Social, vanno usati come spazio di dialogo democratico e non per offendere. Lettera

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Inviato da Mario Bocola – Aveva perfettamente ragione il grande Umberto Eco quando, qualche anno fa, durante una lectio magistralis per il conferimento della Laurea “honoris causa”, affermò che in social “danno voce ad una schiera di imbecilli”.

È esattamente così: l’uso indiscriminato dei social ha imbarbarito la società, rendendola non più capace di argomentare e mantenersi entro i limiti della decenza. Tutti i social sono il megafono di chi deliberatamente e spudoratamente, senza avere minimo rispetto del pensiero e delle opinioni altrui si sente quasi autorizzato ad andare a briglia sciolta e senza freni.

Fare informazione è una cosa bellissima, significa portare a conoscenza degli utenti ciò che accade nel mondo e tra queste testate ci sono quelle specializzate nel settore scolastico, che tiene al corrente gli utenti di tutto ciò che concerne il pianeta dell’istruzione. Offrono, tuttavia, un servizio che i lettori devono apprezzare. E tutte le testate specializzate prevedono una “finestra di dialogo” con gli utenti per scambiarsi idee, opinioni, riflessioni, considerazioni su quello che concerne il mondo della scuola.

Se siamo ancora un Paese democratico, ognuno è libero di esprimere liberamente il suo pensiero. Invece, negli ultimi tempi, i social network hanno assunto la fisionomia di pubblici “sfogatoi”, in cui trovano spazio “maestrine con la penna rossa”, le quali, invece di condividere oppure esternare il loro pensiero, dando opportuni suggerimenti e punti di vista, “usano” i contributi inviati dai lettori per sbizzarrirsi in offese gratuite, senza un minimo ritegno per la dignità e il rispetto della persona umana.

Qui si deve solo parlare di scuola attraverso il dialogo, la condivisione e l’apporto di considerazioni positive, atte a migliorare il mondo dell’istruzione. Se qualcuno non condivide le opinioni altrui, la cosa migliore è quella di tacere…

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