Snadir: l’ora di religione è momento culturale e formativo, la scuola non può rinunciarvi

di redazione
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Orazio Ruscica per SNADIR – Una delegazione di sindaci e amministratori locali del comune di Firenze ha depositato in Cassazione una proposta di legge sull’inserimento dell’educazione alla cittadinanza come materia curriculare.

Niente di più condivisibile, dal momento che – come più volte ribadito – quello della cittadinanza, soprattutto se inteso in una prospettiva europea e verticale che abbraccia tutte le grandi aree del sapere e apre al confronto e al dialogo sociale e culturale, è un tema di fondamentale importanza per la formazione dei giovani: futuri cittadini europei e cittadini del mondo, che si ritrovano ad abitare una società multiforme e profondamente interconnessa in cui si intersecano culture e tradizioni differenti.

Da sempre, lo Snadir si batte per un ideale di cittadinanza inclusiva fondata sul riconoscimento del valore delle culture altre e che si sviluppa sulla base di una pluralità di appartenenze, in linea con quanto riportato dalle Indicazioni nazionali in merito all’insegnamento della religione che punta anche a far aprire i ragazzi al mondo esterno, sollecitandoli ad un’attenzione alle problematiche sociali, con particolare riguardo ai diritti dell’uomo, inteso non solo come individuo, ma anche come componente di formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Per questo motivo, non comprendiamo gli attacchi di coloro che affrontano la questione dell’Irc in maniera scorretta perché puramente ideologica. Come il caso del referente per la scuola dell’Uaar, Roberto Grendene, che ha commentato la notizia della proposta di legge al solo scopo di rilanciare l’idea di abolire l’Insegnamento della religione cattolica così da creare lo spazio necessario all’introduzione delle ore di Educazione alla cittadinanza .

Cogliamo l’occasione, per ricordare al caro Grandene, con cui ci siamo già confrontati in diverse occasioni, che le attività in ordine all’insegnamento della religione cattolica, per coloro che se ne avvalgono, offrono occasioni per lo sviluppo integrale della personalità, aprendo alla dimensione religiosa e valorizzandola, promuovendo la riflessione sul loro patrimonio di esperienze e contribuendo a rispondere al bisogno di significato di cui anch’essi sono portatori.

A dispetto di quanto sostenuto da Grandene, l’ora di religione rappresenta un momento puramente culturale e formativo.

Essa permette, infatti, l’acquisizione e l’uso appropriato di strumenti culturali che, portando al massimo sviluppo il processo di simbolizzazione che la scuola stimola e promuove in tutte le discipline, consente la comunicazione anche su realtà altrimenti indicibili e inconoscibili. Il confronto, poi, con la forma storica della religione cattolica svolge un ruolo fondamentale e costruttivo per la convivenza civile, in quanto permette di cogliere importanti aspetti dell’identità culturale di appartenenza e aiuta  le relazioni e i rapporti tra persone di culture e religioni differenti.

In tal senso l’Irc si offre anche come preziosa opportunità per l’elaborazione di attività interdisciplinari, per proporre percorsi di sintesi che aiutino gli alunni a costruire mappe culturali in grado di ricomporre nella loro mente una comprensione unitaria della realtà. L’insegnamento della religione, distribuendosi nei vari campi di esperienza, fa sì che i nostri alunni riflettano e si interroghino sul senso della loro esistenza per elaborare ed esprimere un progetto di vita, che si integri nel mondo reale in modo dinamico, armonico ed evolutivo.

Per questi motivi, la scuola non può e non deve rinunciare alla proposta educativa dell’Irc, perché sarebbe una grande perdita non solo educativa, ma prima di tutto umana.

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