sono se la stessa tecnologia serve per studiare.

Giulia Boffa – Si direbbe che gli studenti di oggi sono strani: immersi nella tacnologia dalla testa ai piedi quando si tratta di svago, non lo sono se la stessa tecnologia serve per studiare.

 I nativi digitali, come vengono apostrofati per la loro passione e, perché no, competenza tecnologica, non amano l’ eBook, come ha confessato l’84% degli studenti che hanno risposto ad un sondaggio su Skuola.net. Le ragioni sarebbero che l’ebook non comporterebbe un gran risparmio, solo il 15%, che verrebbe però a sparire nell’immediato per il conseguente acquisto di un tablet; e poi il libro di carta è più pratico e ti permette di studiare meglio, dicono i ragazzi.
 
La maggior parte degli studenti, il 42%, adduce come scusa per non aver acquistato i libri in digitale il fatto che  non ci fossero tra quelli adottati dalla scuola, cosa che dimostrerebbe che anche i docenti sono restii alla tecnologia rampante: su questo ha scritto anche un maestro, Franco Lorenzoni, che spiega di non bombardare i bambini fino agli 8 anni di troppi stimoli tecnologici a scuola.
 
Marco Rossi Doria,Sottosegretario all’Istruzione, si è espresso sulla questione in questi termini: “Quando avevo poco più di vent’anni e i miei alunni costruivano aquiloni, con loro studiavo cosa era il vento guardando insieme i loro aquiloni e poi le mappe e chiedendo loro di segnarsi le parole dette durante i minuti del meteo in tv la sera per parlarne il giorno dopo e capirne il senso. Oggi farei costruire gli aquiloni innanzitutto e poi navigherei con loro nella rete per capire da dove viene il vento e perché, ma dopo aver "provato" molte volte il vento che tende lo spago dell’aquilone da imparare a costruire insieme. […] Il passaggio alla tecnologia e all’informazione multimediale rappresenta uno dei più grandi cambiamenti della storia dell’umanità. Si tratta di una rivoluzione che cambia abitudini, comportamenti, distanze. Che cambia persino il funzionamento del cervello, della memoria, della concentrazione. E quindi cambia anche l’apprendimento dei cosiddetti "nativi digitali". […] La testa ben fatta la si favorisce oggi – questa è la sfida – nei due modi insieme. E l’alfabetizzazione oggi vuol dire un’alfabetizzazione anche informatica, ma non ristretta alle funzioni racchiuse nelle pratiche diffuse e mai esclusiva”.
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