Sono due milioni in Italia i giovani che soffrono di disturbi alimentari

di Giulia Boffa
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GB – La Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) si è riunita a Bologna per un momento di confronto tra medici endocrinologi, pediatri, psicologi, ginecologi ed esperti in Malattie metaboliche e Diabetologia, neonatologia, Scienza dell’alimentazione e Dietetica.

 Al centro dei lavori l’anoressia, la bulimia, l’obesità, l’attività fisica come prevenzione, la preservazione della fertilità, l’alimentazione selettiva e restrittiva, le malattie sessualmente trasmesse e i disturbi dello sviluppo puberale.

GB – La Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) si è riunita a Bologna per un momento di confronto tra medici endocrinologi, pediatri, psicologi, ginecologi ed esperti in Malattie metaboliche e Diabetologia, neonatologia, Scienza dell’alimentazione e Dietetica.

 Al centro dei lavori l’anoressia, la bulimia, l’obesità, l’attività fisica come prevenzione, la preservazione della fertilità, l’alimentazione selettiva e restrittiva, le malattie sessualmente trasmesse e i disturbi dello sviluppo puberale.

Gli esperti hanno lanciato un allarme:in Italia 2 milioni di giovani soffrono di Disturbi del comportamento alimentare (DCA) che si manifestano nel 40% dei casi fra i 15 e i 19 anni, ma sono presenti anche gia’ a 8-12 anni.

Sono in particolare le ragazze a soffrire dei disturbi del comportamento alimentare: l’Organizzazione Mondiale della Sanità informa che, tra le adolescenti, le patologie di tipo anoressico e bulimico rappresentano la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Numerosi i fattori di rischio, di tipo biologico, psicologico e sociale: dagli aspetti familiari (genitori affetti da disturbi psichiatrici) alla familiarità positiva per disturbi affettivi, dalla presenza di episodi depressivi nelle madri fino alla tendenza all’abuso di sostanze. Esistono, pero’, possibilità di cura: fondamentali sono la diagnosi precoce, il ruolo dei della famiglia, dei pediatri di famiglia e di un team multidisciplinare.

Spiegano gli esperti: ”Tra i segnali di allarme per l’insorgere di un DCA troviamo: Preoccupazione per il cibo ed il peso. Dieta eccessiva. Conto delle calorie. Pesarsi più volte al giorno. Sentimenti di colpa e di vergogna relativamente all’alimentazione. Comportamenti bulimici e/o eliminazione. Sentirsi grassi pur avendo un peso normale.Eccessiva attenzione all’esteriorità. Ipersensibilità verso qualsiasi tipo di critica. Cambiamenti emotivi (irritabilità, tristezza, ritiro sociale)”.

”Abbiamo deciso di pubblicare una monografia sui DCA – ha spiegato Piernicola Garofalo, Presidente SIMA – perché sotto gli occhi di tutti sono presenti alcuni dati epidemiologici di incidenza, prevalenza, co-morbilità, mortalità, pur se carenti per mancanza di omogeneità. E’ innegabile che chi vive a contatto con i ragazzi e le famiglie ha la netta percezione che si tratti di un complesso ambito che merita attenzione, conoscenza ed interventi precoci adeguati. Vi è, infatti, una sottostima del fenomeno clinico, relativo soprattutto al mancato riconoscimento di quei disturbi minori che costituiscono spesso la porta di ingresso, non riconosciuta, verso comportamenti patologici strutturati: ci sentiamo ”custodi della salute’ degli adolescenti, sensibili ai loro bisogni, pronti all’intervento, anche in assenza di un chiaro segnale d’allarme”.

 Ma avvertono: ”i genitori mostrano minore preoccupazione per gli insani comportamenti alimentari dei propri figli. Sono infatti convinti che la dieta, e persino il vomito, possano rappresentare un rimedio adeguato alla gestione del peso corporeo. Tali tentativi di dimagrimento, trascurati dalle famiglie per mesi, possono evolvere in DCA in soggetti predisposti. Non bisogna infine dimenticare – ha concluso Garofalo – che i DCA sono patologie croniche ad alto rischio di recidiva: necessitano, dunque, di un attento monitoraggio clinico-comportamentale nel tempo”.

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