Smartphone in classe, lo stop dei presidi: chi viene beccato con il cellulare durante la lezione può anche essere sospeso

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Stop al cellulare a scuola. Sia per studenti ma anche per gli insegnanti. I dirigenti scolastici promettono battaglia per la scuola post-DaD (ammesso che inizierà quest’epoca già il prossimo anno data la situazione incerta del covid che potrebbe costringere a ripensare i piani). E vogliono partire proprio dallo strumento simbolo che già prima della pandemia era al centro di grandi polemiche. Non tutti lo bandiscono in toto nelle aule ma le regole devono essere rispettate.

La stretta dei presidi: sanzioni per chi non rispetta le regole

I regolamenti scolastici vanno aggiornati dopo la dad – spiega a Il Messaggero la preside dell’istituto Ambrosoli di Roma, Anna Messinese – e soprattutto il divieto di un uso personale dello smartphone in classe vale per tutti: studenti ma anche docenti. Il telefonino non serve in classe, a scuola infatti abbiamo tutti i dispositivi necessari per fare lezione. Per chi comunque vorrà trasgredire il divieto, siamo pronti a mandare le comunicazioni alle famiglie, assegnare sanzioni e note disciplinari e poi, se il ragazzo esagera, si arriva anche a compromettere il voto di comportamento. ricordiamoci che per la condotta, sotto il 6, c’è la bocciatura. Non possiamo rischiare atti di bullismo, con un uso improprio anche tramite riprese video”.

Per la preside del liceo Mamiani, Tiziana Sallusti: “se troviamo un ragazzo che copia da internet durante il compito, ritiriamo il foglio e mettiamo 2. Per questo chiederemo a tutti correttezza, lasciando il telefonino spento nello zaino“.

Si usa ormai per la didattica. Ma gli studenti non possono fare quello che vogliono

C’è anche però chi fa notare lo smartphone può essere considerato uno strumento didattico a tutti gli effetti. Ma questo non vuol dire che gli studenti possono fare quello che vogliono con il loro strumento: “Non possiamo fare a meno dello smartphone in classe – riferisce Danilo Vicca, preside del liceo artistico Enzo Rossi – perché viene utilizzato a scopi didattici, la nostra è una scuola anche a vocazione digitale e non possiamo snaturarla“.

Ciò non toglie che bisogna “fare opera di persuasione affinché i ragazzi non ne facciano un uso scorretto: va rispettata la netiquette altrimenti partiamo dalla nota disciplinare e passiamo all’ammonizione e, nei casi peggiori come episodi di cyber bullismo, potremmo arrivare anche alla sospensione“.

In molti non sono d’accordo. C’è anche una proposta di legge per vietare il cellulare ai più piccoli

Proprio pochi giorni fa Orizzonte Scuola ha chiesto tramite una rilevazione su Facebook, un parere ai prorpi utenti su questo tema: quasi il 75% degli utenti intervenuti al sondaggio ritiene che i cellulari in classe non devono starci, nemmeno per scopi legati alla didattica. Si tratta infatti, di strumenti di distrazione per questi utenti. Solo una piccola parte, il 25%, si è invece detta favorevole ad un utilizzo dei cellulari per scopi didattici in classe.

Ricordiamo che la “guerra” agli smartphone in classe si combatte anche in Parlamento: una proposta di legge presentata alla Camera, lo scorso 15 marzo, prevede di disciplinare l’ impiego di dispositivi digitali funzionanti tramite onde a radiofrequenza da parte dei minori di dodici anni e introdurre “l’ articolo 328-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernente” il divieto dell’ uso di telefoni mobili e “altri dispositivi di comunicazione elettronica” da parte degli alunni nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.

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