Sono una maestra a incarico annuale e ogni anno cambio scuola

di Lalla
ipsef

red – Pubblichiamo uno dei contributi al Convegno Nazionale "Didattica Resistente", organizzato dal Cesp Bo, che si svolgerà a Bologna 25 febbraio sulla didattica nella scuola primaria.

red – Pubblichiamo uno dei contributi al Convegno Nazionale "Didattica Resistente", organizzato dal Cesp Bo, che si svolgerà a Bologna 25 febbraio sulla didattica nella scuola primaria.

Flora Sette, scuola Villa Torchi, IC 4, Bologna

"Sono una maestra a incarico annuale e ogni anno cambio scuola, così, quando mi sono trovata in una quinta elementare, ho avuto la forte tentazione di farmi “raccontare” dagli alunni la “loro” scuola. Mi sono presentata, ho detto alcune cose di me per rompere il ghiaccio e poi ho chiesto che volontariamente parlassero, dopo aver detto il loro nome… Dapprima si alza una sola mano, Beatrice mi dice timidamente che loro abitano quasi tutti
vicino alla scuola, io sorrido e la ringrazio dell’informazione… ecco che si levano tante mani, la comunicazione è avviata, ne sono contenta.

Alcuni bimbi affermano che è bello avere un ampio cortile in cui giocare all’uscita, “quando le mamme hanno tempo”, altri dichiarano che la cosa più bella è la ricreazione del dopo-pranzo perché dura tanto e si possono organizzare giochi diversi.

Stefano guarda per aria tutto serio, come per cercare di ricordare cose molto importanti, e mi dice che non sa descrivermi la sua scuola, la situazione è talmente cambiata, “c’è la scuola di quando eravamo in prima e c’è quella di ora che siamo in quinta”, poi tace impensierito. Mi pare incredibile che un bambino di questa età percepisca con tanta chiarezza tali cambiamenti che stanno avvenendo nella scuola italiana Sono intrigata dalla sua
affermazione, e mi emoziona la profondità della riflessione, vorrei saperne di più. Ovviamente indago, non posso lasciarmi sfuggire questa occasione, per me ghiotta: “Interessante ciò che dici, fammi qualche esempio”. I compagni hanno tutti gli occhi puntati su Stefano, sono stranamente muti, trovo che il momento sia quasi magico. “Innanzitutto, ci sono più bocciati; prima bocciavano solo chi faceva TANTISSISSIME assenze, per esempio in prima da noi c’era un bimbo che è venuto a scuola soltanto venti giorni, e vabbè…”. Mentre lo ascolto non posso fare a meno di pensare che, in effetti, i dati nazionali riferiti da alcuni quotidiani riportano un aumento del tasso di ripetenti negli ultimi anni, e pensare che questo fenomeno coinvolga perfino le scuole elementari è un segno infinitamente sconfortante. Vorrei tanto sapere cosa ne dicono loro, i bambini: “Ma secondo te, perché ci sono più bocciati?”, la risposta è tempestiva “È che i presidi sono più nervosi, e dicono alle maestre che certi bimbi hanno bisogno di ripetere l’anno per imparare più cose…”. Questa è un’affermazione piuttosto criptica, gli pongo alcune domande per capire meglio da dove arrivano le sue parole, ma niente: Stefano ripete la stessa cosa senza motivare.

Al di là delle parole degli alunni, le ultime riforme hanno portato interventi di tipo ideologico-didattico che comportano trasformazioni nelle pratiche di insegnamento: valutazione con voto numerico, somministrazione dei test Invalsi, rilievo dato al voto di condotta… La didattica non tenderebbe più al successo formativo dell’alunno, ma alla selezione meritocratica.

“Maestra, tu sei nuova qui, e puoi vedere solo com’è ora” e Gabriele mi riferisce delle uscite che non si fanno, perché non ci sono più due maestre insieme. La classe comincia a fermentare, questo è un argomento che li appassiona moltissimo, ognuno vuole dire la sua e raccontare l’uscita che gli è rimasta più impressa; ne parlano come di qualcosa che appartiene al passato. All’assemblea di inizio anno io e la mia collega abbiamo dovuto spiegare ai genitori che non abbiamo più compresenze a causa dei tagli di personale insegnante, e che di conseguenza non avremmo potuto svolgere alcune attività; ma i genitori non hanno battuto ciglio, la stessa situazione si era presentata l’anno precedente e ormai non ci pensavano più…

Mi è presa una rabbia, pensavo agli alunni socialmente più svantaggiati: i loro genitori neanche erano presenti all’assemblea, e chissà se mai porteranno i figli a teatro, a visitare qualche museo, una fattoria didattica… In questa classe ci sono otto alunni di famiglie migranti, e due di loro parlano un italiano quasi incomprensibile, purtroppo alcuni fanno fatica a muoversi nella “nostra” società. Quale ricchezza sarebbe per questi bambini fare uscite
collettive, in cui socializzare fuori della scuola strutturata, e avvicinarsi alle abitudini e alle opportunità del paese in cui ora vivono, per poi riportare in casa le nuove esperienze.

Le riduzioni di organico costringono noi docenti a rivedere le priorità delle nostre programmazioni, obbligano a mutare lo stile di insegnamento…Tante opportunità si perdono e diminuisce la possibilità di aiutare gli alunni in difficoltà. Gli orari spezzettati, che si sono resi inevitabili, hanno “tagliato” tutti i tempi: le discussioni in classe, le esplicitazioni dei diversi punti di vista, le negoziazioni didattiche, il fondamentale confronto tra colleghi…

Ancora, Eleonora mi dice che dall’anno scorso non vanno nell’aula di inglese, i posti sono pochi e bisognerebbe andarci a piccoli gruppi; ma poi gli altri, cosa fanno? Non c’è l’altra maestra che possa tenere il resto della classe. Le cuffie, poi, alcune sono rotte e non vengono sostituite perché la scuola non ha soldi… Altra nota dolente: i tagli alla spesa degli istituti.

L’entrata in aula della “dada” (collaboratrice scolastica) Lucia scatena altre riflessioni. “Prima c’erano più dade, ogni anno una di meno!”, qui è quasi un coro di voci. I bambini riferiscono che è sempre più difficile trovare una dada disponibile, quando c’è bisogno, a volte ce n’è una sola in servizio, spesso impegnata altrove (pulizia refettorio, distribuzione del latte, …), e anche all’entrata della scuola solitamente non c’è nessuno.

È proprio vero, la scuola dei miei alunni è cambiata, ma a vantaggio di chi? Non mi do pace, mentre ascolto questi bimbi e osservo con tenerezza il loro entusiasmo e la loro voglia/ bisogno di raccontare e di raccontarsi"

I contributi

http://www.cespbo.it/testi/2012_1/resilienza_contributi_24-36.pdf

In totale i contributi sono 36 (gli altri sono consultabili sulla pagina web del convegno http://www.cespbo.it/testi/2011_4/ore_e_sempre_resilienza.htm , insieme al programma e ad altri materiali).

Iscrizioni alla mail [email protected]

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