Soldi alla scuola? Non ci pare

di Lalla
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Il SISA sta seguendo con sgomento il susseguirsi delle notizie che accompagnano il decreto del governo per la scuola. Tutti i telegiornali e i siti dei grandi quotidiani titolano – più o meno – con: “soldi alla scuola”. Tuttavia non ci pare, non ci pare proprio. Anzi.

Il SISA sta seguendo con sgomento il susseguirsi delle notizie che accompagnano il decreto del governo per la scuola. Tutti i telegiornali e i siti dei grandi quotidiani titolano – più o meno – con: “soldi alla scuola”. Tuttavia non ci pare, non ci pare proprio. Anzi.

Per carità, al duo Letta – Carrozza riconosciamo di aver ideato una serie di sgravi, dai libri di testo ai trasporti, per gli studenti, ma allora dovremmo più correttamente parlare di “soldi alle famiglie per il diritto allo studio dei figli”, non di soldi alla scuola.

Anche perché di soldi per la scuola proprio non ce ne sono, il passaggio dei docenti in organico di fatto sul sostegno all’organico di diritto ci pare una assoluta necessità, che tuttavia non sana le carenze del sostegno, massacrato da anni di tagli.

Le assunzioni messe in cantiere per gli ATA sanano anni di riduzione del personale e di precarizzazione forzata, i 69mila assunti dei prossimi anni sono solo e soltanto la copertura dei futuri pensionamenti, per altro una copertura molto parziale.

È tempo di fichi secchi, all’orizzonte, dietro lo svoltare dell’anno solare, dopo decine di rinvii, si intravede il famelico luccichio della mannaia mortifera del Fiscal Compact. Dicono quindi che dovremmo accontentarci. Forse.

Noi del SISA però non ci accontentiamo, torniamo in piazza il 4 ottobre con la speranza e la convinzione che saremo in tanti. Perché la scuola merita molto, molto di più.

Davide Rossi
Segretario generale

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