Una società che non rispetta la scuola è una società spietata e malata. Lettera

di redazione
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Fernando Mazzeo – La scuola italiana, nonostante il suo glorioso passato e le meraviglie che tra tante difficoltà riesce ancora ad offrire, continua ad essere interessata da tutta una serie di battute, slogan offensivi, ironie provenienti dai diversi ambiti della vita politica e sociale, che hanno come unico obiettivo quello di denigrare e mettere in cattiva luce il più grande e il più importante servizio che la storia democratica, attraverso il sacrificio di molti, sia riuscita a garantire a decine di migliaia di giovani, diversamente condannati ad una condizione di esclusiva marginalità, inferiorità e sudditanza.

In molti dimenticano che gli sforzi educativi delle istituzioni scolastiche sono orientate, soprattutto, a far sì che il ragazzo
trovi se stesso, incontri se stesso, scopra se stesso in relazione alle responsabilità sociali e civili che un cittadino consapevole
deve ben conoscere e mettere in pratica: una educazione ai diritti e a quei doveri di cui ci parla, appunto, la nostra Carta Costituzionale.
In tanti ignorano che i solidi principi che hanno animato e ispirato le nostre scuole, hanno permesso all’Italia di rialzarsi, di vincere le tante sfide, di educare ad una visione sociale della vita e di raggiungere l’importante traguardo del benessere e della democrazia sociale.
Moltissimi interventi, spesso fuori luogo, non hanno niente a che vedere con l’educazione, con un’ idea di scuola che susciti attrazione gioiosa, sorpresa gradita, dedizione, entusiasmo, che si occupi e si preoccupi, come fanno tantissimi docenti, dei problemi veri e delle esigenze concrete dei ragazzi.
La scuola italiana è, forse, l’unica struttura che, con non pochi sacrifici, tantissime ostilità e pochissimi mezzi a disposizione,
sta realmente cercando di intervenire nelle innumerevoli e quotidiane problematiche educative, di tracciare vie maestre, di applicare precipui principi etico-sociali che portino al riconoscimento dei diritti fondamentali di tutti e di ciascuno, anche dei più deboli.
Quando si parla di educazione bisogna far sentire che la scuola, comunque, ha un suo fascino particolare, che ogni docente, bravo o
meno bravo che sia, ha una vocazione, ha un sigillo che trascende il tempo e lo spazio. Per questo motivo, l’educazione è un problema
essenziale per la vita di una nazione, perché i giovani sono la speranza della società, rappresentano quei diritti che tutti dobbiamo
garantire e rispettare mediante l’esercizio delle nostre libertà.
Pertanto, i docenti e gli ambienti scolastici non bisogna pregiudizialmente associarli alla demagogia dei tre mesi di ferie,
alla favola delle diciotto ore settimanali, alla pseudo schiavitù dei compiti a casa, alle spietate e, a volte, ingannevoli, sentenze di indagini statistiche senz’anima, ma all’educazione ai valori sostanziali dell’ uomo che veramente possono rendere liberi e, quindi, capaci di realizzare il bene o compiere il male, di essere felici o infelici, di amare o di odiare.
Purtroppo, in un mondo e in una società che ha esaurito gli argomenti a favore dell’ educazione e della scuola, che non è più in grado di percepirne il senso, il valore, il carisma, la forza di attrazione, il cammino della vita di tanti giovani è destinato ad essere offuscato da dense nubi caliginose.
Se vogliamo perciò preparare un domani migliore per le generazioni attuali, dobbiamo saper apprezzare, mantenere, ampliare e rafforzare il nostro sistema educativo e porlo come modello ad altri.
Questo è il compito della società, questa è la sostanza viva dell’impegno politico e culturale: promuovere l’educazione, la scienza, la cultura attraverso una profonda e positiva azione di stimolazione globale sotto la consegna “La scelta è tua, insieme si può”. In questo modo i fattori socio-politici possono diventare un grande impulso per lo sviluppo e la crescita dell’educazione. Continuare sulla scia delle negative generalizzazioni di tipo manicheo, significa distruggere l’edificio culturale più importante, più ricco ed affascinante che la storia abbia mai creato.

Ah! Che tristezza, che amarezza, questa scuola che in tutte le sue espressioni e manifestazioni non riceve rispetto ed è contaminata da continui veleni ideologici. Che incanto, che dolcezza, che fascino, che bellezza una scuola che trova al suo interno e in tutti gli ambiti della vita sociale, compiacimento, mutua e vicendevole cooperazione: non contro, ma a fianco.

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