Snals su Invalsi 2019: Autonomia differenziata non è ricetta giusta

di redazione
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Comunicato Snals – L’invalsi ha consegnato alla Camera dei Deputati il Rapporto annuale 2019 sugli esiti delle rilevazioni effettuate nell’as 2018/2019.

Il quadro che emerge dal Rapporto merita qualche riflessione.
Innanzitutto si rileva che i risultati sono omogenei , a livello nazionale e regionale, se ci si ferma alla scuola primaria e soprattutto alle rilevazioni della seconda classe. La situazione cambia profondamente se si rivolge lo sguardo ai risultati della quinta classe delle scuole del secondo ciclo : qui ritroviamo notevoli differenze tra il nord, il centro e il sud e tra scuole di tipologia diversa anche all’interno delle regioni . Altro dato importante da rilevare è la diminuzione in termini assoluti e generalizzati dei risultati positivi su tutto il territorio nazionale: significativa è l’elevata percentuale di alunni che non sanno comprendere un semplice testo.

Le diverse condizioni sociali degli alunni , considerate dallo stesso Invalsi, condizionano sicuramente gli esiti delle rilevazioni: i punteggi crescono al crescere dell’indicatore ESCS(Economic Social Cultural Status Index) . Nel primo ciclo ed in particolare nella scuola primaria le condizioni sociali non incidono in maniera vistosa sugli esiti anche in considerazione dello scarso ruolo affidato nei curricoli al mondo del lavoro , alla società ed al sistema delle imprese.
L’autonomia differenziata che il Governo intende introdurre con il suo progetto di regionalizzazione in materia di istruzione non farebbe altro che aggravare il divario tra le regioni ricche e quelle povere addebitando tra l’altro , con la logica della merirocrazia, gli scarsi risultati degli alunni esclusivamente all’inefficacia ed inefficienza di chi opera nella comunità scolastica.

I Sindacati hanno colto subito i rischi dell’autonomia differenziata delle regioni in materia di istruzione costringendo il Governo ad un’intesa che garantisce la tutela dei diritti degli alunni e l’integrità del sistema nazionale di istruzione. Nelle ultime settimane siamo preoccupati dal riemergere di posizioni che, tradendo i contenuti dell’intesa del 24 aprile scorso, intendono riproporre strumenti legislativi che vanificano l’unità del sistema nazionale di istruzione e smantellano i diriti di alunni e lavoratori.

Nello stesso tempo il Governo , sempre con l’ideologia del risparmio e dell’efficienza, ha inviato il 18 giugno scorso alla Conferenza Unificta Stato-Regioni un DDL di Delega per la Semplificazione e Codificazione in materia di Istruzione , Università , Afam e Ricerca con il quale tra l’altro si propone la riduzione ed il riordino degli organi collegiali territoriali (Consigli regionali e locali) e surrettiziamente il depotenziamento degli organi collegiali di scuola. Riteniamo che le difficoltà delle scuole vadano affrontate con un politica di investimenti e di innovazione dove anche la riforma degli organi collegiali può essere necessaria a condizione che non comprima la loro funzione di rappresentanza di interessi e bisogni, in mancanza della quale la sola ottica dirigistica porterebbe divisioni e disarmonie che paralizzerebbero i meccanismi di crescita culturale e civile dei nostri studenti.

Investire sull’istruzione vuol dire assicurare continuità e sicurezza al servizio scolastico : da anni decine di migliaia di docenti assicurano il mantenimento del servizio scolastico ed il Governo non da ancora corso agli impegni assunti con le forze sociali e sindacali per la risoluzione del problema del precariato con l’avvio di procedure transitorie di reclutamento e la messa a regime di concorsi periodici e regolari. Emblematiche son in tal senso le recenti vicissitudini del concorso a dirigente scolastico che mostrano ancora una volta come l’amministrazione stenti a coniugare l’efficienza delle procedure con la tutela della legalità e degli interessi legittimi.

Nell’ottica della regionalizzazione i problemi esposti si aggraverebbero perché le regioni più ricche troverebbero il modo di reperire risorse dal territorio e dal sistema delle imprese mentre le regioni più povere resterebbero con il fiato corto alla ricerca di risorse offrendo spazio solo al sistema privato dell’istruzione con tutti i rischi connessi a tale eventualità.
Lo Snals Confsal si batterà con tutte le energie possibili per contrastare il disegno delle ragionalizzazione ed in collaborazione con i principali sindacati della scuola adotterà ogni inziativa di lotta per far valere le ragioni dell’uguaglianza dei diritti e delle opportunità.

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