Sono positiva al Covid 19: voglio fare il concorso come gli altri. Lettera

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Inviato da Anna Paolillo – Caro Ministro Lucia Azzolina, Le scrivo con grande umiltà e, al contempo, profondo senso di impotenza.

Non mi fraintenda, sono pienamente cosciente del valore delle mie idee, una consapevolezza che deriva dal mio percorso di studi, grazie al quale ho imparato a mettere sempre in discussione un pensiero, ribaltarlo, guardarlo da più angolazioni e infine valorizzarlo. E così, dopo tanto riflettere e dubitare, sono qui ad espormi con la sola forza delle mie ragioni.

Sono una docente, o meglio, sono una precaria (una definizione che, nella Sua logica, mi si addirebbe di più), insediata da quattro anni nella provincia di Cuneo. E, da precaria, ho varcato per molti giorni la soglia di diverse aule scolastiche, ho incrociato sguardi perentori, critici, entusiasti, deboli e profondamente piccoli, ho salutato altrettante volte quegli edifici che mi avevano accolto fino al 30 giugno di un ormai passato anno scolastico e quasi mi veniva da dire “a presto”. La logica dei precari è drammaticamente ripetitiva: si attende una cattedra, si calcolano freneticamente punteggi, si scorrono insistentemente graduatorie infinite sperando di non finire troppo in basso. Si leggono ossessivamente nomi di aspiranti candidati senza considerare che dietro di essi ci sono persone, con le stesse paure e incertezze di chi fa previsioni senza sapere che, forse, un giorno, si troverà in isolamento, distante da quegli sguardi che tanto lo avevano preoccupato e che oggi gli mancano più di ogni altra cosa. Ed io, oggi, sono proprio questa: una precaria in isolamento perché positiva al Covid-19. Io che mi sentivo così piccola quando venivo interrogata dai miei alunni sul perché fosse in un modo piuttosto che in un altro. Io che avevo bisogno di uscire dall’aula e prendere fiato, ripetendomi che non ero solo una precaria ma una docente. Ma si sa, le cose che ci fanno paura sono quelle dalle quali non possiamo scappare. Ed io ho dovuto fare i conti con il peso di quell’assenza ma il bilancio è sempre stato lo stesso: desidero essere una insegnante, nonostante tutto.

Oggi, nella mia routine quotidiana della quarantena forzata, ho ripensato ad una frase che ho letto tante volte: “chi salva una vita salva il mondo intero”. Ed ho pensato subito a Lei. Mi perdonerà se non l’ho pensata in termini salvifici o missionari, ma più pragmatici. Eppure, c’è della filosofia tutt’altro che spicciola dietro una frase del genere. C’è quell’humanitas che io ho amato e respirato dalla lettura dei classici latini e greci che hanno accompagnato la mia formazione e vestito la mia persona. C’è la logica del singolo che grida contro quella della massa. E allora Le chiedo: cos’è la massa se non un insieme di individui? E come possiamo pensare di rispettare la massa se non tuteliamo l’identità, l’integrità e la dignità di ciascuno? Vengo al dunque: Lei continua a sostenere che c’è del lodevole nella volontà di stabilizzare migliaia di precari, attraverso una selezione concorsuale, in piena pandemia, con solo lo 0,059% di docenti risultati positivi al Covid (402 docenti, in termini numerici), stando ai dati del 3 ottobre, ovvero 11 giorni fa. Concorsi – aggiungo – che prevedono la mobilitazione di centinaia di migliaia di docenti in una situazione di emergenza prorogata al 31 gennaio e che, ad oggi, 14/10/2020, conta 7331 nuovi positivi in tutta Italia.

Ma ritorniamo ai numeri, a quella percentuale dello 0,059. Certo, una cifra bassa, se paragonata ai dati generali dell’epidemia da Covid-19. Ma io voglio farle una domanda: ritiene che quella piccola percentuale – Lei potrebbe giustamente precisare che potrebbe essere anche minore dello 0,059 se considerassimo solo i precari – non meriti di sostenere un concorso che consenta la stabilizzazione? Ritiene davvero che debba sempre prevalere la logica di massa? O per una volta, per una sola volta, può pensare al bene di TUTTI, al profondo senso di smarrimento che questo terribile virus ha generato in ciascuno di noi, alla paura che alberga nei cuori meno forti e alla distanza che ha generato torpore e dimenticanza?
Banalmente, anche IO voglio avere la possibilità di sostenere un concorso.

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