Sono un’entusiasta della Dad: non è didattica di emergenza. Lettera

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Inviata da Simonetta Lucchi – Sono un’entusiasta della Dad. So di non essere la sola, ma so anche che non si dice. Mi risulta che tante ragazze e ragazzi fossero contenti, ma comunque, non voglio parlare per gli altri.

La Dad per me è stata un’esperienza meravigliosa. Non solo ho imparato molto da un punto di vista informatico, sull’utilizzo delle nuove tecnologie, programmi, ecc., ma soprattutto i nuovi materiali didattici erano semplicemente eccezionali. Ci è stato fornito di tutto di più.
Uno sforzo collettivo enorme.
Dalle case editrici, ad esempio. Materiali meravigliosi.
Finalmente addio al libro costosissimo, che, lo sappiamo tutti, utilizziamo per un terzo. Se va bene.
Ma il libro. Eh, beh! Il libro ci vuole.
Altrimenti non e’ scuola.
Peccato che io non abbia mai sentito nelle scuole una discussione seria sui libri di testo. Se sono utili o no.
Se non sarebbe il caso di toglierli o no.
O di ridurli, se non li usiamo.
Ricordo di aver proposto l’introduzione di un libro digitale a scuola 15 anni fa.
Invece sarebbe veramente utile una discussione sui grandi business intorno e nella scuola.
Per una questione di utilità e di grande risparmio per tutti.

Altro aspetto positivo è stato per me “riscoprire” i miei studenti. Nel senso che attraverso le lezioni a distanza ho scoperto aspetti nuovi delle loro capacità e del loro carattere.
Il ragazzo timido che non parla ora si è rivelato appassionato di letteratura e abilissimo nell’uso dei software. Interviene continuamente.
Ho visto ragazzi rifiorire.
Ma non si dice.

Bisogna dire altro, per non apparire poco seri. La scuola è il libro, la cattedra, e il registro.
E naturalmente la presenza.
Peccato che anche qui ci siano studenti che soffrono, di mobbing, di incomprensioni, e che non guardiamo mai, o poco.
Per la verità anche insegnanti che non trattiamo molto bene, al punto che decidono di lasciare la scuola. Perché non è certo che regni la sorellanza a scuola (perdonate, siamo il 90% donne). O no?

Certo che a tutti noi piace tornare liberi, in presenza, alla normalità.
Capisco e mi dispiace la difficoltà della famiglie nel gestire un’emergenza.
Ma la Dad non è didattica d’emergenza, così come tanti l’hanno vissuta. È altro e di più.
Avrei preferito che si desse voce anche a studenti e insegnanti che hanno visto aspetti positivi nella Dad.
Che avessimo colto l’occasione per discutere di problemi nella scuola che ci sono ma non si dicono.
Tutto qui. Un’ altra occasione mancata.

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