Snals: “La scuola deve tornare a svolgere il suo compito educativo. Occorrono riflessioni serie”

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Snals – Da giorni registriamo interventi pubblici del nostro Ministro dell’Istruzione e del Merito. Alcuni, di livello istituzionale, che abbiamo seguito con estrema attenzione ed interesse. Altri, espressi in occasione di eventi pubblici, sui quali faremo le nostre osservazioni allorché saremo chiamati ad esprimerci su eventuali provvedimenti che li tradurranno in indicazioni con reale valore normativo.

Così i commenti del Ministro Valditara dopo la riunione della cabina di regia a Palazzo Chigi sullo stato di avanzamento del PNRR ci inducono ad un relativo ottimismo sulle intenzioni del Governo di rispettare le scadenze di importanti provvedimenti che investono le politiche per il dimensionamento scolastico e quelle per l’orientamento scolastico e professionale dei nostri giovani.

Auspichiamo che i provvedimenti in questione coinvolgano le Organizzazioni sindacali rappresentative del Comparto per la necessaria condivisione delle relative linee-guida. Non vorremo che la fretta di arrivare al varo di provvedimenti necessari ne compromettesse la coerenza e l’efficacia.

Lo Snals Confsal sarà come sempre disponibile ad offrire il proprio contributo per scelte che non trascurino le esigenze di buon funzionamento delle scuole e della comunità scolastica. Sul fronte del dimensionamento l’istruzione ha subito danni considerevoli con la creazione di scuole con migliaia di alunni e con sofferenze gestionali indicibili, a fronte di risparmi modesti per la spesa pubblica. Sarebbe un buon segnale un’inversione di tendenza che restituisca alle istituzioni scolastiche l’agibilità funzionale che le occorre per rispondere in maniera adeguata ai bisogni educativi di studentesse e studenti.

A tali prese di posizione del Ministro, assunte in sedi istituzionali, seguono interventi pubblici che rischiano di semplificare questioni complesse come quelle della dispersione scolastica, della disciplina degli alunni e della dignità culturale e sociale del personale docente. Non possiamo condividere l’idea che la sola leva sanzionatoria possa realmente incidere sui tassi di abbandono scolastico o sui livelli di indisciplina degli studenti.

Non possiamo non richiamare alcune condizioni che per noi sono alla base dei fenomeni della dispersione implicita ed esplicita così come della qualità del nostro sistema di istruzione: spesa pubblica per l’istruzione tra le più basse in area UE, decurtazioni delle discipline e dei saperi, aule insicure se non dissestate e sovraffollate, licealizzazione dei percorsi di studio con conseguente arretramento dell’istruzione tecnica e professionale, crescente divario tra nord e sud dove il tempo scuola è, nel primo ciclo di studi ed in particolare nella scuola primaria e dell’infanzia, di un terzo inferiore a quello del nord, un reclutamento basato su logiche nozionistiche che sacrificano l’accertamento delle capacità educative.

La scuola deve tornare a svolgere il suo compito educativo. Non bisogna cadere nell’errore di un falso ammodernamento dell’istruzione in funzione della sua utilità per le aziende. La scuola educa e fornisce gli strumenti critici di comprensione del reale. Le aziende formano i lavoratori sulle tecnologie di cui dispongono e che mutano con tempi velocissimi per rincorrere i quali la scuola perderebbe la sua principale missione, l’istruzione e l’educazione di nostri giovani.

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