Smartphone. Maffei “lasciamolo a casa, andiamo a scuola più leggeri di peso e di mente e ritorniamo a parlare”

di redazione
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Lamberto Maffei, Neuroscienziato, già presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei interviene nel dibattito “smartphone sì o no in classe”.

“È facile osservare che i giovani chini sul loro smartphone non parlano più – scrive Maffei sull’Avvenire – occupati in maniera ossessiva a scrivere e ricevere un’infinità di messaggi. Questa nuova modalità di comunicazione in voga nelle nuove generazioni, ma non solo, vanta vantaggi come un risparmio delle corde vocali, modesta diminuzione dell’inquinamento acustico e soprattutto una comunicazione algida senza il calore compromettente del contatto.”

“Può darsi che questa comunicazione robotica abbia i suoi vantaggi. Ma i miopi osservatori del futuro fanno difficoltà a immaginare l’insegnante che comunica alla classe con lo smartphone o con il tablet e si limita ad aggiungere un emoticon per comunicare il suo coinvolgimento nello spiegare il canto di Paolo e Francesca. L’evoluzione ha impiegato secoli a modificare il cervello per fornire la parola all’uomo che ha inventato la scrittura come protesi della memoria e poi ha inventato il texting come… Io penso che sarebbe molto utile lasciare lo smartphone a casa e andare a scuola più leggeri di peso e di mente e modestamente ritornare a parlare. Propongo la scuola della parola, dove si discute dove argomenti salienti, selezionati dall’insegnante, vengono discussi e dove ognuno è invitato a esprimere il proprio parere (come in certe terapie di gruppo), a dire la sua opinione in proposito. L’alunno deve essere protagonista, anche all’interno di un programma d’insegnamento. “

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